Bruxelles, Terza Conferenza sulla Siria: più di 6 miliardi di dollari raccolti, ma ciò che serve è una soluzione politica

Bruxelles, Terza Conferenza sulla Siria: più di 6 miliardi di dollari raccolti, ma ciò che serve è una soluzione politica

K metro 0 – Bruxelles – Si è conclusa nel pomeriggio di giovedì 14 marzo la terza Conferenza sul tema “Sostenere il futuro della Siria e della regione”, resa possibile da un comune impegno di Unione Europea e Nazioni Unite, che hanno ospitato a Bruxelles – dal 12 al 14 marzo – più di 80

K metro 0 – Bruxelles – Si è conclusa nel pomeriggio di giovedì 14 marzo la terza Conferenza sul tema “Sostenere il futuro della Siria e della regione”, resa possibile da un comune impegno di Unione Europea e Nazioni Unite, che hanno ospitato a Bruxelles – dal 12 al 14 marzo – più di 80 delegazioni da oltre 50 Paesi di tutto il mondo.

Come il titolo lascia intendere, la conferenza è stata caratterizzata da un costante dialogo tra la società civile, quindi le organizzazioni non governative sia locali che internazionali, e il contesto politico e decisionale dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. La presenza della società civile ha permesso che le decisioni prese durante le sessioni plenarie del terzo e ultimo giorno di Conferenza, fossero quanto più consapevoli e attente alla situazione, non-solo politica ma anche umanitaria, della regione siriana.

La sessione plenaria del 14 marzo, infatti, si è concentrata sulle azioni politiche e finanziare concretamente attuabili per risolvere la crisi politica siriana, che dura ormai da 8 anni.

“La popolazione siriana chiede un paese dove tutti possano avere il proprio posto, una Siria inclusiva, sovrana, unita, democratica, riconciliata, un posto dove ogni singolo siriano possa sentirsi a casa. Questo è un obbiettivo che non può essere raggiunto militarmente. Ci vuole una soluzione politica negoziata tra le parti siriane, una soluzione che non riguarda solo la politica e il suo potere, ma soprattutto le persone.” Con queste parole, Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, ha aperto la sessione plenaria della giornata conclusiva.

Più volte, nel corso dell’assemblea, è stato sottolineato come l’azione militare e gli aiuti umanitari possano dare sì una tregua alla sofferenza della popolazione siriana, ma non possono risolvere la situazione di crisi istituzionale e i conflitti interni. Un processo di pace può essere raggiunto solo tramite una “transazione politica verso un Paese democratico e inclusivo”, condivisa dalla comunità internazionale e sostenuta dalle Nazioni Unite a Ginevra.

Anche il rappresentante delle Nazioni Unite, Mark Lowcock, Sottosegretario Generale per gli Affari  Umanitari, sottolinea come, nonostante i grandi sforzi nonchè i numerosi obiettivi già raggiunti dall’ONU, un grande lavoro e un impegno condiviso siano ancora necessari per occuparsi di molti problemi correlati alla guerra siriana, citandone alcuni: l’aumentare delle violenze nel nord ovest della nazione, la mancanza di informazione ed istruzione, con una scuola su tre distrutta dalla guerra, la violenza di genere, i matrimoni precoci, e il problema delle mine inesplose.

Altro tema fondamentale della Conferenza è la situazione dei Paesi confinanti con la Siria, chiamati “Paesi ospitanti” proprio perché hanno accolto, in questi anni, milioni di rifugiati siriani nei loro confini, mettendo spesso a rischio situazioni economiche e finanziarie già piuttosto difficili.

È il caso di Libano, Giordania, e Turchia, i cui rappresentanti riconfermano, nel corso della plenaria, il bisogno di sostegno economico, da un lato, e giuridico, dall’altro, per poter permettere un lento processo di rimpatrio dei rifugiati nelle loro case siriane.

Come affermato anche da Rahaf Al-Sharif, rappresentante della società civile siriana, saranno proprio i siriani che torneranno in patria ad aiutare nella ricostruzione della nazione.

La conferenza si conclude dunque con buone prospettive per il futuro della Siria. Infatti, viene annunciato lo stanziamento di quasi 7 miliardi di dollari, raccolti collettivamente dalle delegazioni presenti. Anche l’Unione Europea e i suoi Stati membri si sono impegnati a versare nel 2019 e 2020 un ammontare di oltre 6 miliardi di euro.Dopo aver annunciato le somme dei finanziamenti, Aid Chrystos Stylianides, commissario europeo per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi, aggiunge: “Dobbiamo però tradurre queste promesse in atti, in azioni sul campo, fare tutto il possibile per sfruttare al massimo questi fondi, garantendo efficacia e trasparenza, nell’interesse dei siriani più vulnerabili, ovunque essi si trovino.”E infine: “Una Siria stabile democratica e prospera è possibile, grazie a una soluzione politica inclusiva e sostenibile. Questo deve guidarci anche nei nostri sforzi umanitari e di ripresa. Dobbiamo assolutamente garantire un futuro migliore per il popolo siriano”.

 

di Eva Prodi

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