Eurogruppo e verdetto in attesa

Eurogruppo e verdetto in attesa

K metro 0 – Roma – Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione, giungendo stamane alla riunione dell’Eurogruppo, a Bruxelles, ha affermato: “Alla Commissione europea stiamo preparando il nostro pacchetto per mercoledì, che includerà i pareri sui piani di Bilancio di tutti i Paesi, incluso quello rivisto dall’Italia. Nel caso della Penisola, l’Ue lavora anche a

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K metro 0 – Roma – Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione, giungendo stamane alla riunione dell’Eurogruppo, a Bruxelles, ha affermato: “Alla Commissione europea stiamo preparando il nostro pacchetto per mercoledì, che includerà i pareri sui piani di Bilancio di tutti i Paesi, incluso quello rivisto dall’Italia. Nel caso della Penisola, l’Ue lavora anche a una replica dopo la risposta di Roma alla richiesta di chiarimenti sui fattori rilevanti riguardo alla regola del debito, in base all’articolo 126 comma 3 dei Trattati europei. Non anticipo decisioni”.

Nell’agenda della riunione straordinaria dell’Eurogruppo che si svolge oggi a Bruxelles, nell’ambito della discussione sulle riforme previste per approfondire l’Unione monetaria, c’è un punto potenzialmente molto dannoso per l’Italia: è la riforma delle ‘clausole di azione collettiva’ (Cacs) per eventuali casi di ristrutturazione del debito sovrano di uno Stato membro. Se approvata, molto probabilmente, farebbe aumentare i premi di rischio per i titoli di Stato, e quindi i costi del finanziamento pubblico, con impatto destabilizzante in particolare sui paesi più indebitati (e sul loro sistema bancario). Una vera e propria trappola, nascosta in una oscura modifica tecnica nell’ambito della riforma dell’Esm, il Fondo salva Stati.

Si tratta di un rischio nuovo e non ancora abbastanza denunciato dalla stampa ‘mainstream’, che ha attribuito invece fin troppa attenzione, negli ultimi giorni, a un elemento già noto e presente da tempo nella discussione sulla riforma dell’Unione monetaria: la condizione, prevista dall’intesa franco-tedesca, che uno Stato membro debba essere in regola con la disciplina di bilancio per poter accedere ai finanziamenti di eventuali nuovi fondi dell’Eurozona. Questo condizionamento è già presente, ad esempio, nel meccanismo del Fondo salva Stati per l’assistenza ai paesi in difficoltà.

Le clausole di azione collettiva sono state adottate per tutti i titoli di Stato emessi dai paesi dell’Eurozona a partire dall’inizio del 2013, in virtù di un obbligo introdotto dal trattato che ha istituito l’Esm. Si tratta, in sostanza, di prescrizioni riguardanti il tipo di maggioranza qualificata necessaria, nella platea dei detentori di titoli di Stato di un determinato paese, per procedere alla ristrutturazione del suo debito sovrano. Queste disposizioni servono a evitare che una piccola minoranza di detentori di titoli, cercando di strappare condizioni migliori, possa bloccare una ristrutturazione, ritenuta necessaria per un debito ormai ritenuto insostenibile.

Per approvare la ristrutturazione del debito sono necessarie oggi due diverse maggioranze qualificate: i 2/3 dell’insieme dei detentori di tutti i tipi titoli, e contemporaneamente almeno il 50% dei detentori di ogni singolo tipo di titolo, se la consultazione avviene per iscritto; se invece i ‘bondholder’ vengono convocati in un’assemblea, le maggioranze qualificate sono del 75% per l’insieme dei titoli e dei 2/3 per ogni tipo di titolo.

Le modifiche prospettate alle clausole di azione collettiva, volute dalla Bundesbank e promosse dall’asse franco tedesco fin dal vertice di Mesenberg del giugno scorso, comporterebbero in sostanza una semplificazione del sistema, passando dall’attuale approvazione a doppia maggioranza (“dual limb CACs”) a un’approvazione a maggioranza unica (“single limb CACs”), con l’eliminazione della consultazione specifica per ogni diverso tipo di titolo di Stato.

