Parigi: Scomparso il presidente dell’Interpol

Parigi: Scomparso il presidente dell’Interpol

K metro 0 – Paris – Da diversi giorni non si hanno notizie del presidente dell’Interpol, il cinese Meng Hongwei. La famiglia si è rivolta all’autorità francese per denunciare la scomparsa.  Il 25 settembre Meng Hongwei, di 65 anni, residente a Lione, ha lasciato la Francia per recarsi in Cina. Dal suo arrivo nella terra

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K metro 0 – Paris – Da diversi giorni non si hanno notizie del presidente dell’Interpol, il cinese Meng Hongwei. La famiglia si è rivolta all’autorità francese per denunciare la scomparsa.  Il 25 settembre Meng Hongwei, di 65 anni, residente a Lione, ha lasciato la Francia per recarsi in Cina. Dal suo arrivo nella terra natia si sono perse le tracce. Per il momento si avanzano delle ipotesi, ma finora il ministero degli Esteri cinese non ha risposto alle richieste di informazioni sulla vicenda avanzate da diversi quotidiani internazionali.

Secondo il South China Morning Post di Hong Kong, Meng Hongwei sarebbe sotto inchiesta in Cina per corruzione ed ha affermato: “Lo hanno preso in consegna appena sbarcato all’aeroporto la settimana scorsa”. Non sarebbe la prima volta che un funzionario del Partito Comunista cinese sparisce per alcuni giorni: la legge di Pechino prevede infatti che una persona possa essere trattenuta dalla polizia senza accuse formali, senza poter contattare un avvocato e la propria famiglia, anche per due mesi.

Quando venne eletto all’Interpol, nel novembre del 2016, non mancarono le polemiche. Un cinese ed un russo si sono trovati ai vertici dell’Organizzazione internazionale della polizia criminale.  Il russo Alexander Prokopchuk è da allora il suo vice.  Il presidente dell’Interpol aveva rivestito cariche dirigenziali all’interno del Partito Comunista cinese, nonché quella di viceministro. Infine, non va dimenticato che Meng Hongwei è una figura molto ambigua: in patria poteva avere dei nemici, a livello internazionale è pure vero che la sua nomina a capo dell’organizzazione internazionale delle forze di polizia era stata duramente osteggiata da alcune associazioni a difesa dei diritti umani.

Il suo mandato sarebbe scaduto nel 2020, ma Meng Hongwei, difficilmente potrà riprendere il suo ruolo di presidente dell’Interpol. Ex viceministro della pubblica sicurezza, potrebbe essere rimasto coinvolto in un regolamento di conti all’interno del governo cinese, cosa non rara. È infatti considerato un uomo chiave del potere. Gli attivisti per i diritti umani accusano la Cina di usare l’Interpol per detenere dissidenti e rifugiati all’estero e quindi hanno contestato Meng  Hongwei.

È stato il primo cinese a ricoprire il ruolo di presidente dell’Interpool negli oltre novant’anni dell’organizzazione intergovernativa. Meng provenendo dai ranghi del governo cinese è sicuramente un uomo competente, visto che il dicastero da cui proviene controlla la più grande forza di sicurezza interna del mondo, incaricata dal Partito comunista di mantenere la stabilità dello Stato cinese, vigilando su dissidenti e oppositori oltre che su malfattori e criminali.

Il ruolo del presidente dell’Interpol è quello di dare linee guida e sovrintendere alla messa in atto delle decisioni prese dall’assemblea generale, composta dai rappresentanti dei 190 Paesi membri. Le operazioni dell’Interpol sono dirette dal segretario generale, che attualmente è il tedesco Jurgen Stock. L’Interpol non ha il potere di inviare agenti a catturare ricercati in giro per il mondo, ma di solito lancia avvisi internazionali sulle persone ricercate dai Paesi membri, allertando le polizie e fornendo i dati dei criminali da catturare.

Il capo dell’Interpol per tradizione non è un politico, mentre il profilo di Meng è quello di un altissimo dirigente politico della Cina.

Negli ultimi anni, Pechino ha cercato di rinsaldare la collaborazione con l’Interpol perché è impegnata in una caccia serrata a ex funzionari e imprenditori corrotti che sono fuggiti con le loro ruberie. Ha fornito all’Interpol una lista dei 100 più pericolosi ricercati e per convincere i vari Paesi a consegnare i fuggiaschi si è detta pronta a dividere con i governi stranieri i fondi illecitamente esportati e recuperati. Un’offerta difficile da rifiutare per alcuni governi, visto che i capitali usciti illegalmente dalla Cina dal 2005, spesso esportati dai criminali economici, sono valutati in 2,8 trilioni di dollari.

La questione della collaborazione internazionale è delicata, perché in Cina il sistema giudiziario non è trasparente. Tra le tattiche di caccia ai criminali, in Cina c’è anche la ‘persuasione’ (che si può tradurre con minacce e ricatti vari ai ricercati e ai loro familiari).  Dei 100 ricercati più pericolosi segnalati all’Interpol un terzo sono stati catturati e consegnati alle autorità cinesi. Con l’operazione, battezzata ‘Caccia alla Volpe’, Pechino, durante la presidenza di Meng all’Interpol, ha puntato a un ulteriore salto di qualità nella cooperazione con le polizie. Il viceministro Meng è noto per la sua fedeltà al Partito.

Sembra strano che il governo cinese abbia deciso di farlo uscire di scena in modo così drammatico. La polizia francese ha confermato che ha aperto un’inchiesta ed ha lanciato l’allarme definendo il caso ‘preoccupante’. Finora, si possono avanzare diverse ipotesi, ma ci sono forti dubbi che la verità potrà emergere.

di Salvatore Rondello

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