Sea Watch3 ancora in mare, col carico di 42 naufraghi, chiede alla Corte di Giustizia europea di intervenire

Sea Watch3 ancora in mare, col carico di 42 naufraghi, chiede alla Corte di Giustizia europea di intervenire

K metro 0/Jobsnews – Sicilia – Mentre si muove anche l’Europa sulla Sea Watch, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è irremovibile: “L’Unione Europea vuole risolvere il problema Sea Watch? Facile. Nave olandese, ong tedesca: metà immigrati ad Amsterdam, l’altra metà a Berlino. E sequestro della nave pirata. Punto”. Succede in una giornata segnata dall’appello della Corte europea dei diritti dell’uomo

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K metro 0/Jobsnews – Sicilia – Mentre si muove anche l’Europa sulla Sea Watch, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è irremovibile: “L’Unione Europea vuole risolvere il problema Sea Watch? Facile. Nave olandese, ong tedesca: metà immigrati ad Amsterdam, l’altra metà a Berlino. E sequestro della nave pirata. Punto”. Succede in una giornata segnata dall’appello della Corte europea dei diritti dell’uomo di trovare una soluzione nel giro di poche ore e dalla richiesta di alcune persone a bordo della Sea Watch 3 di misure provvisorie ai magistrati di Strasburgo per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco delle 42 persone, da 12 giorni al largo di Lampedusa. La Corte, infatti, ha rivolto delle domande sia all’Ong che a Palazzo Chigi, a cui dovrà essere data risposta quanto prima.

La portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, in particolare, ha spiegato che il ricorso è stato fatto in riferimento all’articolo 3 “che descrive quello a bordo come ‘trattamento inumano e degradante’. Si chiede, quindi, alla Corte di indicare all’Italia delle misure che possano in qualche modo ridurre la sofferenza a cui le persone a bordo sono costrette nell’interesse di tutela della loro dignità”. Intanto, i magistrati di Strasburgo stanno alla finestra per avere una risposta delle autorità italiane e dell’Ong a stretto giro. Dopodiché la Corte prenderà una decisione sulle misure provvisorie sollecitate da Sea Watch per far sbarcare i migranti ancora sulla nave. La Corte europea ha posto al governo domande sul numero di persone già sbarcate dalla nave, il loro possibile stato di vulnerabilità, le misure previste dall’esecutivo e l’attuale situazione a bordo della nave. La Corte si è rivolta anche alla Ong, chiedendo informazioni sulle condizioni fisiche e mentali dei migranti a bordo della nave e il loro possibile stato di vulnerabilità.

Visto lo stallo, si è mossa anche la Chiesa. L’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha espresso “solidarietà a quanti in Italia e anche nella nostra città stanno dimostrando pacificamente per richiamare l’attenzione sulla situazione di grave e ingiusta sofferenza in cui si trovano” i migranti. E poi ha fatto sapere che “la Chiesa di Torino è disponibile ad accogliere senza oneri per lo Stato questi fratelli e sorelle al più presto, se questo può servire a risolvere il problema”.Si è fatta sentire, nel frattempo, anche l’opposizione. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha attaccato: “Assistiamo a un’ennesima danza macabra sulla pelle di povere persone che vivono le contraddizioni della nostra Europa e della nostra Italia. Vanno subito fatti sbarcare e denuncio: in sei riunioni su sette dei ministri degli Interni in Europa noi non c’eravamo”.

Critiche alla linea dura del Governo partono dall’opposizione. “E’ disumano tenere 42 persone in mezzo al mare. Salvini faccia sbarcare immediatamente i naufraghi”, chiede Graziano Delrio (Pd). Igor Boni, dei Radicali Italiani annuncia uno sciopero della fame per protesta. Pietro Grasso (Leu) attacca “un governo che non ha nessuna intenzione di risolvere i problemi, ammesso che siano tali, che ignora le soluzioni offerte e lucra consenso sulla pelle di uomini, donne e bambini”. Un appello allo sbarco è stato lanciato anche da oltre 40 associazioni con una lettera al premier Conte. Il neo-eurodeputato del Pd Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa lancia “con forza” un appello alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo “affinché si metta al più presto la parola fine al limbo in cui sono state relegate le persone a bordo della nave della Ong”. “Non fatico a immaginare – osserva – che anche la Corte di Strasburgo possa riscontrare le tante violazioni dei diritti umani che si stanno commettendo in queste ore. Da un ministro che quelle violazioni le ha messe nero su bianco in un decreto-legge, purtroppo, non ci aspettiamo niente di diverso. Da Strasburgo invece sì”, conclude Bartolo.

 

di Raffaella Locchi

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