Gualtieri, eurodeputato, presidente della Commissione ECON, parla a Kmetro0 di Unione economica, Brexit, rapporti Italia- Cina  

Gualtieri, eurodeputato, presidente della Commissione ECON, parla a Kmetro0 di Unione economica, Brexit, rapporti Italia- Cina  

K metro 0 – Roma – Una manifestazione del Partito Democratico, aperta a tutti i cittadini, nell’apposita sede convegni di Via Palermo, nel centro di Roma, è stata l’occasione per incontrare Roberto Gualtieri, eurodeputato del PD dal 2009, nel gruppo Alleanza dei Socialisti Democratici e dei Progressisti. Insieme ad altri importanti dirigenti romani e nazionali

K metro 0 – Roma – Una manifestazione del Partito Democratico, aperta a tutti i cittadini, nell’apposita sede convegni di Via Palermo, nel centro di Roma, è stata l’occasione per incontrare Roberto Gualtieri, eurodeputato del PD dal 2009, nel gruppo Alleanza dei Socialisti Democratici e dei Progressisti. Insieme ad altri importanti dirigenti romani e nazionali del partito, Gualtieri ha fatto un bilancio dei suoi ultimi 5 anni di parlamentare europeo, rispondendo alle domande dei cittadini; è stata, in sostanza, una prima manifestazione pubblica del PD in vista soprattutto delle prossime elezioni europee di fine maggio. Gualtieri dal 2014 ha svolto il suo secondo mandato all’Europarlamento: dove è presidente della Commissione per i Problemi economici e monetari (ECON). Nel 2017 è stato nominato membro del Brexit Steering Group, incaricato di seguire i negoziati sulla Brexit per conto di Strasburgo; mentre presiede il Gruppo di Lavoro sull’Unione Bancaria.

Intervista di Nizar Ramadan e Fabrizio Federici

On. Gualtieri, al giorno d’oggi, senza dimenticare, chiaramente, la UE come soggetto politico sovranazionale, cosa manca, per realizzare veramente l’Unione economica e monetaria?

Manca soprattutto un bilancio dell’Eurozona per sostenere l’occupazione e gli investimenti. Nella battaglia per la sua realizzazione, rientra l’importante proposta di un’indennità europea per l’occupazione, forma di garanzia sociale già proposta, a suo tempo, da Pier Carlo Padoan nel suo ruolo di ministro italiano dell’Economia e delle finanze, dal 2014 in poi; e che vogliamo riprendere fortemente nella nuova legislatura europea.

E per l’Unione dei capitali, di cui si parla sin dal 1992, come aspetto essenziale del Mercato comune europeo dei prodotti e dei servizi?

Abbiamo portato a termine, a Strasburgo, varie proposte legislative per aumentare, nella UE, i finanziamenti a quelle che sono le realtà più produttive (piccole e medie imprese anzitutto, uno dei tratti distintivi primari delle singole economie europee): ma per realizzare una vera integrazione finanziaria resta veramente ancora molto da fare. Si tratta, anzitutto, di dirottare una parte adeguata del risparmio in eccedenza delle imprese europee (che è consistente) verso investimenti creatori di nuova occupazione; e politiche analoghe, chiaramente, vanno realizzate col bilancio della UE. Ma per fare questo, è indispensabile avere un bilancio comunitario più forte, che possa consentire politiche comunitarie di rilancio delle economie nazionali.

Parlando di Brexit, venerdì 23 marzo, un milione di persone ha marciato, a Londra, per chiedere un secondo referendum popolare, e Domenica 24 le firme online della petizione al Parlamento britannico per revocare la Brexit hanno superato le 5.030.000. Come pensa che si evolverà la situazione?  

Gli inglesi pensavano che la Brexit potesse attuarsi in breve tempo e senza particolari difficoltà. Invece ci sono molte incognite nel modo in cui si sta marciando verso la Brexit, e più passano i giorni, più si fa concreto il rischio del “No deal”, dell’arrivarci senza alcun accordo tra Londra e Bruxelles. Forse lo scenario più probabile, direi quasi inevitabile, è quello di un rinvio della data di uscita: rinvio però flessibile, cioè a una data che potrebbe essere – data la complessità della situazione e le questioni da regolare – anche a dopo le elezioni europee. Non è detto che la nuova “deadline” debba per forza essere al massimo il 22 maggio, il giorno prima delle elezioni.

Altro tema di primo piano: i rapporti Italia-Cina, all’indomani della visita di Xi Jin Ping. Come possiamo valutarne le conseguenze? 

La visita del Presidente cinese è stata senz’altro importante, perché la Cina è un grande Paese, e l’Italia ha con esso una tradizione storica di forti scambi culturali ed economici, e, attualmente, un interscambio import-export notevole. Ma il dialogo tra i due Paesi deve avvenire su un piano paritario: che non mi sembra particolarmente rispettato nel Memorandum firmato da Xi e il premier Conte: il quale, certo, non è un trattato internazionale, ma è comunque un atto che, in una certa misura, impegna politicamente i due Paesi. Memorandum che, al tempo stesso, è abbastanza vago, praticamente ambiguo; e, soprattutto, non prevede una vera reciprocità di consultazioni e di impegni tra le due parti. Tutto questo può avere conseguenze negative per l’Italia; in ogni caso può rendere il rapporto tra i due Paesi, soprattutto per noi, ambiguo e controproducente. Il rapporto migliore con la Cina dev’essere condotto sulla base di un’intesa con l’Unione europea.

Per ultimo, il “leithmotiv” del sovranismo: parliamone, alla luce specialmente delle ultime elezioni provinciali (con riflessi, però, anche sulla composizione del prossimo Parlamento nazionale) in Olanda…

Sull’esito di queste ultime elezioni olandesi, è difficile dire se abbia influito la vicenda, pochi giorni fa, di Utrecht, con la tragica sparatoria sul bus: certo – allargando il discorso a tutti i Paesi UE – queste esplosioni di violenza. ideologicamente simmetriche, da Christchurch ad Utrecht (con gli inevitabili corollari di reazioni, polemiche, ecc..) sono molto pericolose, davvero rischiano di far saltare equilibri tra le nazionalità europee e l’immigrazione (economici, sociali, culturali) molto delicati, che l’Europa costruisce giorno per giorno. Ora, pur nella preoccupazione per questi ultimi risultati nei Paesi Bassi, va detto anche che gli elettori europei non seguono un trend rigido e univoco, compiono sempre scelte che hanno periodici “alti e bassi”. Però è evidente che a queste prossime elezioni europee, comunque vadano, dovrà seguire una fase di vera riflessione pubblica sull’Unione che vogliamo costruire, su principi e valori irrinunciabili dell’Europa. Aggiungerei, in base alla mia esperienza ormai decennale di europarlamentare, che il sovranismo urlato e rabbioso, oltre ad essere sbagliato, è politicamente controproducente, rischia di produrre, per il Paese che lo abbraccia, effetti opposti a quelli desiderati: facendolo finire regolarmente nell’angolo, in minoranza. Nella UE, invece, conta veramente, e può realizzare risultati positivi, solo chi dimostra realismo ed elasticità, chi è capace di aggregare, fare maggioranza, e non di dividere.

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