La memoria di chi ha donato la vita per la patria è l’atto costitutivo di uno Stato

La memoria di chi ha donato la vita per la patria è l’atto costitutivo di uno Stato

Il Generale Alessandro Veltri, Commissario Generale per le Onoranze ai Caduti traccia un bilancio e anticipa novità importanti a cent’anni dalla nascita dell’istituzione. K metro 0 – Roma – Il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti dal 1919 si occupa della individuazione, della conservazione della memoria dei Caduti e della custodia della relativa documentazione,

Il Generale Alessandro Veltri, Commissario Generale per le Onoranze ai Caduti traccia un bilancio e anticipa novità importanti a cent’anni dalla nascita dell’istituzione.

K metro 0 – Roma – Il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti dal 1919 si occupa della individuazione, della conservazione della memoria dei Caduti e della custodia della relativa documentazione, oltre che della valorizzazione dei luoghi sacri, L’Ente del Ministero della Difesa alle dirette dipendenze del Ministro stesso, celebra quest’anno il suo centesimo anniversario.

Il primo Commissario Generale fu il Generale Armando Diaz. Oggi al vertice del Commissariato c’è il Generale di Divisione Alessandro Veltri, Ufficiale con vasta esperienza in campo nazionale ed internazionale Lo abbiamo incontrato a Roma, nel suo ufficio, ci ha parlato della missione, degli obiettivi, e delle novità relative a questa nobile istituzione, che merita di essere maggiormente conosciuta.

«Per Caduti, innanzitutto, intendiamo i civili ed i miliari appartenenti a qualsiasi formazione e nazionalità che, dalle guerre preunitarie fino alle guerre mondiali, per arrivare alle missioni di pace, hanno donato la vita per la Patria. Il nostro obiettivo principale è consolidare e diffondere il culto della memoria dei Caduti perché è, attraverso il loro sacrificio, che si esprime la storia della nostra Patria.

Da cent’anni l’Ente si occupa del riconoscimento, dell’individuazione, della traslazione, del rimpatrio, della resa degli onori solenni, della restituzione ai familiari o della tumulazione presso i vari Sacrari e Cimiteri militari che sono 1060 disseminati in tutta Italia.  Sono sotto la nostra responsabilità otto zone monumentali della Prima guerra mondiale oltre a riquadri, sacrari, cappelle, ossari, sepolture individuali; 178 siti all’estero, in Europa, Africa, Asia, Americhe e Oceania. Alcuni sono gestiti direttamente da noi come El Alamein, altri con il concorso delle sedi diplomatiche. Sono 89 i sacrari stranieri in Italia, gestiti tramite accordi internazionali. Sembra incredibile ma, anche a distanza di molti anni, il Commissariato Generale riceve di continuo decine di richieste di parenti che cercano un loro caro Caduto in guerra.

Intervista – di Nizar Ramadan e Alessandro Luongo

Come mai si manifestano solo ora le domande dei Caduti dopo tanti anni dall’evento bellico?

Spesso sono nipoti e pronipoti che ci contattano, magari motivati dalla curiosità nata dal racconto sui loro cari. Riceviamo ogni giorno mail e telefonate di notizie in merito. Questo ritrovato interesse per i soldati Caduti, questo desiderio manifestato dai familiari di ritrovare quel che resta del proprio caro, questo bisogno di ricostruire la propria storia familiare, rappresenta per noi uno stimolo a proseguire nel nostro lavoro di ricerca. Consultando, ad esempio, l’Albo d’Oro dei Caduti di tutte le guerre, possiamo fornire una risposta immediata all’interessato, se il congiunto è sepolto in un Sacrario militare o in un cimitero comunale, oppure risulta fra i dispersi, mi riferisco in particolare ai Caduti in Russia, periti durante il viaggio verso i campi di prigionia e scaricati a ridosso delle linee ferroviarie e poi raccolti in fosse comuni. Fra il 2017 e il 2018, ad esempio, nella regione di Kirov, in Russia, sono state finalmente individuate delle fosse comuni, dove sono stati rinvenuti oltre 1600 Caduti di 7 nazionalità diverse, fra i quali italiani, tedeschi, austriaci.  La ricerca in territorio russo è quella che denota la maggiore complessità.

