Darya Yu. Bazarkina: intervista “La organizzazione di una comunicazione di contrasto al terrorismo: approcci teorici ed esperienze pratiche”

Darya Yu. Bazarkina: intervista “La organizzazione di una comunicazione di contrasto al terrorismo: approcci teorici ed esperienze pratiche”

K metro 0 – Mosca – Darya Yu. Bazarkina DSc è professore presso l’“Istituto di diritto e sicurezza nazionale” del Dipartimento di sicurezza internazionale e politica estera della Russia, presso l’Accademia presidenziale russa dell’Economia Nazionale e della Pubblica Amministrazione (RANEPA) di Mosca, ed anche ricercatore senior presso la Scuola di relazioni internazionali dell’Università statale di

K metro 0 – Mosca – Darya Yu. Bazarkina DSc è professore presso l’“Istituto di diritto e sicurezza nazionale” del Dipartimento di sicurezza internazionale e politica estera della Russia, presso l’Accademia presidenziale russa dell’Economia Nazionale e della Pubblica Amministrazione (RANEPA) di Mosca, ed anche ricercatore senior presso la Scuola di relazioni internazionali dell’Università statale di San Pietroburgo. Lo scorso aprile 2019 la prof. Bazarkina è stata Roma, in una missione organizzata da dall’associazione ASRIE e dall’istituto EURISPES, per un ciclo di conferenze ed attività di ricerca sui problemi dell’uso dell’Intelligenza Artificiale e le strategie comunicative da parte delle organizzazioni terroristiche.

Quali sono stati gli obbiettivi principali della Sua visita? Quali temi di studio ha presentato durante i seminari a Roma?

Gli scopi principali della mia visita erano sostanzialmente due. Il primo quello di stabilire dei contatti accademici tra il nostro “Istituto di diritto e sicurezza nazionale” dell’Accademia dell’Economia Nazionale e della Pubblica Amministrazione (RANEPA) di Mosca, la “Scuola di Relazioni Internazionali” dell’Università statale di San Pietroburgo (SPSU) e i colleghi italiani. A Roma, ho avuto delle opportunità molto interessanti per lo scambio di idee con gli esperti e i ricercatori di storia islamica, sicurezza, antiterrorismo e politica europea.

Ad esempio, il 4 aprile 2019 ho partecipato ad un seminario che aveva per tema “Islam e strategia dell’antiterrorismo in Russia” presso il Dipartimento di Storia, Beni Culturali, Educazione e Società della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata organizzato dall’ Associazione di Studi, Ricerche e Internazionalizzazione in Eurasia e in Africa – ASRIE (la mia visita è stata resa possibile dal co-fondatore dell’ASRIE Giuliano Bifolchi) in collaborazione con l’associazione Ricerca Continua. Il documento che ho presentato in questa occasione era dedicato, appunto, all’Islam e all’antiterrorismo in Russia. Uno dei miei scopi era avviare la discussione e confrontare l’esperienza europea e russa nella prevenzione del terrorismo. Ad esempio, le autorità russe, come anche quelle europee, promuovono una vasta serie di progetti di partenariato tra le istituzioni pubbliche e le associazioni ONG con la conseguenza che un numero notevole di materiali pubblicati dalla “Fondazione per gli studi sulla democrazia” e dall’ “Istituto per la ricerca sull’antiterrorismo” sono resi disponibili per l’uso e la distribuzione gratuiti nei social media. Questi materiali sono distribuiti con il sostegno del “Consiglio Spirituale Musulmano Centrale di Russia” e di altre organizzazioni religiose centralizzate. Interessanti sono anche gli esempi di cooperazione tra pubblico e privato nel promuovere attività di monitoraggio dei social media (come Laplace’s Demon e Avalanche Online) al fine di bloccare la propaganda terroristica.

Nello stesso giorno ho partecipato ad una conferenza sul tema “Tecnologie avanzate e minacce future del terrorismo: difesa e prevenzione” presso il Centro d’informazione Euro-Gulf. In questo caso ho avuto l’opportunità di presentare come relatore principale i risultati della ricerca svolta in collaborazione con il professor Evgeny Pashentsev dell’Accademia Diplomatica del ministero degli esteri russo. Abbiamo cercato di tracciare le possibili conseguenze psicologiche della situazione che si può creare nel caso che gli attuali e futuri meccanismi di Intelligenza Artificiale siano disponibili anche per i terroristi. Abbiamo preso in considerazione alcuni possibili scenari. Ad esempio, la cosiddetta analisi dei sentimenti può aiutare i terroristi a scegliere un alleato o una vittima sulla base del comportamento umano evidenziato su Internet e creare in futuro delle minacce più incisive e diffuse rispetto a quanto consenta attualmente la pratica estrema dello scambio di dati attraverso i siti Web e i forum.

