Svizzera e Olanda sospendono i finanziamenti pro-UNRWA per i rifugiati palestinesi

Svizzera e Olanda sospendono i finanziamenti pro-UNRWA per i rifugiati palestinesi

K metro 0 – Roma – Come era già accaduto lo scorso anno, quando gli Stati Uniti avevano deciso per la sospensione dei finanziamenti pro-UNRWA, l’agenzia ONU che si occupa dei rifugiati palestinesi, ieri anche la Svizzera e i Paesi Bassi hanno dichiarato di aver preso la medesima decisione. Questo a causa di un rapporto

K metro 0 – Roma – Come era già accaduto lo scorso anno, quando gli Stati Uniti avevano deciso per la sospensione dei finanziamenti pro-UNRWA, l’agenzia ONU che si occupa dei rifugiati palestinesi, ieri anche la Svizzera e i Paesi Bassi hanno dichiarato di aver preso la medesima decisione. Questo a causa di un rapporto interno all’organizzazione, reso pubblico da Al Jazeera qualche giorno fa, sono state lanciate accuse di nepotismo, abuso di autorità, discriminazioni e altre violazioni operate, secondo il documento “per guadagno personale, per sopprimere il legittimo dissenso e per raggiungere altrimenti i propri obiettivi individuali”.

Gli Stati Uniti avevano deciso per l’interruzione dei finanziamenti nel settembre dello scorso anno, dopo che l’amministrazione Trump, parlando della UNRWA, si era espressa definendola come “un’operazione irrimediabilmente imperfetta”. L’agenzia si occupa dei rifugiati palestinesi sia nei territori occupati da Israele, sia in Giordania, Siria e Libano. Ovviamente, la sospensione dei fondi statunitensi, unita a quelli svizzeri e olandesi provocherà gravi danni. Le stime riferiscono che l’impatto negativo, in termini economici, sarà di 60 milioni di dollari statunitensi e di circa 13 milioni di euro, solo da parte dell’Olanda. Quest’ultima ha dichiarato attraverso il ministro per il Commercio estero e la Cooperazione allo sviluppo, Sigrid Kaad, che il contributo sarà sospeso fin quando “non avremo ricevuto una risposta soddisfacente dalle Nazioni Unite a New York”. La Svizzera, che ha gà versato l’equivalente di circa 20 milioni di euro, ha fatto sapere attraverso il ministero degli Esteri, che sospenderà qualsiasi altro contributo fino alla fine dell’inchiesta.

L’ammissione della Palestina nell’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, era già stata oggetto di forti opposizioni: nel 2011, il rappresentante degli Stati Uniti si era detto contrario definendolo “un atto inaccettabile”, così come Israele, che si era opposta con forza. Durante la votazione, 107 Stati si erano espressi a favore della Palestina, 52 erano rimasti neutrali, tra i quali l’Italia, e 14 si erano espressi contrari. Le ragioni del no sono da ricercarsi nella valenza politica dell’ammissione, in quanto la Palestina viene riconosciuta come Stato.

L’assistenza del WFP è stata vitale per decine di migliaia di persone che hanno esaurito tutte le loro scarse risorse nel tentativo di affrontare le continue e crescenti difficoltà”, ha detto Stephen Kearney, Rappresentante e Direttore WFP in Palestina. “E’ sempre più ampio il divario tra i crescenti bisogni di cibo e le risorse disponibili, e al WFP non rimane altra scelta che dover prendere queste decisioni difficili.” Le situazioni più difficili si riscontrano a Gaza, dove il 70% della popolazione non ha certezze riguardo le disponibilità alimentari, e in Cisgiordania, dove potrebbero essere 27 mila le persone colpite dal taglio dei finanziamenti.

 

di Stefania Catallo

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