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Corte Ue, Facebook dovrà introdurre azioni volte a contrastare i commenti diffamatori

Corte Ue, Facebook dovrà introdurre azioni volte a contrastare i commenti diffamatori

K metro 0 – Bruxelles – L’avvocato generale, Maciej Szpunar, nella giornata di martedì ha parlato del rapporto tra i social network, in particolare Facebook, e i post, le foto e altri contenuti ritenuti diffamatori dalla sentenza di una corte. La conclusione è che le piattaforme potrebbero essere costrette a rimuoverli. La risposta dell’azienda californiana

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K metro 0 – Bruxelles – L’avvocato generale, Maciej Szpunar, nella giornata di martedì ha parlato del rapporto tra i social network, in particolare Facebook, e i post, le foto e altri contenuti ritenuti diffamatori dalla sentenza di una corte. La conclusione è che le piattaforme potrebbero essere costrette a rimuoverli. La risposta dell’azienda californiana non ha tardato ad arrivare: azioni del genere potrebbero mettere a repentaglio la libertà d’espressione. L’opinione di Szpunar lederebbe, infatti, il principio fondamentale secondo cui i Paesi non possono limitare quest’ultima nelle altre nazioni. Per questo è stata chiamata in causa la Corte di giustizia dell’Unione europea, cui è stato chiesto limitare le sentenze ai confini nazionali.

La faccenda è scaturita da un commento diffamatorio nei confronti della politica austriaca Eva Glawischnig-Piesczek, ex deputata al Nationalrat, presidente del gruppo parlamentare e portavoce nazionale dei Verdi. Sotto un articolo della rivista online oe24.at dal titolo “I Verdi: a favore del mantenimento di un reddito minimo per i rifugiati”, era arrivata la risposta non particolarmente positiva di un utente di Facebook. Dopo una richiesta di rimozione inviata direttamente al social network e andata a vuoto, Glawischnig-Piesczek aveva chiesto ai giudici austriaci di emettere un’ordinanza cautelare nei confronti di Facebook per interrompere la diffusione del commento in questione, che risultava consultabile da qualsiasi utente. La corte austriaca ha emesso una sentenza secondo la quale l’utente di Facebook avrebbe voluto offendere e diffamare intenzionalmente la politica e ha imposto la censura sui commenti in Austria.

Secondo quanto dichiarato da Szpunar, Facebook e piattaforme simili possono essere costrette da una corte a “ricercare e identificare” copie di contenuti postati da qualsiasi utente che sono stati definiti diffamatori. Poi ha aggiunto che la legge europea sul commercio elettronico “non disciplina la portata territoriale di un obbligo di rimozione di informazioni disseminate attraverso le piattaforme social”, per questo può essere ordinato a Facebook e simili di rimuovere contenuti condivisi da utenti di tutto il mondo. I post illegali di simile entità, inoltre, possono essere identificati solamente se pubblicati dall’utente originale. In una nota diffusa dall’azienda si legge che: “Questo episodio alimenta i dubbi sulla libertà d’espressione online e sul ruolo che le piattaforme di Internet debbano assumere nell’identificazione e rimozione dei contenuti, in particolare per quanto concerne le discussioni politiche e le critiche ai funzionari eletti”. Le conclusioni tratte da Szpunar, come ribadito da lui stesso, sono tese a rispettare l’equilibrio tra il diritto di privacy, il libero scambio e la libertà d’espressione. La decisione dell’avvocato generale non è giuridicamente vincolante ma le corti generalmente seguono le indicazioni fornite.

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