Battelli, l’Italia può guidare il cambiamento di rotta in Europa

Battelli, l’Italia può guidare il cambiamento di rotta in Europa

Sergio Battelli, 36 anni, di origine ligure (Varazze, Savona), è sia presidente della XIV Commissione Politiche Europee alla Camera dei Deputati sia tesoriere del gruppo M5S. Commissione che ha un’importanza maggiore di quanto si pensi. Con lui parliamo di questo e delle prossime elezioni europee 2019. K metro 0 – Milano – Intervista di Alessandro Luongo

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Sergio Battelli, 36 anni, di origine ligure (Varazze, Savona), è sia presidente della XIV Commissione Politiche Europee alla Camera dei Deputati sia tesoriere del gruppo M5S. Commissione che ha un’importanza maggiore di quanto si pensi. Con lui parliamo di questo e delle prossime elezioni europee 2019.

K metro 0 – Milano – Intervista di Alessandro Luongo

Di cosa si occupa per l’esattezza la Commissione che lei presiede?

«Del raccordo tra istituzioni italiane ed europee, un ruolo importantissimo. Dal punto di vista operativo valutiamo i profili di compatibilità del nostro ordinamento con la normativa comunitaria. Ciò significa che, nell’ambito del procedimento legislativo, per tutti i temi che hanno attinenza con il diritto europeo, siamo chiamati a formulare pareri, ed eventualmente osservazioni alle Commissioni competenti per materia. Abbiamo anche competenza sull’esame annuale della vecchia legge comunitaria, oggi suddivisa in “legge di delegazione europea” e disegno di “legge europea”. Formulazioni essenziali per accogliere le norme dell’Unione nell’ordinamento nazionale e per sanare procedure d’infrazione (o di pre-infrazione) aperte dall’Ue nei nostri confronti e impedirne l’apertura di nuove. Tutto questo rientra nella cosiddetta fase “discendente”. Ma la XIV Commissione si occupa anche, e soprattutto, della “fase ascendente” cioè il momento in cui si esaminano gli atti preparatori della legislazione dell’Ue. Secondo l’atto in esame il procedimento culmina con un parere da inviare alla Commissione europea per imprimere l’indirizzo del nostro Parlamento alla formazione della norma europea o per impedire che si approvi un testo deleterio per il nostro sistema. Altre volte invece il lavoro si concentra nell’approvazione di risoluzioni che esprimono la volontà della Camera, e impegna il Governo nelle fasi di negoziazione presso in Consiglio dell’Ue o presso altre sedi istituzionali europee.

Il mio obiettivo, come presidente della XIV Commissione della Camera, è proprio quello d’intensificare gli sforzi in questa fase perché è davvero il momento in cui il nostro Paese può agire sulla normativa europea e non subirla».

In un’intervista televisiva ha dichiarato che è una Commissione importante che deve lavorare diversamente rispetto al passato e trovare un accordo con tutte le forze politiche per portare avanti le istanze dell’Italia. Cosa intendeva?

«Mi riferivo proprio a questo: alle necessità di intervenire e incidere maggiormente nella fase ascendente, cioè quando le decisioni sono prese in sede europea. Per anni l’Italia si è limitata a fare da passacarte tra Bruxelles e Roma; gli stessi in cui ha cominciato a circolare l’ormai famosa frase “Ce lo chiede l’Europa”. Frase e concetto che hanno allontanato i cittadini dalle istituzioni europee. Ecco, il nostro obiettivo è arrivare a una sostanziale inversione di tendenza: non ce lo chiede l’Europa ma ce lo chiedono i cittadini. E’sulle loro richieste che deve essere orientata la politica italiana ed europea, non sui mercati, non su regole ormai superate. Su questo auspico ci possa essere la massima convergenza di tutte le forze politiche. Solo così l’Italia potrà recuperare il suo ruolo e sua “supremazia”».

Che obiettivi si è prefissato?

«Intanto voglio dire che non abbiamo alcuna intenzione di distruggere l’Unione europea come qualcuno ha detto e scritto. Il M5S vuole al contrario ricostruirla rimettendo al centro della sua mission la politica e non più solo il mercato. Il mio obiettivo più ambizioso è proprio contribuire a salvare il progetto europeo, nel quale credo fermamente. Contribuire a rinsaldare quel legame, ormai sfibrato, tra cittadini europei e istituzioni. Come? Con il dialogo, il confronto, la dialettica che, secondo me, sono i metodi per arrivare a soluzioni condivise. E non parlo di concetti astratti ma concreti, tanto che io ho improntato la mia intera attività politica sul dialogo, a tutti i livelli. Credo inoltre si debba lavorare su quello che è stato anche il punto focale della nostra campagna elettorale sui temi europei: rivedere la governance affinché l’Ue diventi propriamente democratica e quindi attenta a quelle politiche che davvero interessano gli europei, a partire dal welfare».

Come vede l’Italia in vista delle prossime elezioni europee?

«Credo che il nostro Paese abbia le potenzialità per guidare un cambiamento di rotta in Europa e le assicuro che, personalmente, ce la metterò tutta perché ciò avvenga. Negli ultimi mesi stiamo dimostrando che i diktat di una certa euro-burocrazia non funzionano più. La parola chiave, ripeto, è dialogo, negoziazione, non chiusura e arroccamento su posizioni datate che hanno rovinato l’Unione. Ecco perché abbiamo in mente un “contenitore”, un nuovo gruppo che pensi al lavoro, alla crescita e meno alle banche. Noi pensiamo che il M5S, insieme a tutte le forze che condivideranno il nostro Manifesto politico che presenteremo nei prossimi mesi, possa davvero diventare l’ago della bilancia nel Parlamento europeo, esattamente come lo è stato in Italia dopo le elezioni del 4 marzo».

Che Europa si aspetta sarà disegnata dopo le prossime elezioni europee?

«Mi aspetto un’Unione europea sicuramente diversa da quella degli ultimi anni e più vicina a quanto immaginato dai Padri fondatori. I cittadini sono stanchi di subire, vogliono partecipare, decidere. L’hanno detto chiaramente, lo ripetono a ogni elezione, lo dimostreranno anche a maggio. Ecco perché dobbiamo puntare alla creazione di un’Unione dei diritti, garantire equità sociale, ripensare politiche fiscali e costo del lavoro, condividere oneri e onori restituendo agli Stati membri alcune competenze in questo momento a Bruxelles, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, e al contempo dare forza e credibilità rendendo più incisive le politiche che continueranno a essere decise dall’Ue. In caso contrario non solo si perderà un’occasione, ma potrebbe essere l’inizio della fine del progetto europeo. Ma non voglio credere e cedere a questo scenario, mi batterò con ogni forza per evitarlo».

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