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Elezioni parlamentari in Ucraina: Zelensky e Porošenko al ballottaggio il 21 aprile

Elezioni parlamentari in Ucraina: Zelensky e Porošenko al ballottaggio il 21 aprile

K metro 0 – Kiev – Nella giornata di domenica 31 marzo l’Ucraina ha votato per eleggere il suo prossimo presidente, ma nessuno dei 39 (inizialmente erano 44) candidati ha superato la maggioranza del 50% necessaria alla vittoria. Ad andare al ballottaggio del prossimo 21 aprile saranno quindi i due favoriti: l’attore Volodymyr Oleksandrovych Zelensky

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K metro 0 – Kiev – Nella giornata di domenica 31 marzo l’Ucraina ha votato per eleggere il suo prossimo presidente, ma nessuno dei 39 (inizialmente erano 44) candidati ha superato la maggioranza del 50% necessaria alla vittoria. Ad andare al ballottaggio del prossimo 21 aprile saranno quindi i due favoriti: l’attore Volodymyr Oleksandrovych Zelensky e il presidente uscente Petro Oleksijovyč Porošenko (17,8%).

Sembra ormai esclusa dalla corsa elettorale Julija Volodymyrivna Tymošenko (ferma al 14,2%), leader del partito pan-ucraino “Patria” e inizialmente data al secondo posto nei sondaggi pre-elettorali. Tutti i candidati, nella loro campagna elettorale, si sono impegnati a risolvere i maggiori problemi del paese, tra cui il conflitto nella zona orientale del Donbass, la corruzione e il costo della vita.

“Ringrazio chi è andato a votare e non lo ha fatto per divertirsi: sono molto felice ma questo non è il risultato finale, solo il primo passo” ha dichiarato Zelensky dopo i risultati elettorali “Certo, sono un po’ in ansia, sono un essere umano: capisco che questa è una grossa responsabilità ma i miei amici e mia moglie mi sono vicini e questo rende le cose più semplici”.

Si tratta delle prime elezioni generali nazionali in Ucraina dopo quelle del 25 maggio e del 25 giugno 2014 (primo e secondo turno) convocate in anticipo, dopo una breve parentesi presidenziale ad interim di Oleksandr Valentynovič Turčynov, a causa delle dimissioni dell’allora presidente Viktor Fedorovych Yanukovych in seguito alle rivoluzioni dell’Euromaidan. All’epoca non parteciparono al voto le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk, ma anche per le elezioni di domenica scorsa, a causa della situazione critica nelle zone del Donbass e, in generale, tra Kiev e il Cremlino, non sono stati organizzati seggi né in Crimea né in Russia.

Chi sono Zelensky e Porošenko

Attore, showman, scrittore e direttore dello studio Kvartal 95, Zelensky, dato per favorito con il 30,4% delle preferenze, ha supportato i movimenti dell’Euromaidan, sostenendo poi politicamente l’esercito Ucraino durante il conflitto nel Donbass. Favorevole a politiche economiche in aiuto della fascia più debole del popolo ucraino, oltre che all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea e nella NATO, Zelensky è famoso soprattutto per la curiosa nascita del suo partito politico. Il favorito di questo turno elettorale, dopo una breve parentesi da avvocato, è stato infatti l’attore principale, nel 2015, della serie televisiva intitolata “Servo del popolo”, dove interpretava il ruolo di un professore che utilizza i Social Network per protestare contro la corruzione e la mancanza di diritti sociali con metodi talmente efficaci da arrivare fino alla candidatura come presidente. Un ruolo che, dalla finzione della TV, Zelensky ha portato poi nella vita reale, al punto da dare al suo partito lo stesso nome della serie televisiva. Per molti ucraini Volodomyr Zelenskiy, che in passato si è definito come “Il volto nuovo che può portare una scossa alla politica ucraina”, rappresenta quindi una speranza di cambiamento nel panorama politico del paese.

Il risultato elettorale raggiunto da Zelensky viene però criticato da molti cittadini ucraini, che lo considerano un clown manipolato da persone molto più in alto di lui. In Ucraina, c’è infatti il forte sospetto che dietro Volodymyr Zelensky ci sia Ihor Valeriyovych Kolomoyskyi, uno dei più potenti oligarchi ucraini, che tra l’altro si dimise nel 2015 dal suo ruolo di governatore di Dnepropetrovsk dopo alcuni disordini finanziari (la nazionalizzazione della Privatbank) e a causa di contrasti con Petro Porošenko. Considerato il terzo uomo più ricco dell’Ucraina, possiede il 70% di 1+1 Media Group, sul cui canale televisivo viene trasmessa proprio la serie “Servo del popolo”, dalla quale è partita l’ascesa politica di Zelensky. Secondo alcuni, Kolomoyskyi avrebbe generosamente finanziato la campagna elettorale di Zelensky proprio per togliere potere politico a Porošenko.

