Katowice: risultati modesti per la COP24 dopo due settimane di trattative fra gli Stati

Katowice: risultati modesti per la COP24 dopo due settimane di trattative fra gli Stati

K metro 0 – Katowice – Dopo 2 settimane di serrate trattative, quali sono i risultati del maxi-vertice polacco di Katowice sul clima? La montagna ha partorito il classico topolino, verrebbe da dire. Perché, esaminando bene gli accordi faticosamente raggiunti, vediamo che si limitano a questioni soprattutto di metodo e di procedure: senza toccare quei

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K metro 0 – Katowice – Dopo 2 settimane di serrate trattative, quali sono i risultati del maxi-vertice polacco di Katowice sul clima? La montagna ha partorito il classico topolino, verrebbe da dire. Perché, esaminando bene gli accordi faticosamente raggiunti, vediamo che si limitano a questioni soprattutto di metodo e di procedure: senza toccare quei nodi irrisolti del rapporto società-ambiente che da decenni si trascinano, e che, negli ultimi trent’anni, sono stati oggetto di discussione centrale di una serie di vertici  (da quello di Rio del 1992) e di  parziali intese tra i Paesi industrializzati (dal Protocollo di Kyoto degli inizi duemila, oggetto dell’ostracismo della Presidenza Bush Jr. negli USA, a quello di Parigi del novembre 2015).

Il Documento finale del vertice, infatti, non contiene novità di rilievo: ma almeno fissa regole precise per misurare le emissioni di anidride carbonica e valutare, nel tempo, le misure contro il cambiamento climatico (vedi anzitutto il “Riscaldamento globale”) in tutti i Paesi. Punto di partenza, a Katowice, è stata la discussione circa le modalità per rendere operativo l’accordo di Parigi del 2015, volto a contrastare soprattutto il “Global warming”. Nonostante la comunità scientifica internazionale, al vertice, si sia detta d’accordo sul fatto che all’umanità restano pochi anni, al massimo una dozzina, prima di pericolosi sconvolgimenti naturali, e nonostante gli appelli dell’ONU a cercar di fare presto, i 200 Paesi presenti (in pratica la totalità degli Stati del mondo) sono risultati ancora fortemente divisi. Anzitutto, senza interventi decisivi nella politica energetica, nei prossimi anni  la temperatura del globo aumenterà di due gradi, con  tutte le prevedibili conseguenze a catena: torna, insomma, lo spettro dell'”effetto serra”, legato, stavolta, non più al rischio del buco nell’ozono (rischio che le rilevazioni spaziali degli ultimi anni hanno mostrato fortemente ridimensionato, grazie al rispetto, in gran parte del mondo, dell’accordo ONU del 1987 sulla massima limitazione dei clorofluorocarburi), ma al persistente impiego dell’energia da  carbon fossile. Occorrerà, quindi, tagliare l’uso del carbone del 45% entro il 2020: obbiettivo, questo, che l’Unione Europea già s’è data da tempo (come dimostrano anche le relazioni di fine mandato, dell’autunno scorso, del Presidente uscente della Commissione, Jean Claude Juncker), ma che altri Paesi di rilievo – come gli USA di Trump, l’Arabia Saudita e la Russia di Putin – a Katowice hanno respinto, impedendo che fosse inserito tra le conclusioni del vertice. Ma anche il “padrone di casa”, la Polonia, non ha alcuna intenzione di rinunciare all’energia fossile e alla decarbonizzazione (ed è probabile che questa strada – nonostante tutti e 4 i Paesi siano pienamente membri della UE – la seguano anche i partner del “Gruppo di Visegrad”, cioè Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia). Paradossalmente, a dichiararsi molto disponibile, invece, al vertice, è stata la Cina, da decenni uno dei principali inquinatori al mondo.

Alla fine del summit si è anche stabilito che, nel 2020, i Paesi dovranno presentare “piani climatici” più rigidi: come previsto dal “Rulebook” firmato a Katowice, un regolamento che rende operativo l’accordo di Parigi, il quale, senz’altro con “manica larga” sui tempi, fissava l’obbiettivo di contenere, almeno entro la fine di questo secolo, l’aumento medio della temperatura mondiale entro i 2 gradi (ancora meglio 1,5) rispetto ai livelli preindustriali. I Paesi più ricchi hanno concordato quantomeno di aumentare i finanziamenti per le politiche energetiche e climatiche, anche per andare incontro a quelli più poveri, preoccupati di non riuscire a fronteggiare la situazione.  Resta sostanzialmente in vigore, poi, il meccanismo, fissato negli ultimi anni, delle “quote accettabili”, per ogni Paese, di emissioni di anidride carbonica e altri gas di combustione legata alle attività industriali e ai trasporti.

“L’approvazione del programma di lavoro sull’accordo di Parigi è la base per un processo di trasformazione che richiederà un’ambizione rafforzata dalla comunità internazionale […] D’ora in poi, le mie 5 priorità saranno: ambizione, ambizione, ambizione, ambizione e ambizione”, ha commentato, a proposito dei risultati del summit, il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres. Ma, rileva un’organizzazione come Greenpeace, in fondo a Katowice “non è stato raggiunto alcun impegno collettivo chiaro per migliorare gli obiettivi di azione sul clima, i cosiddetti Nationally Determined Contributions (Ndc)”. Prossimo appuntamento, sempre sotto l’egida dell’ONU, sarà, per una prima verifica, nell’autunno del 2019 in Cile (con un pre-vertice in Costa Rica).

 

di Fabrizio Federici

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