UK: concluso a Birmingham il congresso dei Tory, con la vittoria finale della May

UK: concluso a Birmingham il congresso dei Tory, con la vittoria finale della May

K metro 0 – London – Si è concluso a Birmingham il congresso dei Tory, dopo tre giorni di dibattiti, con la vittoria finale di Theresa May. La Brexit è stato l’argomento principale al congresso del Partito Conservatore nell’assise di Birmingham, La premier Theresa May ha affrontato una vera e propria sfida finale. Una sfida

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K metro 0 – London – Si è concluso a Birmingham il congresso dei Tory, dopo tre giorni di dibattiti, con la vittoria finale di Theresa May.

La Brexit è stato l’argomento principale al congresso del Partito Conservatore nell’assise di Birmingham, La premier Theresa May ha affrontato una vera e propria sfida finale. Una sfida che non riguarda tanto e solo il suo futuro politico, quanto quello del partito di governo più longevo nella storia europea e di una delle sette economie più avanzate al mondo. May ha fronteggiato tre pesanti attacchi, oltre a quello, scontato, dei laburisti. Il primo è arrivato dai ‘brexiteer’ ultrà e da Boris Johnson, che vorrebbero un accordo di basso profilo con l’Ue, come quello in vigore con il Canada. Il secondo dalla fronda Tory moderata, piccola, ma potenzialmente determinante, che in caso di ‘no deal’ minaccia di far campagna per un referendum bis per riaggiustare le cose con Bruxelles. Il terzo dall’Europa che, a Salisburgo, ha bocciato la piattaforma dei Chequers su cui la premier continua a scommettere giurando di credere nella Brexit e di poterne fare un successo. Il congresso, in una Birmingham blindata dalle misure di sicurezza per evitare ogni possibile rischio di attentato, è entrato formalmente nel vivo il secondo giorno, con le relazioni dei big, culminate con l’intervento di Johnson. Lo scontro, a colpi di interviste, si è acceso dal primo giorno. La premier ha annunciato una tassa di registro fino al 3% sul valore degli immobili acquistati da stranieri non residenti nel Regno Unito: una misura che piace ai falchi della destra e serve a far cassa, raffreddando un mercato immobiliare che a Londra, malgrado la Brexit, rimane alle stelle. Inoltre ha proposto per il 2022 un grande ‘festival’ dell’identità britannica. Ma, soprattutto, ha lanciato ai maggiorenti del partito un messaggio chiaro: smettetela di fare ‘giochetti politici’ sulla Brexit e pensate all’unico sbocco possibile per il Paese, uno sbocco che, nelle sue parole, passa dal sostegno al piano dei Chequers.

A pochi minuti dal discorso di chiusura al congresso Tory di Birmingham, un deputato conservatore, James Duddridge, ha formalizzato la prima mozione ufficiale di sfiducia contro la leadership della premier, inviando una lettera al comitato 1922, l’organismo del Partito incaricato di convocare l’elezione del leader in caso di raggiungimento di un quorum minimo di deputati richiedenti. Quorum che per ora non risulta, ma che sulla carta appare possibile raggiungere.  James Duddridge, che per cinque anni ha fatto parte dell’Ufficio dei Capigruppo Tory ai Comuni, ha dichiarato: “Io di norma sono un lealista, non ho mai votato contro il governo. Tuttavia, siamo arrivati a un punto in cui la lealtà cieca non è la strada giusta. Noi abbiamo bisogno di un leader forte, di qualcuno che creda nella Brexit, di qualcuno che possa portare a casa ciò per cui l’elettorato ha votato. E il primo ministro sembra incapace di fare questo”.

Boris Johnson, nel suo intervento, ha detto: “No al Labour di Jereny Corbyn, no a un secondo referendum sulla Brexit”. L’ex ministro ha sollecitato il partito a sconfiggere Corbyn con i valori conservatori e senza seguirlo su una via che a suo dire impoverirebbe il Paese. Per l’ex ministro sarebbe una via fatta di nazionalizzazioni, tasse su business, soviet nei cda delle aziende. Poi, ha accusato i laburisti di voler tornare agli anni ’80, di predicare il marxismo-leninismo e di tollerare l’antisemitismo.

Sulla Brexit, nella recente riunione plenaria a Strasburgo, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha detto: “Sulla Brexit vogliamo un accordo e chi pensa che un no deal sia la soluzione migliore non si rende conto delle conseguenze. Sulle frontiere in Irlanda ci atteniamo alle posizioni che abbiamo presentato molte volte: l’Irlanda per prima”.