Da parte sua, il presidente uscente Petro Oleksijovyč Porošenko, ora dato come secondo favorito con il 17,8% (un risultato comunque ben diverso da quel 55% con il quale sconfisse Julija Tymošenko a maggio del 2014) afferma di aver raggiunto importanti traguardi in questi anni di presidenza, tra i quali il contenimento del conflitto al confine con la Russia, il miglioramento dell’esercito ucraino impegnato nel Donbass, la ratifica dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, l’accesso anche senza visto dei cittadini ucraini per brevi soggiorni nei territori europei (tranne Irlanda e Regno Unito) e l’indipendenza della Chiesa ortodossa ucraina nei confronti della sua omologa russa

Considerato uno degli oligarchi più ricchi dell’Ucraina (patrimonio stimato in 1,3 miliardi di dollari) grazie alla sua unione con il gruppo dolciario Roshen, ai suoi stabilimenti di automobili e all’acquisto del periodico Korrespondent e della rete Kanal 5, Porošenko viene visto, da una gran fetta della popolazione ucraina, come il favorito alla futura guida del paese. In seguito ai risultati delle elezioni di domenica, rivolgendosi alla parte più giovane del popolo ucraino, Porošenko ha poi dichiarato “Mi voglio rivolgere ai giovani ora. Voi vedete i cambiamenti nel paese, ma volete che questi siano ancora più veloci, profondi e di qualità. Ho capito i motivi della vostra protesta. Vi ho ascoltati, e vi chiedo di ascoltarmi. Tutto ciò che abbiamo fatto nel paese in questi cinque anni, l’abbiamo fatto pensando alle future generazioni”

Cosa succederà ora

Julija Tymošenko ha subito fortemente contestato i risultati delle presidenziali ucraine che, per la cronaca, vedono al quarto posto Yuriy Boyko, con l’11,5%, al quinto Anatoliy Hrytsenko, al 7,1%, e al sesto Oleh Lyashko con un 4,8%. Secondo la pagina Facebook del comitato elettorale della Zarina del gas, come viene talvolta definita la Tymošenko a causa della sua fortuna economica accumulata con le esportazioni di gas negli anni ’90, risulta che “Vladimir Zelensky ha il 27%, Yulia Timoshenko ha il 20,9% e Petro Porošenko il 17,5%”.

Nonostante le proteste della Tymošenko i risultati elettorali sono abbastanza chiari, anche se legalmente non ancora definitivi: secondo la legge ucraina gli scrutatori avranno infatti tempo fino al 10 aprile per confermarli ufficialmente, “Ma speriamo che questa volta ci voglia meno tempo”, ha affermato però Natalia Bernatska, direttrice della Commissione. La stessa “Zarina del gas” conta molto sui controlli dei prossimi giorni: il suo staff afferma infatti che lo scrutinio darà un risultato diverso, piazzando la Tymošenko al secondo posto e portandola al ballottaggio del 21 aprile.

Oltre alle proteste di Julija Tymošenko, sembra che anche altri incidenti poco chiari abbiano circondato le presidenziali di domenica: in un seggio di Kiev sarebbero state distribuite penne non indelebili, contrariamente a quanto previsto per legge. Inoltre nel piccolo villaggio di  Puznyakovtsy, nell’oblast della Transcarpazia, sembra che gli abitanti abbiano votato senza documenti a causa dello stato alterato dall’alcool degli scrutatori. Ben più seria è invece l’accusa degli attivisti di Uspishna Warta, un movimento per i diritti umani, secondo i quali alcuni osservatori sarebbero stati sorpresi a distribuire denaro in cambio di voti a favore di Porošenko, il quale ha subito reagito a questi dubbi affermando come “Non vi sono informazioni valide per gettare dubbi sui risultati”.

Sia che vinca l’uno o l’altro, il nuovo presidente ucraino avrà sul suo tavolo già pronta una lista di problemi del paese da risolvere. La maggior parte della popolazione dell’Ucraina è d’accordo sulla necessità delle riforme, anche se vanno stabilite delle priorità, e molti non sembrano soddisfatti dei metodi seguiti finora. Il 64% degli ucraini ritiene che una soluzione pacifica del conflitto nel Donbass sia il primo compito del futuro presidente, ma altri settori importanti includono il sistema giudiziario, la lotta alla corruzione, la garanzia dei servizi sociali indispensabili, le riforme agrarie, il settore sanitario e soprattutto il rispetto dei diritti umani: Amnesty International ancora definisce vergognosi i decessi (un centinaio, oltre a 166 dispersi e più di mille feriti) seguiti alle porteste dell’Euromaidan, senza contare le numerose altre vittime dei conflitti al confine con la Russia dal 2014 a oggi.

Questi sono i problemi principali che dovrà affrontare il nuovo presidente ucraino, e nel caso di Volodymyr Zelensky ci sarà anche la sua volontà, come accennato prima, di portare l’Ucraina nell’Unione Europea e nella NATO. Il 21 aprile il ballottaggio deciderà il prossimo presidente dell’Ucraina, paese dove, tra l’altro, ad ottobre si terranno anche le elezioni parlamentari, quando saranno eletti (con sistema proporzionale) i 450 membri del Parlamento ucraino, la Verchovna Rada.

 

di Emiliano Federico Caruso

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