Week end di proteste in tutta Europa: dalla Spagna al Montenegro passando per l’Italia, la Francia e il Regno Unito

Week end di proteste in tutta Europa: dalla Spagna al Montenegro passando per l’Italia, la Francia e il Regno Unito

K metro 0 – Bruxelles – Ennesimo week end di protesta in Europa. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in Spagna, Francia, Italia, Montenegro e nel Regno Unito. Il fine settimana diventa sempre più il momento migliore, negli ultimi tempi infatti le manifestazioni dei vari movimenti si sono concentrate nei giorni di sabato e

K metro 0 – Bruxelles – Ennesimo week end di protesta in Europa. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in Spagna, Francia, Italia, Montenegro e nel Regno Unito. Il fine settimana diventa sempre più il momento migliore, negli ultimi tempi infatti le manifestazioni dei vari movimenti si sono concentrate nei giorni di sabato e domenica. La partecipazione aumenta e l’attenzione dei media è sempre maggiore, per questo continuano a susseguirsi innumerevoli week end movimentati.

Sabato rovente a Barcellona, dove almeno cinque manifestanti spagnoli sono stati feriti e altri sette sono stati arrestati durante una manifestazione. Questo il resoconto degli organi di polizia, che hanno fornito testimonianze sugli scontri con gruppi di antifascisti e separatisti catalani riunitisi per protestare contro il partito di estrema destra Vox. Domenica di proteste anche a Madrid, dove migliaia di spagnoli si sono ritrovati per chiedere al governo di intervenire contro spopolamento delle aree rurali. I manifestanti hanno marciato al grido di “La Rivolta della Spagna Svuotata”. Il meeting è stato organizzato da gruppi popolari provenienti dall’area del sud-est dell’Unione europea. In Spagna, il 90% della popolazione è concentrato nel 30% del territorio nazionale, in maniera maggiore a Madrid e nelle aree costiere. Il 10% restante è sparpagliato per il resto del Paese.

I Gilet Gialli sono tornati a manifestare in tutta la Francia nella giornata di sabato per supportare un attivista rimasto ferito la scorsa settimana in uno scontro con le forze di polizia. I manifestanti vogliono inoltre continuare a chiedere al governo di agire sulle politiche economiche. I daspo riguardanti le manifestazioni e gli scontri non hanno scalfito la ferrea volontà dei protestanti, che per la ventesima settimana si sono riversati per le strade francesi. In alcune città, tra cui Bordeaux, lo scopo della marcia è stato quello di continuare a pressare il presidente francese Emmanuel Macron per un impegno maggiore nei confronti della classe operaia. E se il governo non dovesse muoversi in quella direzione, secondo i dimostranti, dovrebbe dimettersi.

In Italia, a Verona, la città di Romeo e Giulietta si è tenuto un vero e proprio confronto culturale nella giornata di sabato. Per le strade delle città si è vista sfilare da una parte un’assemblea di conservatori in nome dei valori della famiglia e dell’altra i gruppi civici che hanno denunciato l’evento come una mossa per limitare i diritti LGBT e delle donne. Il Congresso Mondiale delle famiglie è andato avanti fino a domenica ed ha evidenziato l’ennesima crepa nella coalizione di governo. La manifestazione darà adito, cono ogni probabilità, agli estremisti di destra che vogliono riaprire il dibattito sull’aborto, legale in Italia dal 1978.

Centinaia di persone hanno manifestato sul confine irlandese contro la Brexit. Ad organizzare la protesta di sabato ci ha pensato l’associazione Border Communities Against Brexit. La data del 30 marzo segna infatti il giorno in cui il Regno Unito avrebbe dovuto abbandonare l’Unione europea. Molte le aree in cui si è svolta la manifestazione: Counties Cavan, Donegal, Fermanagh, Louth, Monaghan e Tyrone.

Sempre nella giornata di sabato, migliaia di montenegrini hanno invaso la capitale Podgorica al grido di “Milo ladro” e con la mano cartelli pro-democrazia. È andata infatti in scena la settima marcia antigovernativa da febbraio. Gli oppositori del longevo presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, lo accusano di corruzione e di aver fatto sprofondare il Paese nella povertà, nonché di aver negato alcuni diritti fondamentali oltre alla libertà di stampa.

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