La premier britannica, Theresa  May,  nel  discorso  di  chiusura  del  congresso  Tory  ha  lanciato un estremo messaggio per il recupero dell’unità interna nel partito in modo da portare a casa una Brexit prospettata ancora una volta come un successo per il futuro del Regno Unito. May ha anche rivolto un pensiero in apertura del suo intervento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, a un secolo dalla sua fine, rievocando anche il secondo conflitto mondiale.

Theresa May, a Birmingham, ha detto: “La Gran Bretagna non ha paura di Brexit no deal se necessaria. Londra pretende rispetto e non accetterà mai un accordo che divida l’Irlanda del Nord dal resto del Regno o che tradisca il referendum del 2016”. Contemporaneamente ha ammonito sulle conseguenze di un divorzio no deal per il commercio e l’economia, insistendo sul suo piano per un’intesa di libero scambio allargata con Bruxelles. Poi, ha confermato che ‘la libertà di movimento dei migranti Ue finirà’.  May ha insistito sulla necessità di unità nel Partito Conservatore per cercare di ottenere un accordo sulla Brexit rispettoso dell’interesse nazionale del Regno Unito. May ha anche detto: “Le nostre proposte sono una sfida per l’Ue, ma insieme possiamo farcela. Il mandato degli elettori lo abbiamo e dobbiamo uscire dall’Unione”. Indicando un futuro più luminoso e pieno di promesse per il Paese, ha messo in guardia dal rischio che, se i Tories si divideranno nel pieno della fase più dura dei negoziati con Bruxelles, il rischio possa essere alla fine che non ci sia nessuna Brexit.  Con ottimismo, la premier ha disegnato l’immagine di una Gran Bretagna come un attore globale, schierata per la difesa del libero mercato a livello internazionale, forte del suo ruolo nel Commonwealth e come membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, aggiungendo: “La Nato resterà garante della nostra libertà e della nostra sicurezza”.

Theresa May ha annunciato una nuova legge in arrivo in Gran Bretagna che consentirà alle coppie eterosessuali l’accesso alle unioni civili come una sorta di matrimonio ‘light’ rispetto a quello tradizionale. La riforma sarebbe destinata ad accogliere le recenti indicazioni della Corte Suprema in questo senso.
Si tratterebbe di rimuovere anche in Inghilterra e Galles, dopo che la Scozia aveva già provveduto, gli squilibri venutisi a creare sui diritti.

Le unioni civili furono introdotte in effetti nel 2004 come una forma di tutela esclusiva per le coppie Lgbt, che continuano a poterne godere anche ora dopo aver ottenuto nel 2013 l’accesso al cosiddetto matrimonio egualitario introdotto sotto il governo di David Cameron.

Nel suo discorso, Theresa May ha rivendicato i risultati ottenuti sul fronte dell’economia come della politica estera, ma soprattutto con le prospettive future, cercando di reagire alle critiche e alle divisioni interne sulla Brexit. Elencando tre figure presenti al Congresso, la premier Britannica ha detto: “Siamo il partito delle opportunità.  Sajid Javid, figlio di immigrati pachistani divenuto ministro dell’Interno; Shaun Bailey, nato in una famiglia giamaicana e presentato giusto oggi come prossimo candidato conservatore a sindaco di Londra; e Ruth Davidson, lesbica e in attesa di un figlio con la sua compagna, che potrebbe essere la prossima first minister della Scozia”.  Quanto alle politiche del governo, May ha ricordato le misure sociali prese di recente, ed il rigore di bilancio che hanno consentito l’avvio di un calo del debito pubblico. Poi ha parlato di tagli di tasse, di nuove risorse per la sanità e l’edilizia e ha annunciato un congelamento delle accise sul carburante. Ha contestato con durezza le ricette laburiste di spesa pubblica ed i piani di neonazionalizzazione di Jeremy Corbyn come un modo per impoverire il Paese, gli stessi lavoratori e i giovani, ma nel contempo ha indicato il Partito Conservatore come una forza che difende un libero mercato ben regolato. Un mercato che vorrebbe aggiustare, e non distruggere. Infine, ha prospettato la necessità, dopo un decennio di rigore, di far sentire alla gente che lavora duramente che i loro sacrifici hanno pagato, che l’austerità sta per finire.

Concludendo il suo discorso, Theresa May ha detto: “Noi non siamo il partito dei pochi e neppure dei molti, ma di tutti coloro che lavorano, rispettano le leggi e pagano le tasse. Il nostro futuro è nelle nostre mani”.

 

Salvatore  Rondello

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