Solo per la vastità del territorio o anche per altri motivi, generale?

«Degli oltre 90.000 Caduti italiani morti e dispersi durante la campagna di Russia della Seconda guerra mondiale, siamo riusciti a riportarne in Patria circa 12.000 nonostante le attività di ricerca siano potute iniziare solo dopo la caduta del Muro di Berlino. Insomma, prima c’era la dittatura in Unione Sovietica e non è da trascurare che tutti i documenti che ci sono arrivati erano scritti in cirillico. Ma io sono possibilista ed ottimista e credo che potremo dare un nome e una degna sepoltura ancora a molti altri nostri connazionali.

Di quali tecniche e mezzi vi avvalete per la ricerca dei dispersi e Caduti?

Occorre recarsi sul posto, laddove si sono combattute le battaglie, dove è stata scritta la storia. In quei luoghi nel frattempo sono sorte città, infrastrutture, strade. Da dicembre scorso ci avvaliamo anche della scienza per cercare di assegnare un nome agli ignoti, per identificare i resti mortali dei Caduti sepolti a Castua in Croazia nel bosco della Loza nel 1945, abbiamo programmato un’indagine per la ricerca del genoma su alcuni resti mineralizzati fra quelli recuperati. Tutto questo in collaborazione con i Ris dei Carabinieri. L’obiettivo è creare un “archivio genetico” per identificare con certezza i Caduti che, altrimenti, sarebbero considerati ignoti e favorire la ricerca da parte dei familiari

Con chi collaborate in Europa in questa ricerca?

Collaboriamo in particolare, con Austria, Germania, Polonia, Regno Unito, Francia, Russia, ma anche con gli Stati Uniti. I siti all’estero sono gestiti tramite rappresentanze diplomatiche. Anche l’attività di ricerca e recupero dei Caduti è condotta avvalendosi del supporto di ambasciate e consolati, oltre che della collaborazione di organi paritetici presenti nelle nazioni, con i quali sono stati sottoscritti accordi bilaterali. Noi diamo indicazioni ma gli addetti militari e il loro staff hanno comunque già questi compiti e competenze. Facciamo tutto, inoltre, con nostre risorse finanziarie e in Italia abbiamo accordi con i Comuni, associazioni e fondazioni per la manutenzione ottimale dei nostri sacrari e cimiteri militari.

Generale, non pensa di chiedere aiuto all’Unione europea per dotarsi di un fondo maggiore?

«L’idea di coinvolgere l’Europa è di sicuro vincente, ogni valutazione dovrà essere considerata nelle opportune sedi europee.

Qual è il risultato del Commissariato Generale che l’ha sorpresa di più di recente?

«Senza dubbio il rinvenimento dei resti di Roberto Beretta, caduto della Prima guerra mondiale e riconsegnato alla famiglia il 13 ottobre scorso. È stato possibile identificarlo in quanto il corpo è stato conservato dai ghiacciai per oltre 100 anni e l’arretramento del ghiacciaio dell’Adamello ha permesso la riemersione dei resti.  Lo abbiamo identificato grazie ad un frammento di cartolina con il suo nome che oggi è esposto, assieme agli scarponi e ai brandelli di divisa, in una mostra sulla Grande Guerra, patrocinata dal Commissariato a Trento».

Siete molto attenti ai giovani. Le scolaresche visitano spesso i vostri sacrari.

«I direttori dei sacrari accolgono ogni giorno visite guidate e spesso si recano nelle scuole per diffondere e consolidare il culto della memoria. Per noi i giovani sono molto importanti, ma c’è di più: i nostri sono anche luoghi di “vita”, nei quali presentiamo libri e organizziamo eventi culturali senza mai spettacolarizzare questi siti, nel rispetto dei Caduti. E i nostri giovani visitatori accorrono non solo per studiare la storia da vicino, ma anche per ammirarne l’aspetto architettonico e viverne l’etica».

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