Amnesty, Riccardo Noury, diritti umani e caso Regeni: “magistratura del Cairo collabori, a differenza di quanto fatto finora!”

Amnesty, Riccardo Noury, diritti umani e caso Regeni: “magistratura del Cairo collabori, a differenza di quanto fatto finora!”

K metro 0 – Roma – Riccardo Noury, portavoce e direttore della comunicazione per l’Italia di Amnesty International, da 30 anni prova a raccontare storie di diritti umani, violati ma anche difesi, spesso con grande successo. Noi di Kmetro0 gli abbiamo chiesto la sua opinione riguardo la generale situazione attuale della tutela dei diritti umani

K metro 0 – Roma – Riccardo Noury, portavoce e direttore della comunicazione per l’Italia di Amnesty International, da 30 anni prova a raccontare storie di diritti umani, violati ma anche difesi, spesso con grande successo.

Noi di Kmetro0 gli abbiamo chiesto la sua opinione riguardo la generale situazione attuale della tutela dei diritti umani nel mondo e in Europa, e cosa sta facendo e continuerà a fare Amnesty per le questioni irrisolte, quali ad esempio il caso Regeni, toccando anche argomenti alquanto scottanti per tutti i governi europei, come immigrazione, libertà di stampa e tortura.

Intervista di Nizar Ramadan e Fabrizio Federici

Diritti umani. Oggi, guardando al mondo nel suo complesso, queste cause stanno diventando patrimonio comune delle popolazioni e delle classi politiche, o c’è da preoccuparsi? 

Nel 1990 Norberto Bobbio pubblicava una raccolta di saggi intitolata “L’età dei diritti”. A distanza di neanche 30 anni pare che stiamo attraversando una fase regressiva, che potremmo intitolare “L’età della privazione dei diritti”. La causa dei diritti umani è popolare nell’opinione pubblica, soprattutto tra i giovani, ma non tra i governi.

Caso Regeni: la vicenda si sta evolvendo, con la creazione di una Commissione d’inchiesta. In questi 3 anni, Amnesty ha contribuito a mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica su questo tragico caso. Secondo Lei ora cosa potrà accadere?

La Commissione, istituita 39 mesi dopo il sequestro di Giulio Regeni, potrà risultare utile se interrogherà anche le istituzioni italiane sulle relazioni politiche con l’Egitto e su come l’averle volute mantenere buone per la maggior parte di questo tempo, abbia danneggiato la richiesta di verità. Dopo le ultime rivelazioni circa l’ammissione di un funzionario dei servizi civili egiziani di aver preso parte al sequestro di Giulio Regeni, l’Italia deve incalzare l’Egitto: la magistratura del Cairo collabori, a differenza di quanto fatto finora!

Comunque, secondo Amnesty è giusto che l’Italia mantenga rapporti con un Paese che non ha rispettato i diritti umani, compresi anche quelli di un cittadino italiano, torturato e ucciso, e che sinora ha persino ostacolato la ricerca della verità sulla sua sorte? 

Le buone relazioni servono se, reciprocamente, ci si può fare delle richieste, anche scomode. Altrimenti è inutile averle. Noi non chiediamo mai la sospensione delle relazioni e l’isolamento di un paese. Ma pretendiamo che il tenore e la qualità di quelle relazioni siano condizionate a questioni fondamentali di rispetto dei diritti umani.

ll Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha sottolineato ultimamente che, in almeno un terzo degli stessi Paesi del Consiglio d’Europa, avvengono ogni tanto violazioni consistenti dei diritti umani, nei confronti già di persone fermate dalle forze di polizia (vedi, in Italia il tragico caso Cucchi). Come intende occuparsi Amnesty di queste situazioni?    

Continuando a chiedere che siano adottate leggi per garantire il diritto alla vita, all’incolumità fisica e al giusto processo per le persone che sono in situazione di privazione della libertà; che quelle leggi, dove sono già in vigore, siano attuate e che vi siano organismi indipendenti in grado di monitorarne l’attuazione; che vengano presi provvedimenti per favorire l’accertamento delle violazioni dei diritti umani (come ad esempio l’introduzione di codici alfanumerici d’identificazione per gli agenti di polizia impegnati nel mantenimento dell’ordine pubblico, che in Italia mancano); che le istituzioni politiche diano il segnale chiaro che l’impunità non sarà tollerata.

Nei Paesi UE maggiormente oggetto di immigrazione extracomunitari ci sono, da anni, casi di scarso rispetto dei diritti degli immigrati nei periodi immediatamente successivi al loro arrivo. Qual è la situazione precisa delle strutture di prima accoglienza negli altri Paesi UE di consistente immigrazione oltre all’ Italia (come Spagna, Grecia, ed anche Cipro)?

Non abbiamo ricerche approfondite che ci consentano di fare valutazioni comparate. In generale le condizioni di accoglienza sono insoddisfacenti e, nel caso della Grecia, drammatiche con migliaia di persone “parcheggiate” sulle isole di fronte alla Turchia, pronte a essere rimandate indietro ai sensi dell’accordo tra Unione europea e Turchia del 2016. Sempre in generale, siamo di fronte a politiche che, attraverso provvedimenti crudeli, hanno l’obiettivo di dissuadere e scoraggiare dall’arrivo nell’Unione europea.

Proprio in questi giorni abbiamo celebrato la Giornata internazionale della Libertà di stampa: e, proprio in alcuni Paesi della stessa UE, da anni assistiamo non solo a nuove limitazioni di questa libertà, ma anche a frequenti casi di intimidazioni e aggressioni, spinte addirittura all’omicidio, nei confronti di giornalisti scomodi per il potere. Come intende occuparsi di tutto questo, Amnesty?

Nell’ultimo 20 mesi, all’interno dell’Unione europea, sono stati assassinati quattro giornalisti. In Italia, 22 di loro sono sotto scorta. La criminalità organizzata e quella comune costituiscono il pericolo peggiore per chi fa informazione in Europa. In molti paesi, il clima politico è sfavorevole ai giornalisti, etichettati come una sorta di “casta privilegiata” e intimidita da proposte di legge che favorirebbero le querele per diffamazione. Amnesty International, insieme alle organizzazioni per la libertà d’informazione, organizza manifestazioni di fronte alle ambasciate, convegni e appelli. Abbiamo costituito una “scorta mediatica” per proteggere solidalmente i giornalisti sotto minaccia.

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