Francia, migliaia di manifestanti scendono in piazza in solidarietà con le proteste che stanno invadendo l’Algeria

Francia, migliaia di manifestanti scendono in piazza in solidarietà con le proteste che stanno invadendo l’Algeria

K metro 0 – Parigi – Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Parigi, domenica scorsa, per protestare contro la ricandidatura alla presidenza dell’attuale presidente algerino Abdelaziz Bouteflika. La manifestazione si è svolta in Piazza della Repubblica e, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa francese “France-Press”, erano presenti circa 2 mila persone, per la maggior

K metro 0 – Parigi – Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Parigi, domenica scorsa, per protestare contro la ricandidatura alla presidenza dell’attuale presidente algerino Abdelaziz Bouteflika.

La manifestazione si è svolta in Piazza della Repubblica e, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa francese “France-Press”, erano presenti circa 2 mila persone, per la maggior parte algerini: secondo l’Istituto nazionale di statistica francese, infatti, nel Paese vivono circa 760 mila persone originarie dell’Algeria.

 Il corteo è stato promosso dalle diverse associazioni di algerini e movimenti giovanili, in solidarietà con ciò che sta accadendo nel loro Paese d’origine. “Noi, cittadini e cittadine dell’Algeria, che viviamo all’estero, esortiamo la comunità nazionale a riunirsi domenica 10 marzo in Piazza della Repubblica a Parigi per sostenere le tesi: ‘No al quinto mandato’, ‘No al sistema illegale e predatorio’, ‘Sì alla transizione democratica’, ‘Sì allo stato di diritto e alla democrazia'”, recita l’appello che gli organizzatori hanno pubblicato su Facebook. Una manifestazione simile è stata organizzata vicino al Consolato d’Algeria a Marsiglia – con 6.000 persone, secondo quanto riporta il quotidiano “France24” – e nella città portuale di Bordeaux.

Le proteste in Francia si sono svolte in concomitanza con quelle in Algeria, che si protraggono ormai da tre settimane. Dal mese scorso, infatti, migliaia di studenti hanno iniziato a protestare per le strade del Paese nordafricano contro la ricandidatura a un quinto mandato del presidente Bouteflika, chiedendone le dimissioni. L’uomo governa il Paese da vent’anni e ora, secondo i suoi oppositori, all’età di 82 anni e a causa del suo stato di salute, è arrivato il momento di ritirarsi dalle scene.

Nel 2013, infatti, Bouteflika ha trascorso diverse settimane in un ospedale in Francia dopo un ictus: da allora appare in pubblico raramente, e si muove su una sedia a rotelle. Dunque, l’anziano leader non sarebbe piu’ in grado di governare e far fronte ai bisogni dei cittadini, in un Paese in cui il 70% della popolazione ha meno di 30 anni e la disoccupazione giovanile sfiora il 30%.

Le proteste popolari sono state una vera sorpresa in Algeria: il Paese non conosceva dimostrazioni di piazza dal 2010-2011, quando, con le Primavere arabe, dopo la Tunisia anche l’Algeria era stata scossa dalle prime fiammate di rivolta contro il regime di  Bouteflika, richiedenti misure efficaci per carovita e disoccupazione, e l’abolizione dello stato d’emergenza, in vigore sin dal 1998.

Un livello di mobilitazione come questo attuale, comunque, non si vedeva dalla fine degli anni ’80, quando moltissimi giovani scesero in piazza per manifestare contro i problemi sociali e le politiche di austerità promosse sotto la presidenza di Chadli Bendjedid. Questa volta, a scendere in campo accanto agli studenti sono stati anche i giornalisti, invocando una stampa libera e democratica.

A schierarsi contro il presidente uscente è stato anche Geddouda, ex parlamentare e presidente del National Shura Council (Comitato centrale del Partito islamista del Movimento Sociale per la pace), appartenente alla fazione politica dei Fratelli Musulmani algerini: “gli algerini hanno capito che è il momento di decidere per il nostro Paese. Noi non siamo né la Siria né l’Iraq e i governi occidentali devono appoggiarci. […] Non devono ripetere l’errore che hanno commesso in passato non sostenendo le richieste di giustizia sociale e di democrazia delle popolazioni arabe”. E infatti proprio in Francia, il Paese europeo piu’ legato all’Algeria per il suo passato coloniale, sono arrivati i primi segnali di sostegno alla “causa algerina”.

Durante la manifestazione pacifica che si è svolta a Parigi, il colore predominante era quello delle bandiere algerine. Avvolto in una di esse, il 24enne Ahmed Eddaidj, in Francia da quattro anni, ha dichiarato che “bisogna cambiare il sistema”. “Mi piacerebbe tanto ritornare in Algeria, ma non c’è lavoro. Noi [giovani] stiamo cercando un futuro migliore”, ha aggiunto.

La comunità algerina francese, nello specifico, vuole che il presidente Emmanuel Macron assuma una posizione più ferma a sostegno delle proteste pacifiche contro la candidatura di Bouteflika alle elezioni del prossimo 18 aprile: il governo di Parigi ha sempre tacitamente sostenuto lo statu quo in Algeria, dove i militari di fatto detengono il potere effettivo da più di cinque anni. Come spiega il quotidiano “Huffingtonpost”, il presidente francese avrebbe convocato all’Eliseo, nei giorni scorsi, l’ambasciatore francese ad Algeri per fare il punto della situazione con Jean-Yves Le Drian, ministro francese per l’Europa e gli Affari esteri.

Secondo indiscrezioni del giornalista Mohamed Sifaoui, riportate da “Le Parisien”, si sarebbe dato il via libera alla rielezione di Boutlefika: la sua ricandidatura è il male minore rispetto a una possibile destabilizzazione degli equilibri economici (l’Algeria, infatti, è un importante fornitore di energia per l’Europa).

La potenziale “primavera algerina”, dunque, sta preoccupando tutta l’Europa, non solo la Francia: l’inquietudine sul futuro del Paese nordafricano investe anche l’Italia e la Spagna, per motivi legati rispettivamente all’energia e all’immigrazione. Tuttavia, se, da un lato, i giovani europei protestano contro il presidente algerino uscente, dall’altro, le istituzioni lo sostengono con la giustificazione di voler evitare una “nuova Libia”. Questa settimana, dunque, sarà quella decisiva per capire se gli sforzi dei giovani algerini saranno valsi a qualcosa.

 

 

di Mara di Fuccia

 

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