Elezioni in Ucraina: è probabile un secondo turno

Elezioni in Ucraina: è probabile un secondo turno

K metro 0 – Kiev – Il prossimo 31 marzo il popolo ucraino si recherà alle urne per eleggere il proprio presidente. Secondo gli ultimi sondaggi (che escludono la Crimea e le zone non controllate dal governo ucraino) circa il 15% degli aventi diritto ha dichiarato che non voterà. La ragione di questo astensionismo sta

K metro 0 – Kiev – Il prossimo 31 marzo il popolo ucraino si recherà alle urne per eleggere il proprio presidente. Secondo gli ultimi sondaggi (che escludono la Crimea e le zone non controllate dal governo ucraino) circa il 15% degli aventi diritto ha dichiarato che non voterà. La ragione di questo astensionismo sta nel clima di scontento per la situazione economica e la crisi con la Russia, oltre che nella disillusione del popolo ucraino nei confronti del clima politico del paese e della lunga lista dei candidati al ruolo di presidente: 44, scesi tuttavia a 39 nelle ultime ore. Un numero comunque alto, al punto che, secondo gli ultimi sindaggi, c’è il rischio che nessuno dei candidati riesca a raggiungere la maggioranza assoluta, si andrebbe quindi a un secondo turno il prossimo mese.

Parliamo delle prime elezioni nazionali dal 2014, quando furono convocate da Viktor Yanukovych, allora presidente (notoriamente filorusso) dell’Ucraina, che si dimise poi in seguito ai disordini della rivoluzione Maidan. Per la cronaca: Yanukovych venne tra l’altro condannato a 13 anni di carcere per la sua complicità nell’invasione della Crimea da parte della Russia, considerata una delle cause della guerra nel Donbass ancora in corso, e per il suo ruolo nella repressione delle proteste del Maidan, durante le quali vennero uccisi più di cento manifestanti.

Ma vediamo la lista dei favoriti in questa corsa alle presidenziali ucraine. In cima sembra esserci Volodymyr Zelenskiy, 41enne, cabarettista e comico, legato a Ihor Kolomoyskiy, uno dei più potenti oligarchi del paese, che in tempi recenti ha sostenuto anche pubblicamente la candidatura dello showman ucraino.

Zelenskiy, che ha presentato la sua candidatura ufficiale il 31 dicembre scorso, secondo i sondaggi ha un sostegno popolare di ben il 25% per le presidenziali del paese, grazie anche alla disillusione del popolo ucraino nei confronti della classe politica attuale.

Abbiamo poi Julija Tymošenko, Primo ministro ucraino dal 2007 al 2010 (è stata la prima donna a ricoprire tale carica), leader del blocco che porta il suo nome e del partito filo-europeista “Unione Pan-Ucraina”. La Tymošenko, che secondo i sondaggi ha una preferenza popolare del 18%, ha promesso ai cittadini ucraini una nuova Costituzione, di sanzionare la Russia per i danni causati all’Ucraina, di riformare l’esercito, di abbassare le tariffe energetiche e, soprattutto, di avviare un serio programma di pace.

Non manca, nella lista dei candidati, lo stesso attuale presidente Petro Oleksijovyč Porošenko, il cui mandato iniziò il 7 giugno del 2014. Il consenso popolare nei suoi confronti, al momento in cui scriviamo, si assesta sul 17%. Un numero molto più basso, rispetto a quel 55% riscontrato al tempo della sua elezione a presidente dell’Ucraina. Per vincere le prossime elezioni, Porošenko, che ha già un passato da Segretario del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa, da Ministro degli Esteri e da Ministro del commercio e dello sviluppo economico, punta alle riforme strutturali dell’apparato statale ucraino, a una collaborazione più stretta con l’Europa, a un rinnovamento dell’integrità territoriale del paese, all’ottenere il rilascio dei prigionieri politici urcaini ancora detenuti in Russia e alla reintegrazione della regione del Donbass, nel sud est dell’Ucraina.

Nella sua corsa al secondo mandato come presidente, Porošenko è sostenuto anche dai suoi risultati raggiunti negli ultimi cinque anni: la ratifica dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, il rafforzamento dell’esercito russo nelle zone del Donbass, l’accesso senza visto nei paesi dell’UE e in ulteriori 4 paesi della zona Schengen per i cittadini ucraini (solo per brevi soggiorni e fatta eccezione per Irlanda e Regno Unito) che ha portato il passaporto ucraino al 41mo posto nell’indice Henley Passport Index, oltre all’indipendenza concessa alla Chiesa ortodossa ucraina nei confronti della sua controparte russa e alla limitazione dei disordini contro la Russia per prevenire ulteriori decessi e incidenti.

Con l’11% di favore popolare troviamo invece Yuriy Boyko, filorusso, già alleato di Viktor Yanukovych. Originario di Horlivka, nell’oblast di Donetsk, ex presidente della compagnia statale Naftogaz, ex ministro dell’Energia e attualmente leader del Blocco opposizione creato dopo l’Euromaidan da quel che rimaneva del Partito delle Regioni di Yanukovic, Boyko è stato più volte in passato accusato di corruzione per le sue posizioni filorusse. Una sua elezione a presidente dell’Ucraina potrebbe creare tensioni interne tra i sostenitori di un accordo con la Russia da una parte, e i nazionalisti ucraini dall’altra.

Il generale delle Forze armate e leader del Partito Posizione Civile, Anatoliy Hrytsenko, ha invece una preferenza popolare del 10% circa. Hrytsenko, che ha anche svolto il ruolo di Ministro della difesa sia per il governo di Tymoshenko che per quello di Yanukovic, è sempre stato molto critico nei confronti di Poroshenko, del quale ha più volte invocato l’arresto per corruzione. Si presenta ora alle elezioni presidenziali per la terza volta consecutiva e si pone come un personaggio politico forte e in grado di riportare la stabilità politica, economica e sociale in Ucraina, ma propone un sistema presidenziale che potrebbe causare un rallentamento, se non un vero arresto, nel processo di avvicinamento tra Ucraina ed Europa.

Tra i consensi popolari più bassi, al momento, troviamo Oleh Lyashko, leader del Partito radicale, dato al 5,7% e in stretti rapporti Rinat Akhmetov, ricco uomo d’affari originario del Donbass, da lui più volte indicato come “…garante dell’indipendenza dell’Ucraina“.

Già condannato in passato per corruzione, Lyashko promette ora stipendi dignitosi, farmaci a prezzi più bassi e il ripristino della pena capitale, ma i suoi metodi politici poco ortodossi e il suo ruolo nell’annessione della Crimea alla Russia, durante la quale organizzava bande armate dedicate ai rapimenti dei separatisti filorussi (con tanto di filmati poi pubblicati online), giustificano il suo attuale basso consenso popolare.

Chiunque sarà, il prossimo presidente ucraino si troverà sul tavolo una lunga serie di questioni da risolvere, tra la situazione nei confronti della Russia, i rapporti dell’Ucraina con l’Unione Europea, il conflitto nella zona del Donbass (la questione più difficile: il 64% degli ucraini dichiara che ciò di cui il paese ha veramente bisogno e un serio trattato di pace), i problemi di corruzione e la situazione economica.

Al momento in cui scriviamo è difficile fare concrete previsioni sul risultato delle elezioni del 31 marzo, ma quasi sicuramente nessuno dei 39 candidati supererà la maggioranza assoluta del 50%. Molto dipende dai futuri sviluppi nei rapporti con la Russia, ma è quasi certo che ci sarà bisogno di una seconda tornata elettorale il 21 aprile prossimo.

 

Di Emiliano Federico Caruso

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