La Germania rafforza il proprio esercito aprendo ai cittadini UE residenti nel Paese

La Germania rafforza il proprio esercito aprendo ai cittadini UE residenti nel Paese

K metro 0 – Berlino – Le frontiere dell’Europa oggi sono indifese?  Questa è la domanda che viene spontaneo porci leggendo che la Germania ha iniziato ad attuare un piano di allargamento del proprio esercito ad altri cittadini dell’Unione Europea residenti sul suo territorio. Già nell’ 800, e ancor più nel ‘900, vari Paesi europei,

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K metro 0 – Berlino – Le frontiere dell’Europa oggi sono indifese?  Questa è la domanda che viene spontaneo porci leggendo che la Germania ha iniziato ad attuare un piano di allargamento del proprio esercito ad altri cittadini dell’Unione Europea residenti sul suo territorio.

Già nell’ 800, e ancor più nel ‘900, vari Paesi europei, anzitutto le potenze coloniali, hanno più volte derogato al principio del legame tra servizio militare e cittadinanza: creando, come parte integrante delle proprie forze armate, contingenti di soldati che non erano cittadini dello Stato, o addirittura – come per la mitica Legione Straniera francese, o il Tercio spagnolo- corpi militari multinazionali. Ora la Germania – come riferiscono le principali testate tedesche – ha deciso di aprire i ranghi della Bundeswehr, l’esercito federale, anche a cittadini di altri Paesi UE, purché risiedano nel Paese già da un po’ di anni e parlino correntemente il tedesco. Il piano – svelato ultimamente dal settimanale tedesco “Der Spiegel” – era stato già preannunciato nel 2017, in un “Libro bianco” sul futuro della Bundeswehr, dal ministro della Difesa, Ursula von der Leyen: e prevede di portare gli effettivi dell’esercito da 178.000 a 194.000 entro il 2024, e a 203.000 l’anno seguente.

Già altri Paesi della UE, comunque, negli ultimi decenni avevano infranto questo tabù: prevedendo – è il caso di Danimarca, Belgio, Lussemburgo – la possibilità di entrare nelle proprie forze armate per i cittadini di altri Paesi dell’Unione da anni residenti sul proprio suolo nazionale e con piena padronanza delle loro lingue. L’ Irlanda da anni lo consente a cittadini dell’Area Economica Europea (cioè la UE più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) residenti sul suo suolo da almeno 3 anni. Gran Bretagna e Francia, forti del loro passato colonialista, sin dall’ 800 hanno avuto eserciti che accoglievano pienamente sudditi delle loro colonie o ex-colonie, e, in prospettiva, cittadini di tutto il mondo; mentre la Spagna dal 2002 ha aperto agli stranieri, anzitutto delle proprie ex-colonie (Marocco escluso), naturalizzandone diversi come spagnoli a tutti gli effetti.

Il piano tedesco di ampliamento dell’ esercito – sottolinea il documento del ministero della Difesa, citato dalle agenzie stampa, che si preoccupa di ribadire lo spirito pacifista caratterizzante la politica tedesca dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale – non va visto in contrapposizione al progetto UE di  creare un Esercito europeo: al quale, anzi, la Germania partecipa significativamente collaborando con la Francia, con cui, sin dal 1989-’90, ha creato la Brigata militare franco-tedesca, primo embrione d’un “Armata europea”. Ma negli ultimi 4 anni il governo tedesco è stato spinto a rafforzare la Bundeswehr da avvenimenti come l’aggressione russa alla Crimea del 2014 e la possibilità di un ritiro da tutta l’Europa delle forze USA, più’ volte ventilata dall’amministrazione Trump di fronte alla riluttanza europea a partecipare maggiormente alle spese NATO.

Il Governo tedesco, così, dopo aver confermato anche recentemente – nel discorso della cancelliera Merkel all’ Europarlamento di novembre scorso- il sì al progetto della Difesa europea comune, sta muovendosi anche sul piano nazionale. L’idea è quella di aprire le Forze armate anzitutto a polacchi, italiani e rumeni, di età compresa fra i 18 e i 40 anni, residenti da anni nel Paese: queste 3 nazionalità, per un totale complessivo di 600.000 uomini, da sole rappresentano la metà degli europei residenti in Germania. Secondo l’Ispettore generale della Bundeswehr, Eberhard Zorn, i nuovi arruolamenti dovrebbero riguardare soprattutto medici e specialisti delle comunicazioni e delle tecnologie più moderne; ma sempre le agenzie stampa non escludono poi il possibile allargamento anche ai reparti da prima linea.

Come scrive “Der Spiegel”, poi, il governo tedesco ultimamente ha voluto sondare le opinioni di altri partner europei sul nuovo progetto, con “risultati molto diversi”. Alla Polonia, ad esempio (timorosa, sulla base del recente passato, di qualsiasi rafforzamento dell’esercito tedesco), l’idea non piace affatto: come dichiarato dal ministro della Difesa polacco, Czaputowicz, che ultimamente ha ribadito il principio classico dello stretto legame tra servizio militare e cittadinanza. Appunto per fugare le preoccupazioni dei partner europei, l’allargamento della Bundeswehr – per il quale stanno già iniziando, in Germania, campagne informative di massa- per il momento sarebbe limitato a chi vive nel Paese da molto tempo.

 

di Fabrizio Federici

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