Brexit, conto alla rovescia: mentre la politica britannica si complica ancora, ecco le date salienti

Brexit, conto alla rovescia: mentre la politica britannica si complica ancora, ecco le date salienti

K metro 0 – Bruxelles – A 50 giorni dalla data di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, fissata per il 29 marzo, proseguono le febbrili consultazioni tra le due parti, in cerca di possibili soluzioni per modificare l’accordo Brexit, pur rispettando le linee guida fissate da Bruxelles. La Brexit si farà “nei tempi previsti”,

K metro 0 – Bruxelles – A 50 giorni dalla data di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, fissata per il 29 marzo, proseguono le febbrili consultazioni tra le due parti, in cerca di possibili soluzioni per modificare l’accordo Brexit, pur rispettando le linee guida fissate da Bruxelles.

La Brexit si farà “nei tempi previsti”, ha ripetuto Theresa May dopo l’ultimo incontro del 7 febbraio, a Bruxelles, coi vertici delle istituzioni comunitarie: nonostante che Jean-Claude Juncker, Donald Tusk e Antonio Tajani hanno risposto no alla richiesta della Premier britannica di “modifiche legalmente vincolanti” all’accordo Brexit raggiunto a novembre scorso, e bocciato dalla Camera dei Comuni a metà gennaio. La May rassicura i “Brexiteers” più accesi, va incontro a quanti chiedono ulteriori negoziati con l’UE per sciogliere i nodi irrisolti dell’uscita.

Ma il tempo inizia a stringere. Dopo l’esortazione congiunta, al Premier, da parte del leader del gruppo socialista e democratico (S&D) al Parlamento europeo, Udo Bullmann, e dell’ eurodeputato Pd Roberto Gualtieri, affinché  esamini le proposte avanzate, il 7 febbraio, dal leader laburista Corbyn (che alla May ha posto 5 condizioni in cambio del sostegno del Labour all’accordo sulla Brexit, tra cui la permanenza del Regno Unito nell’Unione doganale, che attenuerebbe i disagi commerciali del dopo 29 marzo), un’ altra notizia complica ulteriormente la situazione britannica.

Il leader sovranista Nigel Farage, è pronto a tornare sulla scena politica a tempo pieno, se la Brexit dovesse subire un rinvio rispetto alla data del 29 marzo. L’ha confermato lui stesso venerdì 8 febbraio sera a SkyNews, pubblicando inoltre sul “Daily Telegraph” di oggi, 9 febbraio, un articolo in cui dichiara la sua adesione a un nuovo partito, appena registrato alla Commissione elettorale del Regno Unito: il Brexit Party, vòlto a raccogliere formalmente tutti i più accesi Brexiteers. In teoria, questo nuovo partito potrebbe anche partecipare alle elezioni europee del 23 maggio, se Londra ottenesse da Bruxelles una proroga dei termini previsti dal Trattato di Lisbona, e quindi uno slittamento dell’uscita dall’UE.

Ecco le scadenze principali dei prossimi mesi, che “attendono al varco” i due contendenti.

Anzitutto, da ieri venerdì 8 febbraio i mercantili salpati dai porti britannici verso destinazioni lontane come Australia e Nuova Zelanda, per un viaggio di circa 50 giorni, rischiano di arrivare a Brexit conclusa e, nell’ipotesi peggiore del no-deal, senza la minima idea delle regole commerciali che potrebbero essere in vigore.

14 febbraio: dibattito alla Camera dei Comuni.  Potrà esserci, probabilmente, solo un dibattito generico, in quanto Theresa May. quasi certamente, a quella data non avrà ancora in mano un nuovo accordo preciso. Ma gli emendamenti approvati potrebbero portare a “voti indicativi” sulle possibili opzioni Brexit, in una certa misura vincolanti per il governo, o quantomeno a una richiesta di proroga dei termini per la Brexit previsti dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona: come richiesto specialmente dalla proposta del laburista Yvette Cooper e del conservatore Nick Boles.

