Ue: Il Presidente Juncker traccia un bilancio del suo mandato

Ue: Il Presidente Juncker traccia un bilancio del suo mandato

In una lunga intervista di fine anno concessa al quotidiano tedesco Welt Am Sonntag, il presidente uscente della Commissione Europea fa il punto della situazione comunitaria K metro 0 – Bruxelles – Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea dal 2014, in procinto di terminare il mandato ha concesso una lunga intervista al quotidiano tedesco Welt Am

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In una lunga intervista di fine anno concessa al quotidiano tedesco Welt Am Sonntag, il presidente uscente della Commissione Europea fa il punto della situazione comunitaria

K metro 0 – Bruxelles – Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea dal 2014, in procinto di terminare il mandato ha concesso una lunga intervista al quotidiano tedesco Welt Am Sonntag, durante la quale si è espresso sui diversi temi caldi dell’UE, tra cui anche migrazione e Brexit. Tirando le somme del suo mandato, il presidente ha aperto l’intervista dichiarando il suo amore per l’Europa, come già aveva fatto durante la campagna elettorale del 2014, lodandola per la sua unicità e ricchezza.

Tema centrale dei primi botta e risposta dell’intervista, sono state, ovviamente, le imminenti elezioni europee, che si terranno a maggio, in vista delle quali il Presidente Junker suggerisce ai partiti tradizionali di cambiare approccio, rispetto agli sdoganati populismi. “Penso sia un grave errore lasciare che si moltiplichi il numero di persone che, nei maggiori partiti tradizionali, sono sconsideratamente populisti”, dice Juncker, consigliando gli attuali concorrenti politici, e continua sostenendo che “Se uno rincorre i demagoghi, ne vede solo le spalle. Dobbiamo ricordare che i populisti non sono nel giusto e dobbiamo affrontarli. Dobbiamo mostrarli per quello che sono, parlano a gran voce ma non hanno alcuna proposta concreta ai problemi che abbiamo dinanzi”.

Restando sempre nel campo delle elezioni politiche europee, Welt am Sonntag chiede poi al presidente di esprimersi relativamente alla Brexit del Regno Unito, che, da accordi, dovrebbe ufficialmente lasciare l’UE il 29 Marzo 2019. “Mi baso sull’assunto che il fatto che il Regno Unito lasci l’Europa, è quello che i cittadini del Regno Unito hanno deciso”, dichiara in modo quasi minimalista Junker, aggiungendo che anche le chance di un secondo referendum sono nelle mani della libertà di voto e di scelta degli inglesi. Relativamente poi alle future relazioni esterne che il Regno Unito intratterrà, ha poi aggiunto: “Non siamo noi che stiamo lasciando il Regno Unito, ma loro che lasciano l’Unione Europea. Trovo del tutto irragionevole che parti del pubblico britannico credano che spetti solo all’UE proporre soluzioni per tutti i futuri problemi del Regno Unito. Il mio appello è questo: agite insieme e poi diteci cosa volete. Le nostre soluzioni sono sul tavolo da mesi”.

Dal rapporto con Trump a quello con Orban, nell’intervista diversi dubbi sono stati espressi dal Presidente sulla Romania, paese che da martedì assumerà la presidenza del Consiglio dell’Unione. “Credo che il governo di Bucarest non abbia ancora compreso appieno cosa significhi presiedere i Paesi dell’Unione”, ha detto Junker, sbilanciandosi.” L’azione prudente richiede la volontà di ascoltare gli altri e di mettere le proprie preoccupazioni al secondo posto. E io ho dei dubbi al riguardo”.

Secondo il lussemburghese, le motivazioni che rendono la Romania inadeguata per questo ruolo sono diverse, prima fra tutte l’instabilità politica e la poca compattezza interna del paese, nonché poi i numerosi scontri tra il governo di Bucarest e le istituzioni europee, la contrarietà del paese al sistema di ripartizione delle quote dei richiedenti asilo, o la palese retrocessione, rispetto al panorama comunitario, dei diritti civili, e ne esempio lampante la recente proposta un referendum per vietare costituzionalmente i matrimoni gay (poi, fortunatamente, fallita). “Ci deve essere un fronte unito in patria per promuovere l’unità in Europa anche durante la presidenza”, riassume il presidente in una frase.

La perplessità maggiore di Juncker, inoltre, riguarda la riforma della giustizia che il governo rumeno sta perpetrando, andando a operare, di fatto, in modo assolutamente controproducente per l’efficacia del sistema giustiziale: la riforma, infatti, in sostanza impone dei forti limiti al lavoro svolto dalla Procura Anti-corruzione, in un paese dove sono molte le cariche pubbliche spesso indagate e condannate.

Il presidente uscente ha anche elencato i risultati più significativi dei suoi cinque anni di presidenza, evidenziando come l’economia sia in crescita da due anni. “Dall’inizio del mio mandato sono stati creati 12 milioni di nuovi posti di lavoro e i deficit di bilancio si sono nettamente ridotti. Il cosiddetto Piano Juncker ha generato investimenti per 371 miliardi di euro. È stato uno sforzo comune di tutti gli europei di cui l’Europa può andar fiera”.

Alla fine dell’intervista, Jean-Claude Juncker, Ministro dall’età di 27 anni, ha dichiarato che finito il suo impegno politico, dedicherà più tempo a re bilanciare la sua vita privata, che a causa dei suoi decennali oneri, è stata in parte trascurata.

 

 

di Tosca di Caccamo

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