Da Bruxelles nuova lettera: manovra incompatibile con il debito. Risposta entro il 13 novembre. I Sindacati: pronti a mobilitazione

Da Bruxelles nuova lettera: manovra incompatibile con il debito. Risposta entro il 13 novembre. I Sindacati: pronti a mobilitazione

Un debito pubblico così elevato fonte di preoccupazione per l’area euro nel suo complesso K metro 0 – Roma – Che sarebbe arrivata una nuova lettera da Bruxelles era facile da prevedere. CI si poteva scommettere sopra anche alla luce delle continue offese indirizzate da Salvini e Di Maio nei confronti dei “burocrati”.  Ed è arrivata al

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Un debito pubblico così elevato fonte di preoccupazione per l’area euro nel suo complesso

K metro 0 – Roma – Che sarebbe arrivata una nuova lettera da Bruxelles era facile da prevedere. CI si poteva scommettere sopra anche alla luce delle continue offese indirizzate da Salvini e Di Maio nei confronti dei “burocrati”.  Ed è arrivata al Mef, con raccomandata di ritorno già prenotata. La risposta è attesa entro il 13 novembre. Si legge nella lettera: “L’ampia espansione di bilancio prevista per il 2019 è in netto contrasto con l’aggiustamento di bilancio raccomandato dal Consiglio. Questa traiettoria di bilancio, unita ai rischi al ribasso per la crescita del Pil nominale – si legge – sarà incompatibile con la necessità di ridurre in maniera risoluta il rapporto debito/PIL dell’Italia”. Un debito pubblico così elevato “è anche una fonte di preoccupazione per l’area euro nel suo complesso”, scrive la Commissione. Il Mef avrà tempo fino al 13 novembre per “fornire una relazione sui cosiddetti ‘fattori rilevanti’ che possano giustificare un andamento del rapporto Debito/PIL con una riduzione meno marcata di quella richiesta”. Lettera analoga era stata inviata, si ricorda, anche negli anni passati. La risposta “sarà inviata a Bruxelles rispettando la scadenza indicata”. “Il debito pubblico italiano rimane una vulnerabilità cruciale”. “L’Italia ha notificato a Eurostat un debito lordo delle amministrazioni pubbliche per il 2017 pari al 131,2% del Pil, confermando così che l’Italia non ha compiuto progressi sufficienti verso il rispetto del parametro di riferimento relativo all’adeguamento del rapporto debito/Pil nel 2017”. “Il Dpb 2019 prevede una leggera diminuzione del rapporto debito/pil dal 131,2% del Pil nel 2017 al 130,9% nel 2018 e al 130,0% nel 2019. La diminuzione del rapporto debito/pil è poi attesa continuare, fino al 126,7% del Pil nel 2021. Nonostante la riduzione prevista del rapporto debito/pil, non si prevede che l’Italia soddisfi ‘prima facie’ (a una prima impressione, ndr) il parametro di riferimento relativo all’adeguamento del rapporto debito/pil nel 2018 e nel 2019” sulla base del documento programmatico di bilancio presentato dal governo italiano. Secondo Bruxelles “un debito pubblico così elevato limita lo spazio di manovra del governo per spese più produttive a beneficio dei suoi cittadini. Date le dimensioni dell’economia italiana, è anche una fonte di preoccupazione per l’area euro nel suo complesso”.

L’Unione europea si salva se torna in campo lo spirito che animò il Manifesto di Ventotene

Non servono commenti. La lettera parla chiaro. Ci vorrebbe un governo che avesse il coraggio e la forza di porre i problemi di fondo che angustiano la vita della Unione europea. Certo anche quelli relativi al deficit, al debito pubblico. Ma il problema vero è quello di prendere il toro per le corna. Affrontare i problemi   relativi alla sopravvivenza o meno di una Unione europea, alla sua organizzazione, alla necessità di politiche comuni per quanto riguarda i bilanci o, più precisamente, un bilancio europeo, politiche fiscali, del lavoro, politiche sociali, strutture amministrative europee. Insomma, il ritorno allo spirito del Manifesto di Ventotene e alle politiche che proponeva. Una direzione, un senso di marcia in cui dovrebbe muoversi un governo che vuole definirsi del “cambiamento”. La Cgil, impegnata nel dibattito congressuale, in una intervista rilasciata a Radio Articolo 1 dal segretario confederale Nino Baseotto, parla di “grande preoccupazione da parte nostra, perché non scorgiamo nelle iniziative del governo, che sono poche, e nelle parole dei suoi esponenti, tante, una direzione convincente per il lavoro. La necessità di creare nuovi posti è scomparsa, non è più nell’agenda del governo, non ne parlano. E intanto stanno predisponendo una manovra che rischia di metterci nella posizione peggiore con le istituzioni europee. Il problema con Bruxelles – prosegue – non è tanto lo sforamento del debito. Se fosse immaginato per fare investimenti finalizzati alla ripresa della produzione e all’occupazione, sarebbe da sostenere. Il problema è che c’è un’idea di sforamento tutta concentrata sulla spesa corrente, e questo è un disastro per l’economia italiana, per i lavoratori e per i pensionati”. Baseotto ricorda che Cgil, Cisl e Uil hanno presentato una piattaforma unitaria per discutere e confrontarsi con i delegati e le delegate, per aprire il confronto con governo e Parlamento. “Se non batteranno un colpo, ragioneremo su un’iniziativa forte di mobilitazione per conquistare un tavolo di confronto e il diritto di essere ascoltati. Il ministro del Lavoro si sta rivelando un propagandista, ma un conto è la propaganda, un altro conto è la realtà. Se fosse davvero una ‘manovra sociale’, dovrebbe guardare alle risposte sul tema dell’occupazione, a un piano straordinario per l’occupazione giovanile, e non tagliare la sanità pubblica, come pensano di fare, per alimentare un reddito di cittadinanza che ha tutte le sembianze di un intervento assistenziale e quindi non strutturale”. Poi ci sono le iniquità in campo fiscale: “Sono dei condoni, anche se hanno cambiato il nome, li hanno camuffati”.

 

di Alessandro Cardulli

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