Praga. 250mila persone in piazza per chiedere le dimissioni del primo ministro Babis

Praga. 250mila persone in piazza per chiedere le dimissioni del primo ministro Babis

K metro 0 – Praga – Circa 250mila persone si sono riversate in strada nella giornata di domenica a Praga per chiedere le dimissioni del primo ministro ceco, Andrej Babis. In tantissimi sono arrivati da tutta la Repubblica Ceca per la più grande manifestazione antigovernativa dalla Rivoluzione del velluto del 1989 che ha portato alla

K metro 0 – Praga – Circa 250mila persone si sono riversate in strada nella giornata di domenica a Praga per chiedere le dimissioni del primo ministro ceco, Andrej Babis. In tantissimi sono arrivati da tutta la Repubblica Ceca per la più grande manifestazione antigovernativa dalla Rivoluzione del velluto del 1989 che ha portato alla caduta del regime comunista.

Cuore pulsante della protesta è stato Letna Park, un luogo di aggregazione di massa che ha contribuito significativamente alla caduta del comunismo nella Cecoslovacchia di 30 anni fa. I manifestanti del 2019 hanno voluto sottolineare come l’iniziativa non vada intesa come un modo per ribaltare il sistema politico attuale ma per difenderlo. Babis è considerato un populista miliardario, una minaccia per la democrazia e per l’indipendenza del sistema giudiziario del Paese. Le persone presenti hanno invocato a gran voce le dimissioni del primo ministro ceco, che però ha ribadito più volte di non aver alcuna intenzione di lasciare. Uno degli organizzatori, Benjamin Roll, ha spiegato che c’è ancora molta strada da fare e ha ribadito come la situazione attuale sia inaccettabile. Le tensioni nei confronti di Babis sono aumentate soprattutto dopo l’assegnazione del ruolo di ministro della Giustizia a Marie Benesova, figura vicinissima al primo ministro. Quest’ultima, in tempi recenti, ha votato contro una proposta della polizia riguardante l’eliminazione dell’immunità parlamentare del premier per affrontare alcune indagini. I manifestanti credono che la nuova ministra possa minacciare l’indipendenza del sistema giudiziario ceco, una situazione che in Polonia e Romania ha allarmato l’Unione europea.

Nel frattempo, i pubblici ministeri stanno cercando di capire se Babis possa essere fermato per le accuse di frode attraverso l’utilizzo di fondi dell’Ue. In un resoconto preliminare, fatto trapelare dagli organi di stampa a maggio, si era arrivati alla conclusione che il primo ministro ceco potesse aver avuto un conflitto di interessi sui contributi inviati dall’Unione per il suo precedente impero imprenditoriale. Babis ha negato il tutto e ha accusato l’Ue di aver cercato di destabilizzare la Repubblica Ceca. Il primo ministro dovrà dare spiegazioni sulla vicenda legata alla polizia cecoslovacca, con cui si pensa possa aver collaborato prima del 1989. Senza dimenticare, poi, le critiche per l’accordo di spartizione del potere con il Partito Comunista.

Durante la manifestazione di domenica, tra le altre cose, il primo ministro e il suo alleato chiave, il presidente Milos Zeman, sono stati accusati di aver compromesso il sistema politico ceco e la democrazia. La folla pacifica ha intonato il coro “Dimettiti, dimettiti” e “Ne abbiamo abbastanza”, il tutto mentre venivano sventolate bandiere dell’Unione europea e della Repubblica Ceca. Un nuovo incontro di protesta è programmato per il 16 novembre, giorno del 30esimo anniversario della Rivoluzione del velluto.

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