Secondo diversi osservatori, tuttavia, questo giro di vite, diminuendo le salvaguardie di cui dispongono i detentori di titoli e irrigidendo tutto il processo di ristrutturazione, comporterebbe inevitabilmente un aumento del premio di rischio soprattutto per i titoli di Stato dei paesi più indebitati. Una cosa di cui certamente non ha bisogno l’Italia, già sottoposta alla pressione dell’aumento dello spread a causa delle tensioni fra il governo e l’Ue. Il vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, rispondendo ai giornalisti a margine dell’appuntamento in una scuola di Pomigliano d’Arco (Napoli), ha detto: “La procedura d’infrazione Ue sui conti? Non mi preoccupa. Le riforme le faremo”. Il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, a margine di un evento in Regione Lombardia, ha detto: “Se danneggia l’Italia, come pare, ovviamente non ci sarà il nostro consenso”.

Unione bancaria, riforma del meccanismo europeo di stabilità Esm e nuovo bilancio unico dell’area euro. Ufficialmente sono questi i temi all’ordine del giorno dell’Eurogruppo straordinario in svolgimento oggi a Bruxelles, ma è difficile pensare che alla riunione, o quanto meno a margine dell’incontro, non si parli del caso Italia. La settimana si annuncia infatti decisiva per i rapporti tra Roma e Bruxelles, ma anche tra Roma e gli altri Paesi dell’area euro, dimostratisi finora tutt’altro che comprensivi rispetto alle scelte del bilancio italiano. Mercoledì 21 potrebbe infatti già essere il giorno della verità. Come previsto, la Commissione pubblicherà il suo parere sulla manovra gialloverde ma non si esclude che possa anche richiedere, da subito, l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per mancato rispetto della regola del debito. Toccherebbe poi all’Euro gruppo del 3 dicembre affrontare formalmente la questione. I tempi non sono certi, così come non è ancora certo nemmeno l’avvio della procedura, anche se in molti ambienti, in Europa come in Italia, sembra ormai quasi scontato. Il governo giocherà comunque fino all’ultima carta a sua disposizione per cercare di convincere l’Europa della fondatezza delle sue scelte. Il Mef lo ha già fatto nel Rapporto sui fattori rilevanti richiesto e inviato a Bruxelles pochi giorni fa, e il ministro dell’economia, Giovanni Tria, lo farà nella riunione di oggi con gli altri protagonisti europei. Probabilmente lo farebbe anche il premier, Giuseppe Conte, che punterebbe ad avere un colloquio diretto con il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, però, l’appuntamento non sarebbe stato ancora ufficialmente fissato poiché sarebbero scarse le probabilità di riuscita. Il vicepremier Matteo Salvini, ribadendo la linea della Lega ma con toni più morbidi rispetto al passato, ha chiarito: “Quello che stiamo facendo lo stiamo facendo per gli italiani, quindi io sono convinto che l’Ue ci permetterà di fare quello che è un bene per gli italiani”.

Pur non facendo passi indietro rispetto a quelli che sono considerati i pilastri della manovra, in un’intervista al Corriere della Sera, Di Maio ha auspicato un dialogo con l’Europa, non rinnegando la possibilità di clausole di salvaguardia e di maggiori tagli di spesa per mantenere il deficit entro il tetto previsto. L’attenzione resta comunque altissima. Incappare nella procedura significherebbe per l’Italia non solo rischiare di pagare sanzioni ma anche incrinare i rapporti con l’Unione europea proprio nel momento in cui Francia e Germania sembrano concordi nel riscrivere le regole dell’Eurobudget. Le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni indicavano un’intesa tra i due Stati per tagliare fuori dalla distribuzione dei fondi i Paesi non rispettosi delle regole, compresa quella sul debito, su cui l’Italia mostra la deviazione più significativa. Qualunque sarà il giudizio espresso dalla Commissione mercoledì prossimo, la legge di bilancio seguirà, intanto, probabilmente senza troppe interferenze esterne il suo percorso parlamentare. Malgrado le tensioni interne alla maggioranza, Lega e M5S sembrano determinati in Parlamento a non stravolgere minimamente i capisaldi del provvedimento. Da oggi si valuteranno quindi le ammissibilità degli emendamenti (sarebbero circa 2600 quelli ammessi), che la Commissione Bilancio dovrebbe cominciare a votare da mercoledì. Vista la concomitanza dell’esame del decreto fiscale in Senato, è probabile però che l’inizio delle votazioni slitti di qualche giorno.

