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Regno Unito, il Capo della polizia britannica, fa il punto sull’uso delle nuove tecnologie da parte di Scotland Yard, nel contesto dell’innovazione

Regno Unito, il Capo della polizia britannica, fa il punto sull’uso delle nuove tecnologie da parte di Scotland Yard, nel contesto dell’innovazione

K metro 0 – Londra – Cressida Dick, dal 2017 Commissario nazionale del Metropolitan Police Service  (la più grande forza di pubblica sicurezza di tutto il Regno Unito, investita anche di importanti funzioni nazionali, pur essendo formalmente corpo di polizia locale), è stata recentemente protagonista di una polemica col Premier uscente Theresa May: ricollegando direttamente l’aumento del crimine

K metro 0 – Londra – Cressida Dick, dal 2017 Commissario nazionale del Metropolitan Police Service  (la più grande forza di pubblica sicurezza di tutto il Regno Unito, investita anche di importanti funzioni nazionali, pur essendo formalmente corpo di polizia locale), è stata recentemente protagonista di una polemica col Premier uscente Theresa May: ricollegando direttamente l’aumento del crimine in corso da anni in Gran Bretagna ai tagli della spesa per la sicurezza fatti negli ultimi anni dai vari governi, e alla diminuzione del numero di agenti in servizio (questo, ha rilevato la Dick, proprio in una fase in cui, da parte dei cittadini, c’è “più richiesta di polizia”: specie di fronte anche a nuove forme di aggressione violenta, come quelle coi coltelli, e al ritorno degli estremisti di destra).

Ma la polizia – ha denunciato il “Primo agente” della Gran Bretagna in occasione della consegna dell’annuale “John Harris Memorial Lecture” della Police Foundation – deve fare un uso migliore della tecnologia e dei dati, se vuole ridurre il crimine e assicurare i criminali alla giustizia. I tassi di rilevamento di alcuni crimini, purtroppo, nel Regno Unito restano” dolorosamente bassi”, e nonostante la crescita generale dei reati, in alcuni distretti i tribunali, negli ultimi tempi, si stavano svuotando anziché riempire.

Quando la polizia ha indagato sui crimini più gravi, ha sottolineato la Dick sforzandosi di essere il più possibile obbiettiva, si è dimostrata senz’altro abile nell’utilizzare tecnologie e dati; ma è importante che le stesse competenze e risorse siano utilizzate in modo efficace anche in altre aree di sua competenza, e con maggiore frequenza.  È innegabile, infatti, ha rilevato l’Alto Ufficiale sempre nella cerimonia alla Police Foundation – che la rivoluzione digitale, oltre a creare problemi da superare per la polizia per quanto riguardava l’aggiornamento del personale, ha offerto anche grandi opportunità per indagare sui reati. “Non vedo l’ora- ha detto ancora il Met Commissioner – che una percentuale molto grande di reati che si verificano possa essere prevenuta, o almeno indagata, con successo in un ragionevole futuro prossimo: mediante l’uso di dati che sono già teoricamente disponibili e di una tecnologia già sviluppata. Utilizzando molte risorse e persone capaci, e sfruttando al massimo i dati che ora legittimamente abbiamo, oggi risolviamo quasi il 90 percento di omicidi a Londra”.

In questi ultimi anni, ha ricordato la Dick ripercorrendo la storia della Security britannica, “Mentre non vi era alcuna bacchetta magica per risolvere il problema…,la polizia ha continuato ad investire nelle ultime tecnologie e ha lavorato sodo per reclutare le persone altamente qualificate necessarie per farle funzionare” Ma il reclutamento di questo personale qualificato è stato difficile,  perché la polizia “pescava in una piscina (cioè il complessivo mercato del lavoro britannico, N.d. R.) in cui così tante persone già pescano”.

Tra le innovazioni più utili per il quotidiano lavoro di indagine di Scotland Yard – ha sottolineato ancora l’Alto Ufficiale – senz’altro ci sono la tecnologia delle impronte digitali mobili e un sistema che ora consente agli agenti di condurre una più rapida analisi chimica dei farmaci. Anche i criminali, però, negli ultimi anni si son rivelati estremamente abili nell’uso della nuova tecnologia, quindi la polizia ha dovuto costantemente assicurarsi di non rimanere indietro.

Anche questo tema delle innovazioni tecnologiche necessarie per un migliore funzionamento della Pubblica Sicurezza non può che essere visto, oggi, in un’ottica europea: quella, precisamente, del “Sistema Schengen”.  Parlare di Schengen non significa solo libera circolazione di persone fisiche (al di là delle temporanee limitazioni di quest’ultima che lo stesso Trattato di Schengen prevede, quando – come in molti Paesi della UE, soprattutto negli ultimi 5 anni – ci siano situazioni di possibile pericolo a causa di gravi minacce terroristiche).  Vuol dire anche ampliare lo sguardo verso una collaborazione tra Stati membri sul piano specialmente della circolazione di dati informatici su terrorismo e  criminalità raccolti appunto con l’uso delle nuove tecnologie: nell’attuazione del sistema  Schengen, infatti,  è stata prevista, la creazione di un sistema di collegamento telematico, per consentire lo scambio di dati tra le forze di polizia dei singoli Stati, al fine di accedere rapidamente ad informazioni inerenti le persone sospettate di gravi reati.

Tale sistema (che non interferisce col funzionamento dei normali circuiti Interpol, anzi li rafforza, e si prevede che si svilupperà a fondo con la creazione del previsto Corpo di polizia europeo, l’“Eurogendfor”) è indicato con la sigla SIS (Sistema di Informazione Schengen). Il suo funzionamento in ogni Stato membro, è sottoposto – per assicurare in ogni caso il rispetto della privacy del cittadino – al controllo di Autorità ad hoc (in Italia, il Garante per la protezione dei dati personali: il quale. su richiesta dell’interessato o d’ufficio, qualora ne ravveda la necessità, può agire per la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona, nel quadro anche di specifiche deliberazioni dello stesso Parlamento europeo, e relativi regolamenti attuativi preparati, a suo tempo, dalla Commissione).

 

 

di Fabrizio Federici

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