L’8 aprile 2019 ho presentato la mia ricerca ad un seminario sul tema “La organizzazione di una comunicazione di contrasto al terrorismo: approcci teorici ed esperienze pratiche” (in realtà, una sintesi dei risultati delle mie ricerche di post-dottorato) presso il Centro di Studi Internazionali (Ce.SI). Il mio punto principale è che la comunicazione deve essere strutturata non solo come propaganda, ma come elaborazione e attuazione di una serie di misure che rendono sicure le attività di un’organizzazione proprio facendo ricorso ad una comunicazione adeguata che comprende: le decisioni gestionali, i meccanismi di diffusione delle informazioni e la loro trasmissione ai destinatari interni ed esterni con l’obiettivo di influenzarli. La comunicazione finalizzata all’antiterrorismo può essere considerata come un aspetto speciale di “comunicazione strategica” (StratCom) e c’è un urgente bisogno, per una complessa serie di motivi, che gli attori statali integrino la prima nella seconda.

Durante tutti questi eventi ho anche presentato alcuni progetti congiunti avviati da studiosi ed esperti russi ed europei, tra cui una monografia “Capire la guerra al terrorismo: prospettive, sfide e problemi“, che è stata pubblicata proprio nel periodo della mia visita in Italia dalla casa editrice Nova Science Publishers Inc.

Il mio secondo obiettivo è stata la raccolta di materiali (documenti e letteratura accademica) per gli scopi di ricerca e studi relativi a progetti sulla comunicazione strategica e l’antiterrorismo. Per questo sono molto grata ai colleghi di EURISPES, al presidente prof. Gian Maria Fara e al prof. Marco Ricceri per l’opportunità di lavorare nell’archivio EURISPES. In Russia abbiamo una certa mancanza di conoscenza della risposta italiana alle attività terroristiche, e questa è stata un’esperienza per me indispensabile.

Come descrive la natura e il livello della minaccia del terrorismo internazionale nel periodo attuale? Ci sono nuove minacce in questo settore?

Dal mio punto di vista, l’uso della “comunicazione strategica” da parte di gruppi terroristici nella loro comunicazione con un pubblico selezionato è diventata una minaccia significativa per la sicurezza internazionale. Dalla comparsa del cosiddetto Stato Islamico (IS) sulla scena politica insieme con una rete terroristica ben strutturata e che sa farsi valere a livello internazionale, è emersa un’organizzazione di tipo gerarchico, che imita il sistema degli organismi statali e che controlla una vasta area geografica

Certo, gli attuali esperti di antiterrorismo e di sicurezza in generale dovrebbero sollevare una questione da approfondire con apposite ricerche e studi: cosa possiamo aspettarci dalle tecnologie future dal lato delle minacce? Ad esempio, è possibile suddividere le minacce poste dall’uso dell’Intelligenza Artificiale da parte delle organizzazioni terroristiche in due gruppi. In primo luogo, ci sono le minacce collegate all’ uso dell’Intelligenza Artificiale finalizzate alla distruzione di oggetti fisici, al danno dello stato di salute o all’uccisione dei cittadini; in secondo luogo ci sono le minacce collegate all’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle attività di propaganda dei gruppi terroristici. Posso supporre che il primo gruppo di minacce non abbia un impatto psicologico meno pronunciato sul pubblico di riferimento rispetto al secondo, per il quale l’effetto psicologico deriva dalla definizione che adottiamo. Un atto terroristico è di per sé un atto di comunicazione; perciò se consideriamo il caso di azioni terroristiche nelle quali l’Intelligenza Artificiale viene usata come arma del delitto, vale la pena di valutare con riferimento al numero delle vittime se un simile assassinio di cittadini sia più o meno scioccante rispetto a quello eseguito con mezzi “tradizionali”.

