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Crimea e Russia: L’importanza del porto di Sebastopoli

Crimea e Russia: L’importanza del porto di Sebastopoli

K metro 0 – Kiev – Viktor Vasilyevich Zolotov, responsabile di Rosgvardja (La Guardia nazionale della Federazione Russa), ha appena annunciato ufficialmente la formazione di un’unità speciale a Kerč per proteggere il ponte di Crimea. “Per garantire la sicurezza del ponte di Crimea, strategicamente importante, che collega la penisola con la regione di Krasnodar, a

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K metro 0 – Kiev – Viktor Vasilyevich Zolotov, responsabile di Rosgvardja (La Guardia nazionale della Federazione Russa), ha appena annunciato ufficialmente la formazione di un’unità speciale a Kerč per proteggere il ponte di Crimea. “Per garantire la sicurezza del ponte di Crimea, strategicamente importante, che collega la penisola con la regione di Krasnodar, a Kerč è stata creata un’unità speciale”, queste le parole di Zolotov, che confermano ancora una volta l’importanza strategica che il ponte, e in generale l’intera Crimea, hanno per il Cremlino.

Già una settimana fa, nel giorno del quinto anniversario del trattato di adesione della Crimea alla Russia (18 marzo 2014), il presidente Vladimir Putin si è recato nella penisola per inaugurare le due nuove centrali termoelettriche di Balaklava e Tavria, ha poi incontrato alcuni politici filorussi vicini al Segretario di stato francese Thierry Mariani, visitato il  complesso di Malakhov Kurgan, dove ha reso omaggio ai caduti della battaglia di Crimea nella Seconda guerra mondiale e dell’assedio di Sebastopoli del 1854-55, concludendo la sua visita a Simferopoli in serata, dove durante un discorso patriottico ha paragonato la popolazione della Crimea ai soldati sovietici della Seconda guerra mondiale. Un tentativo, quello del presidente russo, di rinforzare il suo consenso popolare, sceso al di sotto del 50% in seguito alla sua riforma delle pensioni, che gli provocò le critiche del 78% della popolazione russa.

Quella del 18 marzo in Russia è diventata ormai una festa nazionale, con tanto di manifestazioni, concerti, eventi e festeggiamenti in tutto il paese che coinvolgono tutta la popolazione, tranne i tartari, una popolazione turca a maggioranza islamica che vive nella Russia meridionale e da sempre contraria all’annessione della Crimea. Una presa di posizione che ha causato ai tartari vari contrasti con il governo russo, che ha reagito chiudendo la loro emittente televisiva, accusandoli a più riprese di essere un’organizzazione terroristica e infine annullando il Mejlis, il parlamento informale dove i Tartari si riunivano.

L’ANNESSIONE DELLA CRIMEA

Ma facciamo un passo indietro. È il 1954, quando Nikita Sergeevič Chruščëv, a quel tempo Primo segretario del Partico comunista dell’Unione Sovietica e già Presidente del Consiglio della repubblica ucraina e segretario del Partito comunista ucraino, dona la Crimea al governo di Kiev per commemorare il 300mo anniversario del Trattato di Pereiaslav tra la Russia e i cosacchi ucraini.

Dopo la fine dell’Unione Sovietica, per qualche anno l’Ucraina riesce a mantenere i suoi poteri sulla Crimea, ma nel 1997 viene stretto un accordo che per venti anni permetterà la presenza di una flotta russa a Sebastopoli in cambio di 98 milioni di euro all’anno. Nel 2005 diventa poi presidente Viktor Andrijovyč Juščenko, favorevole a far entrare Kiev nella NATO e, ben prima della scadenza del ventennale contratto, che permette anche al Cremlino di tenere in Crimea più di un centinaio di navi e un massimo di 25 mila militari, viene messa in discussione la permanenza della flotta russa a Sebastopoli, che nel frattempo è diventata l’unica città al mondo ad avere due diversi corpi militari nazionali della Marina.

Il 27 febbraio 2014 Mosca manda i militari, conosciuti poi come gli “Omini verdi”, a prendere il controllo dei luoghi più importanti della Crimea, in particolare del Parlamento, subito dopo la cacciata di Viktor Fedorovyč Janukovyč, l’allora presidente dell’Ucraina, notoriamente filorusso, che tra l’altro aveva anche interrotto i negoziati con l’Unione Europea con lo scopo di evitare che la Crimea si allontanasse dal controllo russo.

