2 Giugno. L’appello del Colle è ad abbassare i toni e mantenere il rispetto reciproco nella libertà e nella legalità internazionale

2 Giugno. L’appello del Colle è ad abbassare i toni e mantenere il rispetto reciproco nella libertà e nella legalità internazionale

K metro 0/Jobsnews – Roma – Breve e sintetico, tanto da dare la dimensione delle preoccupazioni per un momento politico turbato da litigi e contrasti, che si consumano quotidianamente all’interno della maggioranza, e dalle difficoltà del governo a dare risposte per la tenuta dei conti pubblici. Sergio Mattarella accoglie il corpo diplomatico al Quirinale e apre

K metro 0/Jobsnews – Roma – Breve e sintetico, tanto da dare la dimensione delle preoccupazioni per un momento politico turbato da litigi e contrasti, che si consumano quotidianamente all’interno della maggioranza, e dalle difficoltà del governo a dare risposte per la tenuta dei conti pubblici. Sergio Mattarella accoglie il corpo diplomatico al Quirinale e apre i festeggiamenti per la Festa della Repubblica. Un monito in quel passaggio quasi alla fine del discorso, quando evidenzia come “ogni ambito, libertà e democrazie non sono compatibili con chi alimenta conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo”. L’appello del Colle è ad abbassare i toni e mantenere il “rispetto reciproco nella libertà e nella legalità internazionale, per avanzare sulla strada del progresso con il dinamismo che contrassegna il mondo contemporaneo in cui viviamo”. Un messaggio per chi alimenta polemiche sulla parata della Festa della Repubblica “simbolo del ritrovamento della libertà e della democrazia da parte del nostro popolo”. Mattarella, infatti, ricorda con vigore che si tratta di “un appuntamento che rinsalda da parte dei cittadini la loro adesione leale e il loro sostegno all’ordinamento repubblicano, nella sua articolazione, allo stesso tempo unitaria e rispettosa delle autonomie, sociali e territoriali”. Il capo dello Stato saluta il 73esimo anniversario della Repubblica con un futuro incerto e una stabilità finanziaria traballante.

I venti di crisi e l’ombra di una risposta senza sconti che l’Ue darà all’Italia. È in questa strettoia che il governo gialloverde si avvicina alla sua settimana più difficile. Nel giorno del ricevimento al Quirinale per la Festa della Repubblica il riverbero dello scontro sulla lettera da inviare all’Ue è ancora evidente. I rapporti tra M5S e Lega restano gelidi mentre il premier Giuseppe Conte è già al lavoro al suo discorso, forse, più importante: quello che lunedì, in una conferenza stampa, farà agli italiani. Il premier intende parlare agli italiani con sincerità. Ma il suo sarà un discorso rivolto anche, e forse soprattutto, alle forze della maggioranza. E se non sarà un “aut-aut” sarà, perlomeno, un ultimo richiamo alle condizioni senza le quali, secondo il presidente del Consiglio, il governo non può andare avanti. Per il premier, insomma, è il momento della chiarezza. E lunedì intende elencare con nettezza i presupposti perché l’era giallo-verde continui. Presupposti basati sulle cose da fare, sugli interventi da mettere in campo per dare sprint ad una crescita finora impercettibile e, allo stesso tempo, rispondere con i fatti ad un’Europa che potrebbe arrivare a chiedere l’apertura della procedura d’infrazione. Il verdetto di Bruxelles arriverà mercoledì e, a quel punto, l’Italia avrà un mese per evitare una manovra bis. Per mercoledì, invece, molto probabilmente Luigi Di Maio e Matteo Salvini non avranno ancora organizzato l’atteso vertice con Conte. Dalla riunione – o anche solo dalla sua convocazione – dipende molto del futuro del governo. Complice la campagna per i ballottaggi e il tour elettorale di Salvini – con il premier tra l’altro il 5 e 6 giugno ad Hanoi – è plausibile che il vertice a tre possa tenersi giovedì notte o venerdì mattina quando poi potrebbe riunirsi anche il Consiglio dei ministri. Ma tutto, in queste ore, sembra appeso a un filo. Nel Movimento 5 Stelle negano che sarà Di Maio a rompere. Ma l’impressione è che lo scontro sulla lettera abbia insinuato, anche nel M5S, più di un dubbio sulla convenienza di continuare l’alleanza con la Lega. “Vedremo chi avrà la testa più dura”, promette Salvini confermando di usare il suo 34% non per una poltrona, ma per dire all’Europa di “lasciarci lavorare. Meno tasse e più lavoro”, anche se in realtà fin dalla notte del 26 maggio non fa che dettare al governo alla sua agenda politica. Meno battagliero Di Maio che, in un post sul blog, plaude all’ultima versione della lettera Ue chiedendo, maliziosamente, chi avesse concordato la prima bozza. “Non la spesa sociale, l’unica cosa da tagliare sono le tasse ai cittadini. Un altro governo Monti anche no”, sottolinea il leader del M5S.

