Spagna, falliscono i colloqui Sanchez-Iglesias per formare il nuovo governo

Spagna, falliscono i colloqui Sanchez-Iglesias per formare il nuovo governo

K metro 0 – Madrid – Il leader del PSOE Pedro Sanchez, “Premier incaricato” in Spagna, è fallito nel tentativo di assicurarsi l’appoggio di Podemos, il partito di estrema sinistra (paragonabile al Syriza greco), al suo tentativo di formare un governo decisamente orientato a sinistra. A più di due mesi dalle elezioni politiche di fine

K metro 0 – Madrid – Il leader del PSOE Pedro Sanchez, “Premier incaricato” in Spagna, è fallito nel tentativo di assicurarsi l’appoggio di Podemos, il partito di estrema sinistra (paragonabile al Syriza greco), al suo tentativo di formare un governo decisamente orientato a sinistra. A più di due mesi dalle elezioni politiche di fine aprile, il Paese che rappresenta la quarta economia dell’Eurozona continua a trovarsi senza un governo: mentre il conflitto irrisolto tra Madrid e Barcellona per il distacco vero e proprio della Catalogna (con tanto di processo agli irredentisti tuttora in corso nella capitale spagnola) contribuisce ad aumentare la tensione e le incertezze, e le conseguenti preoccupazioni di Bruxelles.

A Madrid ci si attende che Sanchez riesca a formare un governo e a ottenere il voto di fiducia delle Cortes entro fine luglio: altrimenti non è da escludere un ritorno anticipato alle urne. I partiti di centro-destra, dal PP a Ciudadanos (formazione, quest’ultima, che Sanchez inizialmente era stato tentato di includere nel nuovo esecutivo), e al nuovo partito di estrema destra Vox, che nel 2018 avevano mal digerito l’incarico per formare un nuovo esecutivo dato dal Re appunto a Sanchez, dopo la caduta del governo Rajoy, sono decisi a ostacolare in tutti i modi il tentativo del leader socialista di restare al potere. Tentativo, peraltro pienamente legittimato dalle elezioni di fine aprile, che hanno assegnato al PSOE 123 seggi sui 350 di cui si compone il Congresso: ma che le alchimie partitocratiche e le rivalità interne stanno rischiando, ora, di far fallire. Il round di colloqui Sanchez e Iglesias, fallito martedì 9 luglio, era il quinto.

Uno dei problemi principali che dovrà affrontare, in ogni caso, il nuovo esecutivo sarà quello ambientale, soprattutto il risanamento idrogeologico e la difesa del suolo: che in Spagna, in varie regioni a forte attrattiva turistica, sono stati largamente compromessi dalla politica di forsennata cementificazione e speculazione edilizia tipica degli anni ’60- ’70 (la lobby dell’edilizia, del resto, nel Paese iberico rappresentava una delle colonne portanti del sistema di potere franchista).

Proprio in questi giorni, mentre proseguiva il valzer partitocratico, se n’è avuta ampiamente la riprova con le inondazioni e gli smottamenti causati dalle piogge torrenziali che hanno flagellato il Paese, specialmente al Nord (riflesso, a sua volta, dell’ondata di maltempo che, “controcorrente“ rispetto all’ondata di caldo,  sta tormentando varie zone dell’ Europa centrosettentrionale, Nord Italia incluso).
Le forti piogge di lunedì 8 sera, unite spesso alla grandine, hanno causato allagamenti e inondazioni che hanno ostruito parecchie strade nel nord della Spagna: nella cittadina settentrionale di Tafalla, sono addirittura straripati due fiumi locali, mente le immagini diffuse – anche da polizia e vigili del fuoco. – sui social media mostrano continuamente danni alle coltivazioni, e correnti d’acqua in piena che trascinano via auto e containers. L’accesso a Tafalla, cittadina di circa 10.000 abitanti, deve essere ripristinato al più presto, secondo il governo della Navarra, mentre a Pamplona il maltempo questa settimana ha interrotto le storiche corse dei tori durante la festa di san Firmino.
L’agenzia nazionale per la meteorologia, l’AEMET, ha avvisato che le piogge torrenziali non cesseranno prima di metà settimana.

 

di Fabrizio Federici

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