Rispetto agli argomenti in discussione dall’Eurogruppo ed alle ripercussioni che possono derivarne anche per effetto della manovra finanziaria, le banche italiane manifestano preoccupazioni.

Il vicedirettore generale dell’Abi, Gianfranco Torriero, nel corso di un seminario organizzato a Ravenna dall’associazione sul settore bancario, ha spiegato: “L’effetto spread ha impatti sulla crescita italiana. L’aumento del differenziale, porta a un aumento del costo di raccolta che, necessariamente, incide sul costo dei finanziamenti, che cresce. Chiaramente questo porta a una riduzione dell’ammontare dei finanziamenti, per cui ci saranno minor valore del risparmio delle famiglie e minori investimenti. Tutte variabili che incidono, quindi, sulla crescita dell’economia italiana”.

Il Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, riferendosi all’emendamento alla legge di bilancio approvato dalla Commissione Finanze alla Camera sullo scudo anti-spread anche per le banche non quotate ha detto: “Se ci devono essere regole uguali nell’Unione Bancaria, allora l’oggetto è: l’Italia si allontana o ci avviciniamo a un’armonizzazione? Io aspetto l’approvazione della norma almeno in uno dei due rami del Parlamento, ma mi domando se il testo riprenderà la normativa di altri Paesi della Ue oppure no. L’ipotesi di un’uscita dall’Europa e dall’euro sarebbe assolutamente una pazzia, una devastazione economica. Non se ne parla più e ora si ragioni prospetticamente per usufruire dei vantaggi della moneta unica”. Il presidente dell’Abi ha aggiunto: “Le elezioni europee in programma a maggio dovrebbero essere intese come un momento ricostituente per la Ue e non essere una ripetizione di quanto visto fino a oggi. Noi come italiani abbiamo un grandissimo interesse a una fase ricostituente, perché siamo poveri infrastrutturalmente, viviamo di export e turismo e le barriere su merci e sulla libera circolazione scoraggiano il nostro sviluppo. Inoltre, siamo mitridatizzati da un debito pubblico immane con il quale dobbiamo convivere e che è stato mitigato dall’euro. Oggi, il dibattito sulla Ue è logico e inevitabile perché l’Unione europea è stata fatta frettolosamente. E’ stato inglobato tutto senza sapere chi siamo e quando è calato l’entusiasmo sono venute al pettine le differenze sia culturali che metodologiche. Ma la soluzione a queste contraddizioni non è il disfacimento ma una fase costituente della Ue”.

Dal seminario dell’Abi a Ravenna è emerso che uno spread Btp Bund a 300 punti non è coerente con i fondamentali dell’economia e occorre ridurlo, altrimenti si avrà un impatto sul patrimonio delle banche, un aumento del costo della raccolta e quindi dei finanziamenti a famiglie e imprese oltre a una loro riduzione che fino a ora non si è ancora verificata grazie anche alle misure della Bce. Per ogni 100 punti di spread si erodono, in media, 35 punti base del patrimonio delle banche.

Sono questi i problemi sul tappeto, in attesa del verdetto di mercoledì prossimo dalla Commissione Ue sull’Italia.

 

di Salvatore Rondello

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