Spagna, boom del turismo nel primo semestre del 2019

Spagna, boom del turismo nel primo semestre del 2019

K metro 0 – Madrid – Più di 38 milioni di persone hanno visitato la Spagna durante la prima metà dell’anno, e fino al mese di giugno sono stati spesi oltre 40 milioni di euro, equivalenti al 3,7% in più dello stesso periodo dello scorso anno. La Spagna ha stabilito un record, nonostante la minor

K metro 0 – Madrid – Più di 38 milioni di persone hanno visitato la Spagna durante la prima metà dell’anno, e fino al mese di giugno sono stati spesi oltre 40 milioni di euro, equivalenti al 3,7% in più dello stesso periodo dello scorso anno. La Spagna ha stabilito un record, nonostante la minor presenza di turisti britannici, i principali visitatori stranieri del Paese.

Questi dati provengono dal rapporto sui movimenti del turismo di confine (Frontur) e del turismo di espansione (Egatur), pubblicato il 1° agosto dall’Istituto di Statistica Nazionale (INE). Nello specifico, nel mese di giugno, 8.8 milioni di turisti da tutto il mondo sono giunti in Spagna.
Si tratta del 3.2% in più rispetto allo stesso mese del 2018. Sono arrivati più turisti e hanno anche speso di più, precisamente il 3.5% (9.676 milioni di euro): collegando pertanto, tra loro, undici mesi di rialzi.

A giugno, il numero di turisti è salito, nonostante che il principale mercato turistico della Spagna, il Regno Unito, sia calato del 5.3% (2.1 milioni di viaggiatori in meno), a causa dell’incertezza e dei problemi causati dalla Brexit. Tale calo è stato compensato, però, da un maggior numero di turisti tedeschi (1.3 milioni), con un aumento dell’8.4%, e di francesi (quasi un milione), con l’8% in più.

Nonostante ciò, il Regno Unito rimane il Paese che porta il maggior numero di turisti in Spagna: 8.3 milioni di britannici hanno visitato le città e le coste spagnole da gennaio a giugno. Si tratta, però, dell’1,4% in meno rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno.

In termini di spesa, i britannici restano coloro che hanno speso la maggior quantità di denaro sul territorio spagnolo, nonostante abbiano investito il 4.3% in meno (1,945 milioni di euro) nel mese di giugno. I tedeschi, come accennavamo, hanno speso 1,300 milioni (7.5% in più), e i francesi, con 664 milioni, l’8.8% in più.

La destinazione preferita dei turisti è stata la Catalogna (anche, osserviamo, per il probabile aumento di “appeal” legato alle vicende del contenzioso sull’autonomia con Madrid): che, per la prima volta dal 2008, ha superato le Isole Baleari in giugno, aggiungendo 2.1 milioni di turisti, il 2.2% in più dell’anno scorso. Questo significativo numero di arrivi è stato notato negli hotel catalani, che hanno registrato un record storico di occupanti da quando (1999) sono disponibili i dati al riguardo: con 2.3 milioni di visite (5.1% in più rispetto allo scorso anno), e 6.8 milioni di pernottamenti (6.2% in più) a giugno. Da parte loro, le Isole Baleari, insieme alle Isole Canarie, sono state le uniche comunità che hanno visto il numero di turisti abbassarsi durante giugno, forse a causa del calo di turisti britannici e nordici.

L’occupazione legata alle attività turistiche è salita dell’1.5% in Spagna durante il secondo trimestre (aprile-giugno), andando oltre 2.69 milioni di lavoratori, che rappresentano 39,538 dipendenti in più rispetto allo stesso periodo del 2018; il livello storicamente più alto, secondo i dati forniti dall’Indagine della Popolazione Attiva (EPA) e diffusi da Turespaña. I dati superano di oltre 75,000 occupati i livelli precedenti alla grande crisi mondiale del 2008- 2009.
In questo modo, il settore turistico oggi rappresenta il 13.6% dell’occupazione totale nell’economia spagnola. Il tasso di disoccupazione nel settore resta, però, dell’11.1%, che è comunque il valore più basso, per un secondo trimestre, dal 2009. Sempre nel secondo trimestre del 2019, particolarmente degno di nota è stato il miglioramento registrato nelle assunzioni: con un aumento del 6.1% dei contratti a tempo indeterminato -che già costituiscono il 67.2% del totale-mentre i lavoratori con contratto a tempo determinato diminuiscono (-1.6%). Per quanto riguarda il tipo di giornata lavorativa, i lavoratori full-time aumentano del 3.8% e rappresentano già il 74.2% del totale, rispetto ai lavoratori part-time, che diminuiscono dell’1.6%.

In una dichiarazione, il Segretario di Stato per il Turismo, Isabel Oliver, ha detto che questi dati mostrano “il dinamismo dell’occupazione nel settore turistico e i miglioramenti nella sua qualità, che si riflette in una maggior quantità di lavoro a tempo indeterminato e assunzioni full-time”.

di Pilar Rivas Valiente

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