Russia prepara risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu

Russia prepara risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu

K metro 0 – New York – La Russia di Vladimir Putin risponde agli Usa e si prepara a sottoporre al Consiglio di sicurezza dell’Onu una propria bozza di risoluzione sulla crisi in Venezuela. La Tass ha riferito: “Il Consiglio di sicurezza dell’Onu fa appello affinché la situazione in Venezuela sia risolta con mezzi pacifici. La Russia sostiene tutte le iniziative

K metro 0 – New York – La Russia di Vladimir Putin risponde agli Usa e si prepara a sottoporre al Consiglio di sicurezza dell’Onu una propria bozza di risoluzione sulla crisi in Venezuela.

La Tass ha riferito: “Il Consiglio di sicurezza dell’Onu fa appello affinché la situazione in Venezuela sia risolta con mezzi pacifici. La Russia sostiene tutte le iniziative volte a raggiungere una soluzione politica, incluso il Meccanismo elaborato a Montevideo”. La risoluzione Usa propone invece di annullare le elezioni presidenziali del 2018 e svolgere nuove elezioni.

Intanto il colonnello dell’esercito venezuelano Ruben Paz Jiménez ha ufficializzato sabato il suo riconoscimento di Juan Guaidò come presidente del Venezuela, disconoscendo l’autorità del presidente Nicolás Maduro, e chiedendo agli integranti della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) di “permettere l’ingresso di aiuti umanitari” per “salvare vite umane”. In un video diffuso sui social network, il colonnello Jiménez ha sostenuto che “facendo uso di un diritto costituzionale, il 23 gennaio ho marciato in uniforme insieme al popolo venezuelano per disconoscere (Nicolás) Maduro come presidente e riconoscere il presidente dell’Assemblea nazionale, Juan Guaidò, come presidente ad interim e capo della Forza armata venezuelana. Il 90% della Forza armata è scontento, perché ci stanno utilizzando per mantenere loro al potere. Mostriamo coraggio e non abbiamo paura. Unita la Forza armata, il popolo e il presidente Guaidò ricostruiremo il Venezuela. Come medico confermo la problematica sanitaria che vive il Paese. Chiedo a tutte gli integranti della Forza armata di permettere l’ingresso dell’aiuto sanitario nel Paese. Sono molte le vite che possiamo salvare. Lasciate che il popolo abbia diritto alla salute. Lei, generale Padrino Lopez (ministro della Difesa venezuelano), rinsavisca, la storia lo giudicherà”.

Molto probabilmente, nel Venezuela si sta giocando una partita a distanza tra Russia e Usa.  Il ritorno della guerra fredda sembrerebbe già iniziato. Già nello scorso mese di dicembre, la Russia stava gettando le basi per una presenza stabile in America Latina e la recente visita di cortesia dei bombardieri Tupolev Tu-160 (“Blackjack” in codice Nato) in Venezuela rientrerebbe in questo piano.

Lunedì 10 dicembre 2018, una coppia di “Blackjack”, bombardieri strategici con capacità nucleare che costituiscono l’altro braccio atomico della VVS insieme ai Tu-95 Bear, sono atterrati a Caracas per effettuare una missione diplomatica che ha anche visto l’impiego dei velivoli in esercitazioni congiunte con l’Aeronautica Venezuelana.

Non sarebbe il primo tentativo: Mosca vorrebbe avere la base aerea nell’isola caraibica ‘La Orchilia’, appartenente al Venezuela e distante duecento chilometri a nord-est da Caracas.  Già nel 2009, la Russia aveva intrapreso colloqui col Governo Chavez.

Il Venezuela, a seguito delle intenzioni di Mosca, aveva avviato importanti lavori di rimodernamento dell’aeroporto di La Orchila, tra il 2009 ed il 2013, finalizzati a stabilire il presidio militare della Russia per ospitare i propri veicoli da bombardamento. Tra i lavori realizzati l’allungamento e ripavimentazione della pista e l’adeguamento delle infrastrutture per poter ospitare il personale militare russo.

In quella circostanza, nonostante l’entusiasmo del generale Anatoly Zhikharev, allora capo di Stato Maggiore dell’Aviazione a Lungo Raggio russa, il Cremlino minimizzò sostenendo che l’intenzione era solo a livello teorico, per non irritare la Casa Bianca.

Adesso, la situazione è ben diversa e non ci sono conferme o smentite da Mosca. La strategia Russa differisce notevolmente da quella del 2009, anche se non è cambiato il sostegno al regime del Venezuela. Mosca ha affermato il suo pieno appoggio al Governo di Maduro che è tornato da un suo recente viaggio in Russia con un accordo commerciale del valore di sei miliardi di dollari.  Se l’installazione della base aerea russa a La Orchilia venisse confermata, diventerebbe un forte deterrente al cambio del regime in Venezuela.

Il silenzio di Mosca in merito alla questione è un segnale importante. Dimostra il livello di tensione ormai raggiunto tra le due superpotenze a seguito degli ultimi avvenimenti: l’incidente dello stretto di Kerch che ha visto coinvolte le unità navali dell’Ucraina appoggiata da Washington e la rottura del trattato Inf sui missili balistici a raggio intermedio. Così, i rapporti tra Cremlino e Casa Bianca sono precipitati ai minimi storici dai tempi della guerra fredda.

Dunque, per tali motivi, la Russia sembrerebbe veramente intenzionata a stabilire una base militare in Venezuela, anche se la Costituzione del Venezuela vieti la presenza stabile di forze militari straniere sul proprio territorio. La base con propri bombardieri nucleari si troverebbe a duemila chilometri dalla Florida ed a 1600 dalla base di Guantanamo. Così darebbe una forte risposta agli Stati Uniti.

Inoltre, dopo la recente vittoria di Bolsonaro in Brasile, sia Caracas che Mosca si starebbero muovendo verso questa decisione che potrebbe destabilizzare ulteriormente il quadro strategico globale.

Quello che sta accadendo, ricorderebbe molto la crisi dei missili di Cuba del 1962, quando Mosca e Washington furono sull’orlo di una tremenda guerra nucleare.

Tuttavia, oggi, la situazione tra Usa e Russia è diversa. Attualmente, sull’isola di La Orchilia non c’è traccia di installazioni di sicurezza por lo stoccaggio di armamento nucleare e quindi, la base non sarebbe in grado di ospitare i Tu-160 dotati di armi atomiche.

Oggi, la situazione tra Russia e Stati Uniti è già critica per il fronte ucraino dove si gioca una partita a scacchi con spostamenti di divisioni corazzate e di fanteria su entrambi i fronti.

Dunque, la vicenda venezuelana, aumenterebbe la tensione già esistente tra Usa e Russia.

Secondo le dichiarazioni dell’ambasciatore in Colombia, Kevin Whitaker: “Il breve dispiegamento dei Tupolev è come una esposizione di pezzi da museo che le forze americane possono facilmente intercettare”.

L’intervento militare degli Stati Uniti non consentirebbe la realizzazione della base militare russa in Venezuela. Invece, per i russi, proporre una soluzione pacifica significherebbe avere più tempo per installare la base militare. Ma anche Guaidò o Maduro alla guida del Venezuela sono importanti pedine opposte per la base russa che non si realizzerebbe con la vittoria di Guaidò.

 

di Salvatore Rondello

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