Bonino: l’europeismo è il vero ideale di libertà personale ed emancipazione sociale-intervista

Bonino: l’europeismo è il vero ideale di libertà personale ed emancipazione sociale-intervista

K metro 0 – Roma – Emma Bonino è stata Ministro degli Affari esteri tra il 2013 e il 2014. Dal 2008 al 2013 ha svolto la funzione di vice-presidente del Senato della Repubblica italiana. È stata Ministro per il Commercio internazionale e per le Politiche europee. Eletta la prima volta alla Camera dei deputati

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K metro 0 – Roma – Emma Bonino è stata Ministro degli Affari esteri tra il 2013 e il 2014. Dal 2008 al 2013 ha svolto la funzione di vice-presidente del Senato della Repubblica italiana. È stata Ministro per il Commercio internazionale e per le Politiche europee. Eletta la prima volta alla Camera dei deputati nel 1976, è stata da allora parlamentare sia in Italia sia al Parlamento europeo continuativamente, eccetto che nel periodo in cui è stata Commissario europeo tra il 1994 e il 1999. Durante quest’arco di tempo ha affrontato molte crisi umanitarie, anche nei Balcani e nella regione dei Grandi Laghi. Dopo il 4 marzo è stata eletta Senatrice per la lista +Europa.

Di Alessandro Luongo

Ecco un estratto della sua intervista a Kmetro0.it che sarà pubblicata in versione integrale sulla prossima edizione cartacea 

Come si tutelano i principi fondamentali dei padri fondatori dell’Europa con gli egoismi nazionali?

«Il primo modo per difenderli non è neppure quello di condividerli, ma almeno di intenderli e di comprenderli. Penso che la via migliore per onorare la memoria dei padri fondatori sia impedire di buttare a mare l’Europa che c’è, imperfetta e migliorabile come tutte le cose umane, ma anni luce migliore delle alternative che i sovranisti propongono: il ritorno all’Europa dei muri, delle inimicizie nazionali, delle guerre latenti e sempre pronte a esplodere».

Quanto è importante il ruolo dei giovani nell’essere un “ponte” fra le varie culture che connotano l’Europa?

«In Europa ci sono ormai decine e decine di milioni di europei “nativi”, cioè di persone che sono venute al mondo in un’Europa fatta pressappoco come oggi la conosciamo. Senza muro a Berlino, con i confini allargati ai paesi dell’ex Europa orientale, con un mercato integrato e senza confini interni. Il loro ruolo è di rappresentare la vera Europa vivente. Se qualcuno vuole tornare indietro, loro non potranno comunque essere sradicati dalla loro vera e unica identità. Il problema è che questa condizione esistenziale, non sempre diventa impegno e consapevolezza politica».

Come vede il futuro dell’Inghilterra fuori dall’Ue?

«Come la maggioranza degli inglesi: con grande preoccupazione. Penso che dobbiamo essere prudenti e vigilanti e aiutare il Regno Unito e la sua opinione pubblica a non scivolare nell’ossessione nazionalista. Molti in UK si sentono ormai in guerra con l’Europa. Nessuno nel Vecchio Continente deve sentirsi in guerra con l’Uk, men che mai gli europeisti».

Che cosa sta facendo l’Ue per la povertà e l’abbandono scolastico in Italia?

«Oggi i fondi sociali europei finanziano il grosso delle attività di formazione e di miglioramento dell’occupabilità, ma il sistema di welfare e d’istruzione rispondono a competenze in tutto nazionali. In Italia si rivendica dunque il diritto di “decidere le nostre pensioni”, ma il risultato è che il nostro Paese ha messo nelle pensioni dei più anziani anche le risorse che servivano per i più giovani, per la loro formazione e per il loro futuro. Anche qui non c’entra l’Europa, c’entra l’Italia che ha il triplo dei poveri assoluti tra i minorenni e tra gli over 65, ma, come accade oggi, è pronta a spendere una decina di miliardi per mandare la gente in pensione prima piuttosto che affrontare la povertà dei più giovani».

L’Europa si sta impegnando abbastanza per tutelare la libertà di stampa?

« Non esiste posto al mondo in cui la stampa sia più libera e tutelata dei paesi dell’Unione europea e questo è grazie a istituzioni come la Corte Europea dei diritti umani, che finisce regolarmente nel mirino quando censura l’Italia per le leggi sull’immigrazione o per il trattamento dei migranti o per la condizione dei detenuti, ma è anche la suprema istanza di garanzia della libertà di pensiero e di espressione».

Come si sta preparando la sinistra europea tutta alle prossime elezioni 2019?

«Tutto il sistema politico europeo è stato terremotato dal sisma sovranista. Gli elettorati di sinistra sono stati conquistati, quelli moderati sono stati infiltrati. Basti vedere il peso e il riconoscimento che uno come Orban riscuote nel Partito Popolare europeo. Ciò che io ripeto sempre e che con +Europa provo a rappresentare è che la vera linea di divisione della politica contemporanea sia tra chi vuole più integrazione e cooperazione e chi propone come rimedio il ritorno a un paradigma nazionalista. Da questo punto di vista l’europeismo è il vero progressismo contemporaneo, il vero ideale di libertà personale ed emancipazione sociale dai fantasmi di quell’Europa che diventava troppo spesso una caserma e nei periodi peggiori un mattatoio».

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