Londra. 670mila in marcia alla People’s Vote per un secondo referendum sulla Brexit

Londra. 670mila in marcia alla People’s Vote per un secondo referendum sulla Brexit

K metro 0 – London – Una marea di bandiere dell’Unione europea ha riempito le vie del centro di Londra, dove 700mila persone – stando alle cifre degli organizzatori – hanno risposto all’appello del movimento ‘People’s Vote’ marciando per chiedere che si tenga un referendum sull’accordo finale sulla Brexit, ancora in corso di negoziazione a cinque

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K metro 0 – London – Una marea di bandiere dell’Unione europea ha riempito le vie del centro di Londra, dove 700mila persone – stando alle cifre degli organizzatori – hanno risposto all’appello del movimento ‘People’s Vote’ marciando per chiedere che si tenga un referendum sull’accordo finale sulla Brexit, ancora in corso di negoziazione a cinque mesi dal divorzio. Si tratta del corteo più imponente a Londra dalla grande manifestazione del 2003 contro la guerra in Iraq, a cui secondo la polizia parteciparono 750mila persone. Sotto un sole autunnale il corteo di dimostranti, giunti da diverse parti del Regno Unito, si è snodato nel centro di Londra fermandosi davanti al Parlamento e alle strade vicine dopo avere percorso il quartiere dei ministeri, fischietti alla mano. Sui cartelli c’erano slogan contro l’uscita dall’Ue e si prendeva in giro la premier May accusandola di non saper negoziare un accordo di divorzio con Bruxelles: ‘Stop Brexit’, ‘La Brexit è cattiva’, ‘Restiamo insieme’ e ‘Ho 16 anni e la Brexit mi ha rubato il futuro’, si leggeva. A sfilare anche diversi cittadini europei, rappresentati in particolare dal gruppo di pressione ‘The3Million’, che difende gli interessi dei circa 3,7 milioni di europei che vivono nel Regno Unito. Nell’ultimo corteo di questo tipo, a giugno, circa 100mila persone si erano raccolte e gli organizzatori sperano di superare questo numero.L’idea di un nuovo referendum ha guadagnato popolarità negli ultimi mesi nel Regno Unito e diverse personalità politiche la sostengono, per esempio l’ex premier Tony Blair. Difficile però che la protesta riuscirà a convincere la premier Theresa May, fermamente contraria a un nuovo voto: “Non ci sarà un secondo referendum. La gente ha votato” per il 52% a favore dell’uscita dall’Ue nel referendum del 23 giugno 2016, ha dichiarato la premier mercoledì.

I promotori, legati al movimento ‘People’s Vote’ che fa campagna per “restituire la parola al popolo” dopo la fine del negoziato, hanno gridato al successo. Un successo impossibile da negare – e riprodotto sul web dalla cascata d’adesioni all’ombra dell’hashtag #PeoplesVoteMarch – visti i numeri. Numeri che Scotland Yard evita di confermare, ma nemmeno smentisce, e a cui si aggiunge la forza delle immagini. “Qui – ha sottolineato il sindaco di Londra Khan dal palco – non stiamo chiedendo un secondo referendum fine a se stesso, stiamo dicendo che quasi tutte le promesse fatte due anni fa non si sono concretizzate, poiché allora nessuno parlava di una ‘cattiva Brexit’ o di un no-deal. E che in queste circostanze la cosa più democratica da fare è tornare dal popolo britannico e dargli il diritto di dire se accetta o meno il risultato dei negoziati”. Un’opzione che il rissoso governo May e il grosso dei Tories non mostrano del resto alcuna intenzione di accettare, malgrado la prova di forza della rumorosa piazza londinese. E alla quale lo stesso leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, oggi assente, preferirebbe semmai le elezioni anticipate. Ma a cui comunque un flop negoziale con Bruxelles (desiderio inconfessato e inconfessabile della piattaforma ‘People’s Vote’) potrebbe almeno aprire una chance. Non senza la speranza concreta, sondaggi alla mano, d’un risultato diverso dal 2016.

 

Redazione Jobsnews

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