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Guerra nel Donbass: le autorità di Donetsk chiedono 32 milioni di euro

Guerra nel Donbass: le autorità di Donetsk chiedono 32 milioni di euro

K metro 0 – Kiev – L’amministrazione statale del Donetsk, nel sud dell’Ucraina, ha chiesto al presidente Petro Porošenko, al Segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa Oleksandr Valentynovych Turchynov e al primo ministro Volodymyr Groysman di assegnare un miliardo di grivnie ucraine (pari a circa 32 milioni di euro) di sovvenzioni

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K metro 0 – Kiev – L’amministrazione statale del Donetsk, nel sud dell’Ucraina, ha chiesto al presidente Petro Porošenko, al Segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa Oleksandr Valentynovych Turchynov e al primo ministro Volodymyr Groysman di assegnare un miliardo di grivnie ucraine (pari a circa 32 milioni di euro) di sovvenzioni da destinare a strutture delle zone colpite da limitazioni dell’erogazione di corrente elettrica, disagi già comunicati dall’impresa statale ucraina Ukrinterenergo.

Quello nel Donbass è un conflitto che continua da aprile del 2014, pochi mesi dopo la caduta di Viktor Fedorovyč Janukovyč causata dai disordini dell’Euromaidan. Una protesta che venne in gran parte finanziata da Petro Oleksijovyč Porošenko, diventato poi presidente dell’Ucraina a giugno dello stesso anno dopo la breve parentesi presidenziale (poco più di 3 mesi) di Oleksandr Valentynovič Turčynov.

Nel clima di generale incertezza politica (causato anche dal discusso referendum per l’annessione della Crimea alla Russia), il 6 aprile 2014 alcuni manifestanti armati si impadronirono dei palazzi governativi nel sud dell’Ucraina, nella cittadina di Charkivin e particolare nelle zone di Lugansk e Donetsk, proclamando due Repubbliche popolari la cui indipendenza non è ancora riconosciuta dall’ONU. Il mese successivo i separatisti chiesero e ottennero, nelle zone occupate, un referendum per decidere dell’indipendenza da Kiev.

Da allora, il giorno dopo l’occupazione del 6 aprile, nel sud dell’Ucraina è in corso un conflitto tra l’esercito ucraino e le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk che finora, secondo i dati dell’ONU, ha provocato circa 10 mila decessi. Una cifra che include anche le 298 vittime (283 di passeggeri e 15 dell’equipaggio) dell’aereo malese Boeing 777 partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, ma abbattuto nei cieli di Shiaktiorsk, 40 km a est di Donetsk.

Nel giro di poco tempo, le parti coinvolte iniziarono a usare artiglieria pesante, coinvolgendo anche l’aviazione e i mezzi antiaerei, rendendo gli scontri sempre più violenti. È di ieri mattina la notizia di 23 attacchi che le forze della Federazione russa avrebbero portato a termine nel giro di 24 ore nelle cittadine ucraine di: Avdiyivka, Maryinka, Krasnohorivka, Kamianka, Mykolayivka, Vodiane, Lebedynske, Verkhniotoretske, Novotroyitske, , Chermalyk, Krymske, Novoluhanske, Khutir Vilniy, Novozvanivka, Katerynivka, Troyitske e nelle miniere di carbone di Butivka (ricordiamo che quella del carbone è un’economia di primaria importanza per le zone nel sud dell’Ucraina. Tra l’altro, sembra che le forze di occupazione russe abbiano utilizzato missili anticarro, lanciagranate e mortai da 120 e 82 mm. Armi vietate dagli accordi di Minsk.

Dal 16 maggio 2014 Kiev, tramite la Procura generale ucraina, considera alla stregua di organizzazioni terroristiche le due repubbliche di Donetsk e Lugansk, che da parte loro accusano il governo di nazismo e genocidio della popolazione. Entrambe le parti vivono ancora una situazione politica in cui persino le reciproche posizioni non sono chiare e le condizioni in cui vive la popolazione si è aggravata sempre di più in questi cinque anni, coinvolgendo anche le forniture di energia elettrica.

Da qui l’Amministrazione statale del Donetsk ha lanciato ieri il suo comunicato ai tre vertici ucraini Porošenko, Turchynov e Groysman: “Oggi alcuni consumatori nella regione di Donetsk hanno ricevuto notifiche dall’impresa statale ucraina Ukrinterenergo riguardanti l’interruzione delle forniture di energia elettrica. I consumatori insoluti hanno firmato un contratto con il fornitore (In particolare, le imprese minerarie di carbone statali e di Voda Donbasa, azienda di servizi idrici, ndr). È lo stato che decide principalmente sulla solvibilità di queste imprese”.

l’Amministrazione chiede così di riconoscere lo status di “Consumatore protetto” a strutture socialmente importanti, quale è considerata la Voda Dombasa, che fornisce acqua alle regioni di Lugansk e Donetsk ed è tra i clienti più importanti di Ukrinterenergo, proponendo inoltre al governo ucraino la sovvenzione di un miliardo di grivnie ucraine all’azienda: “L’amministrazione statale regionale di Donetsk si è rivolta al Ministero dello sviluppo regionale, dell’edilizia e dell’edilizia abitativa dell’Ucraina per evitare la disconnessione di forniture di acqua potabile e le strutture centralizzate di drenaggio, considerati oggetti di importanza vitale e strategica, dal sistema di alimentazione, che potrebbe causare disastrose conseguenze sociali ed economiche attraverso la regione di Donetsk” afferma il rapporto ufficiale.

Tra l’altro, il Consiglio dei ministri ucraino, come ricorda lo stesso rapporto, nel gennaio 2019 aveva già deciso di stanziare 450 milioni di grivnie ucraine (circa 15 milioni di euro) dal fondo di riserva per garantire il pagamento dell’elettricità consumata dalle miniere di carbone di proprietà statale e in aziende di primaria importanza, denaro che queste imprese non hanno ancora ricevuto. Inoltre, il contratto per la fornitura di energia elettrica tra Ukrinterenergo e le imprese prive di fornitori indipendenti scade il 31 marzo, data delle prossime elezioni presidenziali ucraine, quando avverrà la disconnessione delle suddette imprese dalle forniture di energia elettrica. Dopo le bombe, gli abbattimenti aerei, le armi e i missili, la situazione nel Donbass, con il rischio di privazione della corrente elettrica, sta quindi passando ora a nuove, più sofisticate ma altrettanto pericolose forme di conflitto.

 

di Emiliano Federico Caruso

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