Subito la Russia dichiara indipendente la Crimea, organizzando in fretta il 16 marzo un referendum per l’annessione della penisola al Cremlino. Al referendum, con il 95% dei votanti, vince la volontà di rimanere in territorio russo, ma l’Unione Europea e la NATO non riconoscono questi risultati, il cui referendum tra l’altro non era stato seguito da osservatori internazionali, e inizia ad adottare insieme agli USA una serie di sanzioni nei confronti della Federazione Russa

IL PONTE DI CRIMEA

Negli anni ’60 il l’allora governo sovietico inizia il progetto di una serie di dighe e ponti, conosciuto come “Unità idroelettrica di Kerč”, con il doppio scopo di raccogliere l’energia elettrica sfruttando le onde marine, e di collegare la Crimea alla costa dell’Unione Sovietica.

Il progetto viene poi abbandonato, complice anche la dissoluzione dell’URSS, e ripreso a intervalli, ma senza mai arrivare a un accordo definitivo a causa della situazione politica tra Russia e Ucraina. In seguito ai risultati del referendum del 16 marzo 2014, l’idea di un ponte strategico tra Russia e Crimea viene poi ripreso, affidandone l’appalto alla compagnia Stroygazmontazh.

L’azienda russa, fondata nel 2008, inizia i lavori del ponte di Crimea a maggio del 2015, per concluderli in soli tre anni, con un anticipo di sei mesi rispetto ai tempi previsti e con una spesa di 230 miliardi di rubli (circa 3 miliardi di euro). A causa delle sanzioni contro la Russia, nessuna compagnia assicurativa può permettersi di coprire i danni in caso di incidenti. Una situazione che per tutta la durata dei lavori provoca una costante preoccupazione ad Arkady Rotenberg, proprietario di Stroygazmontazh.

Inaugurato il 15 maggio 2018 dal presidente Putin in persona, che lo attraversa alla guida di un camion, quello di Crimea è un ponte a quattro corsie in grado di far passare 40 mila veicoli al giorno e, con i suoi 18 km di lunghezza che collegano la penisola di Kerč alla zona di Krasnodar, è il più lungo mai realizzato in Russia e in Europa.

Tornando alle sanzioni contro la Russia: quelle imposte dall’Occidente hanno, tra l’altro, fatto saltare il progetto del gasdotto South Stream, dove erano stati depositati ben due miliardi di euro di commesse Agip. Cambiato poi il nome in Turkish Stream, il progetto, in unione con la Trans Anatolian Gas Pipeline, dovrebbe in futuro portare gas metano, via Tap (Trans Adriatic Pipeline), fino alle coste italiane, in Puglia.

Al di là della sua utilità logistica, peraltro innegabile, la costruzione del ponte di Crimea ha attirato più volte le critiche di Bruxelles e di Kiev, non del tutto infondate. Grazie a questo Крымский мост (Krímskij most: ponte di Crimea), la Russia ha ora a disposizione un collegamento veloce con Sebastopoli in particolare e con la Crimea in generale, oltre a una strategica barriera artificiale tra il mar d’Azov e il Mar Nero, la cui efficacia è stata sfruttata già a novembre dello scorso anno.

Quando la Russia catturò le tre navi da guerra ucraine, in apparenza come risposta alle presunte provocazioni della Marina ucraina nei confronti di pescherecci russi nel mar d’Azov, il presidente Porošenko inviò altre navi attraverso lo stretto di Kerč. Ma a questo punto, per ribaltare completamente la situazione a loro favore, ai russi bastò piazzare una nave portacontainer di traverso sotto il vano del ponte di Crimea (gli archi del ponte sono larghi al massimo 227 metri e alti 35) per creare una muraglia artificiale invalicabile. Lo sforzo delle navi ucraine di attraversare questa barriera provocò la famosa “Battaglia navale” del 25 novembre 2018, che portò al sequestro delle navi ucraine da parte della Russia e all’arresto di 8 ufficiali e 20 marinai della Marina di Kiev colpevoli, secondo il Federal’naja služba bezopasnosti Rossijskoj Federacii (Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa, abbreviato FSB. Il servizio segreto di Mosca, erede del KGD sovietico) di aver violato gli articoli 19 e 21 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marino.

Ma quello del 25 novembre 2018 è solo un ulteriore episodio che, insieme a molti altri, ruota intorno a un nome, un luogo da sempre importante per la Federazione Russa dal punto di vista militare, strategico ed economico: Sebastopoli.

 

Prima parte – di Emiliano Federico Caruso

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