Sempre il 14 febbraio: termine ultimo per le modifiche alle leggi. Secondo l’Institute for Government, San Valentino sarebbe l’ultimo giorno in cui il Parlamento potrà approvare circa la metà della normativa “secondaria”, necessaria, cioè, per recepire, nell’ ordinamento inglese, quelle norme UE che, nonostante la Brexit, l’Inghilterra ritenesse giusto conservare. Al Parlamento, infatti, per discutere un tema del genere devono essere concessi 40 giorni prima della data fissata per l’uscita dall’ Unione. È previsto anche un termine piu’ breve in “casi di emergenza”, ma, comunque con la necessità di almeno 28 giorni per dibattere.

17 febbraio: altri problemi commerciali. A partire da questa data, le navi che salpano dal Regno Unito per il Giappone, e viceversa, come quelle partite dall’ 8 febbraio potrebbero trovarsi – a maggior ragione nel caso d’ una “Hard Brexit” – nel bel mezzo di dispute commerciali.

20 febbraio: termine di ratifica dei Trattati internazionali. Rimangono ancora da ratificare, a Westminster, circa 80 dei 100 trattati internazionali che, negli ultimi anni, sono stati variamente legati al funzionamento della UE: dibattito richiedente almeno20 giorni, buona parte dei quali già trascorsi.

28 febbraio: scadenza fissata dalla May e Juncker. Questa è la data essenziale il cui il Primo ministro britannico e il Presidente (uscente) della Commissione europea si incontreranno per la discussione sui progressi nella revisione dell’accordo sulla Brexit: discussione su cui il Premier dovrà riferire alla Camera dei Comuni.

Inizio-metà marzo: secondo voto significativo. Nel 2018 l’Unione Europea ha stabilito che il Parlamento britannico voti formalmente il ritiro del Paese dalla UE prima del Parlamento europeo.

21-22 marzo: sarà richiesta l’“estensione” dell’articolo 50? Ad appena una settimana dal giorno della Brexit, i leader UE si riuniranno nell’annuale vertice di primavera. Secondo alcuni funzionari dell’Unione, questo sarà il momento in cui il Regno Unito potrebbe chiedere più tempo per concludere la Brexit, proponendo appunto un’estensione di 50 giorni. L’accoglimento delle richieste britanniche, però. dovrebbe essere approvato all’unanimità da tutti i Paesi UE.

28 marzo: ratifica dell’estensione? Se tutti i Paesi UE approveranno la proroga, Westminster dovrà votare di nuovo, per ratificare la nuova data di uscita.

Metà-fine marzo: ratifica dell’accordo da parte del Regno Unito. Se i parlamentari appoggeranno l’accordo raggiunto dalla May con Bruxelles senza, invece, l’estensione dei termini temporali previsti dal Trattato di Lisbona, la proposta di legge dovrà essere votata dalle due Camere.

25-28 marzo: ratifica dell’accordo da parte dell’UE. Se non ci sarà la proroga della data per la Brexit, i 27 Paesi UE dovranno riunirsi per la seconda volta a Strasburgo, per le ultimissime discussioni di dettaglio; mentre a Londra, sarà l’ultima possibilità, per i deputati britannici, di votare l’accordo di ritiro. I responsabili della UE avranno successivamente a disposizione una dozzina di ore, per timbrare l’accordo finale.

29 marzo: giorno della Brexit? Senza la proroga della Brexit, il Regno Unito dovrà formalmente lasciare l’UE alle ore 23 (mezzanotte a Bruxelles). È improbabile una richiesta all’ultimo minuto per estendere la data di scadenza dell’accordo, così come, a maggior ragione, un annullamento unilaterale della Brexit: anche se, non avendo la Corte di giustizia europea vincoli di tempo per revocare l’articolo 50, il governo britannico potrebbe ancora fare un’inversione di marcia.

15-18 aprile: ratifica, da parte UE, successiva a un’estensione dei termini. Se al Regno Unito fosse concessa una breve estensione tecnica dei termini per la Brexit, la riunione plenaria mensile dei deputati a Strasburgo sarà l’ultima opportunità, per il Parlamento europeo, di ratificare l’accordo prima delle elezioni di maggio.

23-26 maggio: elezioni europee. Ovviamente, se il Regno Unito riuscirà ad ottenere una proroga oltre il 2 luglio, dovrà prendere parte alle elezioni dell’Europarlamento.

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