Germania, rallenta la “locomotiva d’Europa”, ma i sondaggi danno la Merkel in vantaggio

Germania, rallenta la “locomotiva d’Europa”, ma i sondaggi danno la Merkel in vantaggio

K metro 0 – Berlino – L’economia tedesca, che tra la primavera e l’estate ha iniziato a dare segni di crisi, ora sta peggiorando, e minaccia di entrare in vera crisi, coinvolgendo parecchi altri partner dell’UE. La prestigiosa testata “Tagesspiegel” ha ammonito che vari fattori giocano un ruolo nella possibilità che le difficoltà tedesche finiscano

K metro 0 – Berlino – L’economia tedesca, che tra la primavera e l’estate ha iniziato a dare segni di crisi, ora sta peggiorando, e minaccia di entrare in vera crisi, coinvolgendo parecchi altri partner dell’UE. La prestigiosa testata “Tagesspiegel” ha ammonito che vari fattori giocano un ruolo nella possibilità che le difficoltà tedesche finiscano con l’indebolire tutta l’Eurozona.

Anzitutto, le interminabili trattative tra USA e Cina per la risoluzione della guerra commerciale, nella quale la Germania, partner essenziale, di vecchia data, di ambedue i contendenti, è direttamente coinvolta, con le grandi aziende tedesche che, quest’anno, hanno ricevuto il 9 per cento in meno di ordinativi rispetto al 2018. La politica economica di Donald Trump, fortemente protezionistica, con un muro di tariffe nei confronti di tanti prodotti europei, la maggior parte dei quali proveniente proprio dalla Germania, sta disturbando l’economia tedesca e, di riflesso, di altri Paesi UE: alla pari, del resto, degli sviluppi negativi della Brexit, soprattutto con la prospettiva del “No deal”.

In aggiunta a tutto ciò, la linea seguita recentemente dalla cancelliera Angela Merkel ha finito con l’irritare gli altri Paesi UE, chiedendo loro di avviare – proprio in tempi di crisi – riforme strutturali della loro politica per l’area Euro: questo, anche se – informa AP – Daniel Grios, direttore del Think tank “Centro per gli Studi di Politica Europea” di Bruxelles, ha osservato proprio ultimamente che queste tensioni sembrano scemare.

Gli “ordini” impartiti dalla Merkel ai partner UE hanno guastato particolarmente le relazioni col Presidente francese Macron: che, di conseguenza, può avere motivi per rallegrarsi delle difficoltà dell’economia tedesca. Il Capo dell’Eliseo, di cui molti ricordano l’appoggio offerto, poco tempo fa, alla candidatura proprio della Merkel per la presidenza della Commissione UE (prima che venisse offerta ad Ursula von der Leyen), ha predetto, anzi, proprio il fallimento del modello di riforme istituzionali per i Paesi UE sviluppato recentemente dalla cancelliera tedesca. Nella primavera scorsa – ha detto Emmanuel Macron – la Germania ha raggiunto “la fine di un modello di crescita” che aveva “profittato grandemente “delle difficoltà nell’ Eurozona”.

Anche se non si può parlare di un’incrinatura dello storico asse geopolitico Parigi- Berlino sui cui, dai tempi di De Gaulle e Adenauer, è imperniata la vita dell’Europa comunitaria, le divergenze comunque sono significative. L’ autorevole economista Remi Bourgeot, dell’ IRIS, Istituto per le Relazioni Internazionali e Strategiche di Parigi, ha detto ultimamente, intervenendo all’ emittente BFM-TV, che il modello economico tedesco, di potenziamento a tutti i costi delle esportazioni teutoniche, alla lunga non solo ha danneggiato le economie dei Paesi limitrofi, come  Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria (da sempre, aggiungiamo, satelliti di Berlino, ma non disposte a rinunciare a importanti possibilità di penetrazione in mercati  ora più disponibili che in passato, come Balcani e Medio Oriente), ma è diventata dannosa per la stessa Germania.

Con gli sviluppi negativi della Brexit, che quasi certamente corre sempre più verso un “No deal”, la Germania potrebbe trovarsi esposta in prima fila nell’ondata di caos economico che investirebbe l’Europa, e la Merkel in una situazione disperata. Lo stesso Istituto di ricerche economiche tedesco IHS Narkit ha notato ultimamente che l’espansione economica del Paese, dal 54,5 % registrato a luglio, si avvia, secondo le previsioni dominanti, a scendere di quasi un punto.

Questo, nonostante che le ordinazioni all’industria tedesca, pur fortemente calate, in complesso, rispetto al 2018, sono risalite del 2,5% a giugno rispetto a maggio (quando il calo era stato del 2%): battendo le aspettative degli analisti, che si attendevano un +0,5%. Si tratta, anzi, del maggior incremento da agosto 2017, quando il dato fu di un +3,5%.

Paradossalmente, però (ma non troppo, dato il noto tradizionalismo degli elettori tedeschi e, ancor più, la poca credibilità dei concorrenti, dalla stessa SPD, da anni partner obbligato della CDU nel governo di coalizione, alle varie formazioni di destra), gli ultimi sondaggi, in vista di possibili elezioni anticipate, risultano favorevoli alla cancelliera Merkel.  La Cdu cresce di un punto, al 27,5%, così come, del resto, la nuova sinistra della Linke, al 9% dei consensi. In calo anche i Verdi al 23,5% (un punto percentuale in meno rispetto alla settimana scorsa); mentre rimangono stabili i liberali dell’Fdp al 9% dei voti, e in lieve crescita, di mezzo punto, è, invece, l’ultradestra dell’Afd, al 15%.

Probabilmente avvantaggiata, presso l’opinione pubblica, dall’aver giocato il ruolo del” martire” nella recentissima sentenza della Corte federale di Karlsruhe che ha bocciato, per ragioni tecniche, molte delle candidature AFD alle prossime elezioni amministrative di settembre nell’ importante Land della Sassonia.
Se andasse alle urne domani, la storica Spd, invece (che, in questi anni di nuova “Grotekoaliktion”, ben diversamente che ai tempi di Willy Brandt, non ha particolarmente brillato per originalità di iniziative), otterrebbe il risultato in assoluto peggiore della sua esistenza. Stando ad un sondaggio dell’istituto INSA, i socialdemocratici tedeschi si piazzano – come ai tempi di Bismarck – all’11,5% dei voti: che rappresenta la percentuale più bassa da quando vengono realizzate le rilevazioni demoscopiche.

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