Abolizione del numero chiuso in Medicina: è nella Manovra ma rimane un obbiettivo politico di medio periodo

Abolizione del numero chiuso in Medicina: è nella Manovra ma rimane un obbiettivo politico di medio periodo

K metro 0 – Roma – La notizia dell’abolizione del test di Medicina da parte del governo italiano è contenuta nel comunicato pubblicato il 15 ottobre, a tarda sera, al termine del Consiglio dei Ministri in cui è stato varato il decreto fiscale e la manovra 2019. Il comunicato recita: “Abolizione del numero chiuso nelle

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K metro 0 – Roma – La notizia dell’abolizione del test di Medicina da parte del governo italiano è contenuta nel comunicato pubblicato il 15 ottobre, a tarda sera, al termine del Consiglio dei Ministri in cui è stato varato il decreto fiscale e la manovra 2019.

Il comunicato recita: “Abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina – Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”. La notizia ha scatenato il caos tra gli addetti ai lavori. Sorprende la dichiarazione del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti: “sarò franco con voi. Non mi risulta”. In una nota congiunta il Ministro Bussetti e quello alla salute, Giulia Grillo, spiegano di aver chiesto, in sede di Consiglio dei Ministri, di “aumentare sia gli accessi, sia i contratti delle borse di studio per Medicina. È un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il governo intende onorare”.

Da Palazzo Chigi fanno sapere che: “si tratta di un obiettivo politico di medio periodo, per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle università italiane, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso”.

Il Ministro Grillo, a poche settimane dalla conclusione dei test d’ingresso per l’accesso alle facoltà di medicina, aveva espresso la volontà di riprodurre, nel nostro Paese, un sistema di selezione dei futuri medici simile a quello francese, eliminando i test d’ingresso e di conseguenza il numero limitato di posti nei vari atenei. Tale sistema consentirà l’accesso libero alle facoltà di medicina su scala nazionale e una selezione solo alla fine del primo anno, volta a premiare gli studenti più meritevoli.

Da un lato, l’abolizione del test d’ingresso garantirebbe il diritto allo studio, dall’altro potrebbe causare difficoltà gestionali e organizzative. Secondo i dati MIUR di quest’anno gli iscritti ai test di medicina del 2018 sono stati circa 67.000, a fronte dei 9.779 posti disponibili, dati che segnalano una forte richiesta nella scelta del percorso formativo in ambito medico. Il Ministro Bussetti, ponendo l’attenzione sul percorso post-laurea, aveva parlato degli accessi ancora limitati alle scuole di specializzazione, secondo e importante step per la formazione dei futuri professionisti in ambito medico. Quasi la metà dei laureati, infatti, rimane senza specializzazione, a causa dei posti limitati previsti dai bandi di concorso. Quest’anno gli iscritti al concorso per le specializzazioni mediche, secondo i dati MIUR, sono stati 16.046, a fronte di 6.200 contratti statali previsti dal bando, più altri 964 posti finanziati da regioni e altri enti. Restano fuori dai giochi circa 9.000 medici che, tra le possibilità alternative alla scuola di specializzazione, possono considerare la strada della medicina generale, per la quale è stato bandito un concorso previsto per il prossimo 17 dicembre, con la disponibilità di circa 2.000 posti.

I singoli Paesi dell’UE attuano al loro interno dei sistemi che incidono profondamente nella formazione dei futuri professionisti. Pochi mesi fa, il premier Macron aveva dichiarato che il sistema universitario francese, basato sul libero accesso all’università, è da rivedere e andrebbe introdotto il numero chiuso per evitare il “sovraffollamento”.

In Spagna e in Belgio si accede alle facoltà di Medicina tramite test d’ingresso; in Inghilterra tutte le facoltà sono a numero chiuso, ma non c’è un test d’ingresso unico a livello nazionale. Vi sono dei requisiti specifici, a partire dai certificati di conoscenza della lingua, chiesti da ogni facoltà e da ogni ateneo. Mentre in Germania le facoltà di Medicina sono a numero a chiuso nazionale e le lezioni sono impartite solo in lingua tedesca. Tra i requisiti per poter accedere ai corsi: la lingua e il voto del diploma di maturità.  Per quanto riguarda la Romania bisogna superare un test d’ingresso in lingua rumena, ma è considerato più semplice di quello italiano.

Numerosi laureati, non solo in ambito medico, guardano all’Europa come meta ideale per maggiori opportunità professionali. La direttiva 2005/36/CE (aggiornata dalla 2013/55/UE), relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, favorisce la mobilità professionale, consolidando le quindici direttive già esistenti sul riconoscimento dei titoli. Tale direttiva mira a chiarire, semplificare e modernizzare quelle attualmente vigenti, nonché a raggruppare in un unico testo legislativo le professioni regolamentate di medico, dentista, infermiere, veterinario, ostetrica, farmacista e architetto.

di Francesca Politi

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