Una questione molto importante in questo caso è se la censura tradizionale funziona o no nella società digitale in cui i materiali estremisti / terroristici perturbati possono essere ripubblicati velocemente su molte piattaforme alternative (siti specchio, account sui social media, ecc.), specialmente quando gli organismi di “stato” dell’IS svolgono questa attività editoriale in modo più efficace rispetto agli altri gruppi terroristici. La necessità di elaborare una contro-narrativa alla propaganda terroristica è diventata evidente. Allo stesso tempo, la contro-narrativa per sostituire i contenuti di quella terroristica dovrebbe rivolgersi al pubblico di riferimento considerando gli interessi collettivi.

Le contro-narrazioni contemporanee alla propaganda terroristica sono efficaci? (Se sì o no, perché?)

Sfortunatamente, rispetto ai terroristi, le autorità statali e le altre organizzazioni antiterrorismo di solito diffondono le loro contro-narrazioni troppo tardi, dopo gli attacchi terroristici. Sono d’accordo con i colleghi i quali affermano che la contro-narrativa è sempre una risposta, e questa è la sua principale debolezza. Per fare una previsione sullo sviluppo della minaccia terroristica ed essere più pro-attivi, è necessario analizzare i contenuti attuali della propaganda. La propaganda terroristica si adatta alle aspettative del pubblico di riferimento, del quale le reclute, potenziali o effettive, sono una parte importante. Infine, occorre ben valutare il fatto che per reclutare i giovani da inserire nei suoi ranghi, l’IS e i suoi simpatizzanti pubblicano materiali finalizzati a dare un’immagine il più possibile “high-tech” di un terrorista, che combina, per esempio, le caratteristiche di un fanatico con quelle di un abile hacker. Questi fenomeni potrebbero essere il prologo di una nuova fase molto più pericolosa dell’attività terroristica, in cui gli atti terroristici potrebbero diventare molto più distruttivi e i loro autori, operando a distanza con la tecnologia avanzata, diventerebbero estremamente difficili da individuare. A questo proposito, vale la pena menzionare la rivista “Kybernetiq”.

Per gestire questa situazione gli stati, le istituzioni sovranazionali e le organizzazioni internazionali attualmente dovrebbero procedere alla ricerca di quali sono gli interessi comuni delle diverse comunità etniche, religiose e sociali. Se saremo in grado di mostrare alla gente che, ad esempio, possiamo offrire loro una valida opzione di stato sociale, immagino che ciò proteggerà molto meglio i cittadini di fronte alle narrative terroristiche.

Nel quadro delle attività antiterroristiche, qual è la Sua visione delle possibilità di comunicazione da parte dello stato o delle istituzioni sopranazionali nella fase attuale? Quali sono i problemi chiave in questo campo?

Inizierò dalla seconda parte della domanda. Oltre ai chiari vantaggi di poter disporre di un sistema di antiterrorismo ben strutturato, è possibile evidenziare una serie di fattori che limitano lo sviluppo della fornitura da parte di tale sistema di una adeguata comunicazione. Come fattore storico, possiamo osservare alcune rigidità delle agenzie di intelligence nella valutazione dei partiti e dei movimenti di opposizione, dei partiti di estrema sinistra in particolare. I fattori politici che portano all’inefficienza della comunicazione delle agenzie antiterroristiche comprendono, ad esempio, la rivalità geopolitica tra gli stati-nazione, la quale determina una situazione di concorrenza tra i loro servizi segreti; di conseguenza, tali suddivisioni si riflettono nella loro “comunicazione strategica” che tende ad essere più orientata a obbiettivi geopolitici, mentre si indebolisce l’attenzione sulla necessità di produrre una comunicazione adatta alle attività antiterrorismo.

Tuttavia, i professionisti nel settore della sicurezza, così come accade per le discipline accademiche, si rendono conto che oggigiorno non abbiamo alcuna possibilità di sconfiggere il terrorismo senza cooperare l’uno con l’altro. È necessario un alto livello di resistenza da parte dei cittadini, soprattutto da parte degli addetti alla sicurezza, all’impatto informativo e psicologico delle organizzazioni terroristiche. Qui lo sviluppo delle reti di esperti internazionali crea un ampio spettro di opportunità. Ad esempio, l’anno scorso, l’Università statale di San Pietroburgo (SPSU) ha lanciato un importante progetto di ricerca sull’informazione e la sicurezza psicologica, compreso lo studio della guerra psicologica con i terroristi; e siamo molto lieti di invitare i colleghi italiani a collaborare.

 

Riferimento: E-mail: Bazarkina-icspsc@yandex.ru

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