Libia. Rapporto Onu: migranti detenuti in condizioni inimmaginabili. Omicidi, torture e schiavismo

Libia. Rapporto Onu: migranti detenuti in condizioni inimmaginabili. Omicidi, torture e schiavismo

K metro 0 – Roma – Migranti e rifugiati sono soggetti a “orrori inimmaginabili” dal momento stesso in cui mettono piede in Libia, durante la permanenza nel paese e, infine, nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo. Lo si legge in un rapporto congiunto della Missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e dell’Ufficio Onu

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K metro 0 – Roma – Migranti e rifugiati sono soggetti a “orrori inimmaginabili” dal momento stesso in cui mettono piede in Libia, durante la permanenza nel paese e, infine, nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo. Lo si legge in un rapporto congiunto della Missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e dell’Ufficio Onu per i diritti umani (Unhcr). Il documento, composto di 61 pagine, illustra nel dettaglio violazini e abusi commessi da funzionari di Stato, gruppi armati, contrabbandieri e trafficanti in un periodo di 20 mesi che arriva fino all’agosto di quest’anno. Vengono denunciati omicidi, episodi di tortura, arresti arbitrari, stupri di massa, schiavismo, lavoro forzato ed estorsioni. Il rapporto si basa su 1.300 testimonianze raccolte dal personale delle Nazioni Unite in Libia, in Nigeria o in Italia, tracciando percorsi di migranti “perennemente a rischio di serie violazioni di diritti umani e abusi”.

Secondo l’Onu, “il clima d’impunità in Libia fornisce un terreno fertile per attività illecite come il traffico di esseri umani e il contrabbando”, lasciando migranti e rifugiati “alla mercé di predatori senza scrupoli che li vedono come elementi da sfruttare o da ricattare”. “La stragrande maggioranza delle donne e delle ragazze intervistate dall’Unsmil afferma di essere stata violentata da trafficanti e contrabbandieri”, si legge nel rapporto. Lo staff dell’Onu ha visitato undici centri di detenzione in cui sono raccolti migliaia di migranti e di rifugiati e all’interno dei quali sono stati documentati episodi di tortura, maltrattamenti, lavoro forzato e violenze sessuali. “Le donne sono spesso prigioniere in strutture nelle quali non ci sono guardie donne, cosa che aumenta il rischio di abusi sessuali. Le detenute sono spesso soggette a perquisizioni corporali condotte o assistite da guardie di sesso maschile”.

Chi alla fine riesce a procurarsi un posto in un barcone diretto verso l’Europa viene spesso intercettato dalla Guardia costiera libica, la quale riporta i migranti in Libia e, di conseguenza, all’interno del circolo vizioso di violazioni e abusi. A partire dall’inizio del 2017 circa 29 mila migranti hanno subito tale sorte e sono stati trasferiti nei centri di detenzione gestiti dal Dipartimento per il contrasto alla migrazione illegale, nei quali migliaia di persone rimangono a tempo indefinito e in maniera arbitraria, senza poter consultare avvocati o servizi consolari. Le Nazioni Unite invitano quindi l’Unione europea e i suoi Stati membri a riconsiderare i costi umani delle loro politiche e ad assicurarsi che la cooperazione e l’assistenza alle autorità libiche si basi sul rispetto dei diritti umani, in linea con gli obblighi del diritto internazionale e con le leggi sui rifugiati.

 

JobsNews – di Beppe Pisa

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