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Copyright su Internet. Il Parlamento di Strasburgo approva la direttiva con 348 voti a favore contro 274 e 36 astenuti

Copyright su Internet. Il Parlamento di Strasburgo approva la direttiva con 348 voti a favore contro 274 e 36 astenuti

K metro 0 – Bruxelles – La plenaria del Parlamento europeo ha approvato, oggi a Strasburgo, con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti, il controverso accordo con il Consiglio Ue sulla direttiva sul copyright online, volto a sottoporre le grandi piattaforme di Internet (Youtube, Facebook, Google, etc., e in particolare gli aggregatori di notizie

K metro 0 – Bruxelles – La plenaria del Parlamento europeo ha approvato, oggi a Strasburgo, con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti, il controverso accordo con il Consiglio Ue sulla direttiva sul copyright online, volto a sottoporre le grandi piattaforme di Internet (Youtube, Facebook, Google, etc., e in particolare gli aggregatori di notizie o i servizi di monitoraggio dei media), al pagamento dei diritti d’autore per i contenuti (video, musica e articoli giornalistici) diffusi e condivisi sulle loro piattaforme. Prima di questo voto nettissimo, tuttavia, la direttiva sul copyright ha rischiato seriamente di essere messa a rischio da un contesto insidiosissimo. Il voto della Plenaria riguardava l’accordo in “trilogo” già raggiunto, a metà febbraio, fra i rappresentanti dell’Europarlamento (il relatore e i relatori ombra), il Consiglio Ue e la Commissione. Gli eurodeputati oggi dovevano votare innanzitutto il testo integrale dell’accordo, senza la possibilità di emendarlo: in caso di rigetto, sarebbero passati al voto degli emendamenti, cosa che però non avrebbe più permesso di rinegoziare con il Consiglio Ue un nuovo accordo prima delle elezioni europee di maggio. La grande maggioranza dei deputati europei del Pd ha votato a favore della direttiva, insieme all’intera delegazione di Forza Italia. Ma tre deputati del Pd Brando Benifei, Renata Briano e Daniele Viotti hanno votato contro il testo. Nel gruppo dei Socialisti&Democratici, anche Eli Schlein di Possibile e Sergio Cofferati di Sinistra Italiana hanno espresso voto negativo. Contrari alla direttiva anche Barbara Spinelli e Eleonora Forenza del gruppo di estrema sinistra della Gue, nonché i due ex deputati eletti nel M5s Marco Affronte (passato ai Verdi) e David Borrelli (non iscritti). Si è invece astenuta un’altra ex del M5s, Giulia Moi. Infine, hanno votato a favore i deputati italiani del gruppo dei Conservatori e riformatori europei Raffaele Fitto, Innocenzo Leontini e Remo Sernagiotto.

Per il relatore tedesco Voss, “crea certezza del diritto per il lavoro protetto dal Copyright”

Il relatore, il tedesco Axel Voss (Ppe), ha concluso il dibattito sottolineando che, al contrario di quello che hanno affermato molti eurodeputati contrari al testo, “nella direttiva non c’è censura e la libertà di espressione non è limitata”. La direttiva invece, ha continuato Voss “crea certezza del diritto per il lavoro protetto dal Copyright, e nuove possibilità per gli utenti e i cittadini”. Contro la direttiva, ha aggiunto il relatore, “Google, Facebook, Youtube stanno divulgando disinformazione e stanno dimostrando quanto sia facile manipolare o far manipolare gli utenti, soprattutto i giovani”, che si oppongono al testo. “Oggi – ha continuato – il nostro Parlamento può agire contro queste grandi piattaforme digitali e proteggere la nostra democrazia, i diritti fondamentali, i diritti di proprietà intellettuale e la tutela e l’equa remunerazione dei creatori di contenuti. Oggi sta a noi – ha concluso Voss – salvare il partimonio culturale dell’Europa, o lasciarlo al monopolio dei giganti tecnologici”. Ma l’intervento più appassionato a favore della direttiva è stato quello del liberale francese Jean-Marie Cavada, un ex giornalista: “Signori – ha detto rivolto ai colleghi -, l’economia della carta stampata sta affondando, pezzo dopo pezzo. E la stampa è la base della democrazia: quando non ci sarà più alcun giornalista, non ci sarà più informazione, ma solo voci e rumours”. “Ci parlano – ha continuato Cavada – di filtri per ‘l’upload’, che non ci sono, ci parlano di rischi per Wikipedia, che invece è protetta dal testo. Perché queste tesi sono arrivate anche qui? Perché siamo stati bombardati, come dei prigionieri politici, dai giganti di Internet che finiranno con l’occupare la totalità delle nostre attività economiche”. Per questo, ha concluso l’eurodeputato francese, “bisogna votare questo testo, senza emendamenti, altrimenti sarà una Monaco (una resa, ndr) intellettuale”.

Cosa prevede la direttiva in sintesi

La direttiva copyright prevede che le piattaforme digitali negozino accordi di licenza con gli editori in modo da remunerare i creatori dei contenuti online. Questa disposizione aveva sollevato forti critiche perché gli oppositori temono la predisposizione di “filtri di upload”, una sorta di “censura preventiva”, che a loro dire metterebbe a rischio la libertà di espressione e la libera circolazione delle idee su Internet. La direttiva, tuttavia, esclude chiaramente dal suo campo di applicazione i “collegamenti ipertestuali” agli articoli di notizie e “singole parole o estratti molto brevi” (ad esempio “frammenti”), nonché le enciclopedie online senza scopo di lucro, come Wikipedia, e le piattaforme di sviluppo e condivisione “open source”. Le nuove piattaforme online di Pmi beneficeranno di un regime più leggero nel caso in cui non ottengano un’autorizzazione dai titolari dei diritti. Manca ora un solo passaggio all’adozione finale dell’accordo: la conferma, a maggioranza qualificata, da parte del Consiglio Ue. Sulla carta, una pura formalità. Ma niente è scontato con la direttiva copyright: nella posizione presa precedentemente, cinque Paesi (Italia, Polonia, Olanda, Finlandia e Lussemburgo) si erano opposti e due (Slovenia e Belgio) si erano astenuti. Ma recenti contrasti in seno al governo tedesco potrebbero mettere a rischio il voto favorevole della Germania, facendo mancare la maggioranza qualificata.

 

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