Europa. La classifica della libertà di stampa secondo Reporters Sans Frontières

Europa. La classifica della libertà di stampa secondo Reporters Sans Frontières

K metro 0 – Parigi – Non è certo un buon periodo per la libertà di stampa: secondo quanto si legge nel rapporto mondiale sul tema, stilato dalla ONG francese Reporters Sans Frontières (RSF),” L’odio trasmesso in vari Paesi dai leader politici è riuscito a provocare passaggi all’azione più gravi e più frequenti”. Sembra dunque che i

K metro 0 – Parigi – Non è certo un buon periodo per la libertà di stampa: secondo quanto si legge nel rapporto mondiale sul tema, stilato dalla ONG francese Reporters Sans Frontières (RSF),” L’odio trasmesso in vari Paesi dai leader politici è riuscito a provocare passaggi all’azione più gravi e più frequenti”.

Sembra dunque che i leader politici siano in parte responsabili della diffusione di sentimenti di odio nei confronti dei giornalisti: fenomeno che, specie in alcuni Paesi, anzitutto dell’Europa centrorientale, sta avendo una crescita smisurata e mette a repentaglio la libertà di stampa.

“L’odio verso i giornalisti è degenerato in violenza “, dice il rapporto relativo al 2018, e a pagarne le conseguenze non sono solo i reporter che lavorano in Paesi già di per sé poco democratici, ma anche i giornalisti operanti in Paesi europei, compresa l’Italia. “Il numero dei Paesi considerati sicuri, dove un giornalista può lavorare senza temere per la propria vita, diminuisce ancora, mentre i regimi autoritari continuano ad aumentare il controllo sui media “, si legge ancora nel rapporto.

L’ONG parigina redige questo rapporto ogni anno dal 2012, sulla base di un questionario distribuito agli esperti di settore e di un set di informazioni reperibili in rete: quest’anno la situazione è peggiorata rispetto al passato, e per rendersene conto basta guardare alla mappa allegata al rapporto di RSF. La maggior parte degli Stati è colorata di arancione o rosso, colori che segnalano un livello di allerta alto, ma il colore che evidenzia la condizione peggiore per la libertà di stampa è il nero: che ricopre tutto il territorio cinese. Si salvano solo i Paesi nordici, il Costa Rica (Paese, del resto, con una storica presenza della cultura nonviolenta, giunta addirittura, anni fa, quasi ad abolire le Forze armate tradizionali), la Jamaica e la Nuova Zelanda: luoghi in cui un giornalista non rischia la pena di morte, e dove la categoria dei reporter non è considerata in pericolo quando esercita il suo mestiere.

Diversa è la situazione per chi vive in Turkmenistan, che quest’anno ha sostituito la Corea del Nord all’ultimo posto della graduatoria. La situazione peggiore, in complesso, sembra essere quella del continente africano: soprattutto la Repubblica Centroafricana, che retrocede di 33 punti, seguita da Tanzania (-25) e Mauritania (-22).

Per quanto riguarda l’Europa, gli Stati dove i giornalisti hanno incontrato maggiori difficoltà operative rispetto agli anni precedenti sono Montenegro, Serbia, Ungheria, Malta e Slovacchia: la quale perde ben 8 punti e slitta in 35esima posizione, soprattutto a seguito dell’omicidio del giornalista Jac Kuciak, che stava indagando su alcuni finanziamenti europei gestiti da cittadini italiani, residenti in Slovacchia, con presunti legami con la ‘ndrangheta. Per l’assassinio del ragazzo e della sua fidanzata, è stato arrestato pochi giorni fa un militare reo confesso, Miroslav Marcek. Discorso simile vale per Malta, che, in 77esima posizione, paga le conseguenze della morte per omicidio di Daphne Caruana Galizia, giornalista investigativa che si era occupata anche dei Panama Papers.

L’Italia, nonostante un ulteriore miglioramento che lo porta al 43esimo posto su 180 Stati analizzati, tre posizioni sopra rispetto al 46esimo posto del 2018, è al centro dell’occhio di Rsf: Ciò che maggiormente preoccupa sono proprio gli attacchi dei politici, in special modo i rappresentanti del Movimento 5 Stelle e della Lega, colpevoli rispettivamente di aver usato termini offensivi contro alcuni giornalisti e di aver minacciato di ritirare loro la scorta.

Sulla mappa pubblicata dagli analisti, solo il 24% dei 180 Paesi e territori analizzati è in una situazione “buona” o “piuttosto buona”. Un peggioramento rispetto al 26% del 2018. L’Ong ha rilevato “un aumento del pericolo e, quindi, un livello di paura inedito in alcuni luoghi” tra i reporter, mentre molestie, minacce di morte, arresti arbitrari sono sempre più parte dei “rischi del mestiere”. In Italia, in particolare, “circa venti giornalisti sono sotto la protezione della polizia giorno e notte a causa di gravi minacce o tentativi di omicidio da parte della mafia o da gruppi di estremisti”, evidenzia Reporters Sans Frontieres citando i cronisti Roberto Saviano e Paolo Borrometi. “Il livello di violenza nei confronti dei giornalisti è allarmante e continua a crescere, specialmente in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, così come a Roma e nella regione circostante. Diversi giornalisti hanno subito furti nelle loro abitazioni da gruppi criminali o perquisizioni dalla polizia, che ha confiscato importanti documenti di lavoro. Questi giornalisti coraggiosi e determinati continuano comunque i loro rapporti investigativi”, aggiunge ancora la relazione.

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