Eurobarometro standard – Autunno 2018: un’immagine positiva dell’UE alla vigilia delle elezioni europee

Eurobarometro standard – Autunno 2018: un’immagine positiva dell’UE alla vigilia delle elezioni europee

K metro 0 – Bruxelles Secondo un nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi, per la prima volta la maggioranza degli europei ritiene che la sua voce conti nell’UE. Aumenta il numero di europei che ha un’immagine positiva dell’UE. Il sostegno all’Unione economica e monetaria rimane forte e raggiunge un nuovo picco nella zona euro. Questi sono alcuni

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K metro 0 – Bruxelles Secondo un nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi, per la prima volta la maggioranza degli europei ritiene che la sua voce conti nell’UE. Aumenta il numero di europei che ha un’immagine positiva dell’UE.

Il sostegno all’Unione economica e monetaria rimane forte e raggiunge un nuovo picco nella zona euro. Questi sono alcuni dei principali risultati del più recente sondaggio Eurobarometro standard condotto tra l’8 e il 22 novembre e pubblicato oggi.

Indicatori politici positivi in crescita

Per la prima volta da quando è stata posta la domanda, la maggioranza degli europei ritiene che la sua voce conti nell’UE (49 %, +4 punti percentuali rispetto alla primavera 2018), mentre il 47 % non è d’accordo (-2 punti dalla primavera 2018) e il 4 % (-2) non risponde. In 16 Stati membri dell’UE la maggioranza dei rispondenti concorda sul fatto che la sua voce conti nell’Unione europea; le percentuali più alte si registrano in Danimarca (73 %), Svezia (71 %) e Germania (70 %).

Il 43 % degli europei ha un’immagine positiva dell’UE (+3 punti percentuali rispetto alla primavera 2018), il livello più alto raggiunto dall’autunno 2009. Più di un terzo dei rispondenti ha un’immagine neutra dell’UE (36 %, -1 punto rispetto alla primavera 2018), mentre un quinto ha un’immagine negativa (20 %, -1) e l’1 % non ha un’opinione in merito. Dall’ultimo sondaggio Eurobarometro standard della primavera 2018 la percentuale di rispondenti che ha un’immagine positiva dell’UE è aumentata in 17 Stati membri, più nettamente in Svezia (53 %, +11 punti), Spagna (43 %, +10) e Regno Unito (43 %, +9).

La fiducia nell’UE resta stabile al 42% e rimane al livello più alto dall’autunno 2010. La fiducia prevale in 17 Stati membri (15 nella primavera 2018); le percentuali più alte si registrano in Lituania (65 %), Danimarca (60 %) e Svezia (59 %). La fiducia nell’UE rimane più alta della fiducia nei governi o nei parlamenti nazionali. Il 42 % degli europei si fida dell’Unione europea, mentre il 35 % ha più fiducia nel proprio parlamento e governo nazionale (+1 punto percentuale in entrambi i casi rispetto alla primavera 2018).

Sostegno alla cittadinanza dell’UE e alla libera circolazione in tutti gli Stati membri

In tutti i 28 Stati membri la maggioranza dei rispondenti si ritiene cittadino dell’UE: il 71 % in tutta l’UE (+1 punto percentuale dalla primavera 2018) e una percentuale variabile tra l’89 % (Lussemburgo) e il 51 % (Bulgaria) a livello nazionale.

La grande maggioranza dei rispondenti sostiene la “libera circolazione dei cittadini dell’UE” (83 %, +1 punto percentuale dalla primavera 2018) e in ogni Stato membro più di due terzi dei rispondenti condividono questa opinione.

Confermato il forte sostegno all’euro

Vent’anni dopo l’introduzione della moneta unica, il sostegno all’Unione economica e monetaria e all’euro rimane a un livello record: nella zona euro i tre quarti dei rispondenti (75 %, +1 punto percentuale) sono a favore della moneta unica dell’UE.

La maggioranza dei cittadini dell’UE ritiene che la situazione economica europea sia buona (49 %, in lieve calo rispetto alla primavera 2018, -1 punto percentuale), il 38 % dei rispondenti ritiene che l’economia europea sia in cattivo stato (+1) e il 13 % non ha un’opinione in merito.

I pareri positivi in merito alla situazione economica nazionale (49 %, invariato) superano ancora quelli negativi (48 %, +1) ma con un margine di un solo punto. La maggioranza dei rispondenti in 16 Stati membri dell’UE (14 nella primavera 2018) ritiene che la situazione economica nazionale sia buona. I paesi che registrano percentuali maggiori sono Malta (95 %), Lussemburgo e i Paesi Bassi (entrambi al 91 %). In Danimarca, Germania, Svezia (tutte e tre all’88 %) e Austria (81 %), più di otto rispondenti su 10 sono dello stesso parere. Le percentuali più basse si osservano in Grecia (6 %), Croazia (16 %), Spagna e Bulgaria (entrambe al 18 %).

Migrazione e terrorismo restano le principali preoccupazioni degli europei

L’immigrazione resta la principale preoccupazione a livello dell’UE e compare nel 40 % delle risposte (+2 punti percentuali rispetto alla primavera 2018), il doppio rispetto al terrorismo (20 %), che rimane la seconda principale preoccupazione nonostante un forte calo (-9 punti rispetto alla primavera 2018). Lo stato delle finanze pubbliche degli Stati membri occupa la terza posizione (19 %, +2) e rientra tra le prime tre cause di preoccupazione per la prima volta dall’autunno 2014, dopo aver superato la situazione economica, scesa ora al quarto posto (18 %, invariato) per la prima volta dall’autunno 2010. Il cambiamento climatico è la principale preoccupazione per il 16 % dei rispondenti e ha registrato l’aumento maggiore (+5 punti percentuali), raggiungendo la quinta posizione.

Anche se la disoccupazione occupa la sesta posizione a livello dell’UE (13 %, il livello più basso raggiunto da questo indicatore dal 2010) resta comunque la principale preoccupazione a livello nazionale (23 %, -2 punti percentuali). Si tratta del punteggio più basso dal 2007. L’aumento dei prezzi/l’inflazione/il costo della vita (21 %, +4 punti) occupano la seconda posizione a pari merito con l’immigrazione (21 %, invariato). Si tratta della prima volta dall’autunno 2008 che le preoccupazioni relative al costo della vita occupano una delle prime due posizioni a livello nazionale. Al quarto posto, con il 20 % delle preferenze (-3 punti), la sanità e la sicurezza sociale tornano al livello rilevato nell’autunno 2017. La situazione economica (15 %, invariato) e le pensioni (15 %, -2 punti) occupano la quinta posizione, appena sopra all’ambiente, al clima e alle questioni energetiche (14 %, +4), che hanno raggiunto un nuovo picco.

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