Lo scontro tra Salvini il presidente della Camera Fico sui migranti e i rom

Il presidente della Camera, Roberto Fico arriva ai Fori Imperiali, per la tradizionale parata, e dedica la giornata non solo a tutti gli italiani ma anche a migranti e rom. E, a stretto giro, arriva la replica del leader della Lega e ministro dell’Interno, Matteo Salvini – accolto da cori osannanti – che gli risponde a brutto muso: “Mi ha fatto girare le scatole, e anche a tutti quelli che oggi sfilano”. Ma che cosa ha detto Fico, tanto da far alterare il leader della Lega e ministro dell’Interno? “Il 2 giugno è la Festa di tutti gli italiani. Non ci devono essere polemiche sterili e strumentali. Nel cielo sventola la bandiera della Repubblica, che significa libertà, democrazia e rispetto di tutte le persone che si trovano sul nostro territorio”. E ancora: “La grandezza della Repubblica è nell’appartenere a tutti e la sua festa va dedicata a tutti gli italiani, e anche a tutti i migranti che si trovano nel nostro Paese, a tutte le comunità, incluse quelle più piccole e più deboli, così come a tutte le vittime dell’Olocausto, agli ebrei, ai rom e ai sinti. La nostra Repubblica non fa differenze di sesso, razza o opinioni politiche. La sua bandiera sventola per tutti. La Repubblica garantisce i diritti e distribuisce i doveri. E si rafforza e si rinnova ogni giorno con il coraggio, non con la paura”, ha osservato. Non si è fatta attendere la risposta di Salvini: “Io dedico la festa della Repubblica all’Italia e agli italiani, alle nostre donne e uomini in divisa che, con coraggio e passione, difendono la sicurezza, l’onore e il futuro del nostro Paese e dei nostri figli”, e , come al solito, senza usare giri di parole, sottolinea: “Aver sentito il presidente della Camera dedicare la festa della Repubblica ai Rom mi ha fatto girare le scatole. Ma credo che abbia fatto girare le scatole a quelli che hanno sfilato. Il 2 giugno è la festa degli italiani. Di legalità nei campi Rom ce ne è poca”. E “alla fine andiamo tutti al bar, offre Fico visto che oggi è la festa dei migranti, dei rom e dei borseggiatori” ha poi ironizzato, in modo volento e gratuito, Matteo Salvini nel corso di un comizio a Tivoli. E Di Maio? Sta con Salvini. “Le parole di Fico? Io e Roberto su queste questioni siamo molto diversi e non è una novità. Io non avrei mai alimentato questa polemica di distrazione di massa sui migranti il 2 giugno. E’ una sua opinione, lui è il Presidente della Camera, io il capo politico del M5S. Ad ogni modo mettiamo tutti da parte le polemiche e godiamoci questa festa”, ha detto il pilatesco Luigi Di Maio intercettato prima di partire per l’aeroporto destinazione Sardegna con la sua compagna. Insomma, se questa non è una guerra tra Lega e M5S, dettata anche dalle condizioni di Salvini a Di Maio, non si capisce proprio come altro definirla.

 

di Pino Salerno

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