Macedonia dice “Si” ma il referendum non passa. Possibili elezioni anticipate. L’ONU resta disponibile a fornire tutto il suo sostegno

Macedonia dice “Si” ma il referendum non passa. Possibili elezioni anticipate. L’ONU resta disponibile a fornire tutto il suo sostegno

K metro 0 – Skopje – Il governo macedone in carica ha invitato i cittadini a votare a favore dell’adesione all’UE e alla NATO, accettando l’accordo firmato dal governo con la Grecia. Le opposizioni, guidate dall’attuale Presidente della Repubblica Gjorge Ivanov, il quale aveva definito l’accordo con la Grecia una “flagrante violazione della sovranità”, hanno

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K metro 0 – Skopje – Il governo macedone in carica ha invitato i cittadini a votare a favore dell’adesione all’UE e alla NATO, accettando l’accordo firmato dal governo con la Grecia.

Le opposizioni, guidate dall’attuale Presidente della Repubblica Gjorge Ivanov, il quale aveva definito l’accordo con la Grecia una “flagrante violazione della sovranità”, hanno invitato a disertare le urne. Il risultato è che per il referendum in Macedonia hanno votato meno del 37% degli aventi diritto, di cui oltre il 90% ha votato “Si”. Ma non avendo raggiunto il quorum del 50% più uno il referendum è stato considerato nullo.

Tale risultato complica il percorso di integrazione euro-atlantica dell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia. Il primo ministro macedone Zoran Zaev ritiene, sostenuto dall’ONU, di aver ricevuto un chiaro mandato per proseguire sulla strada intrapresa per una maggiore integrazione con l’Occidente, attraverso un buon accordo di “vicinato” con Atene. “Il referendum è deciso da coloro che vogliono decidere” e “i cittadini ci hanno dato un messaggio molto chiaro”, ha aggiunto Zaev.

Gli avversari hanno dichiarato vittoria, affermando che chi non è andato alle urne lo ha fatto per dimostrare il desiderio di opporsi al cambiamento. La bassa affluenza è stata considerata dagli analisti geopolitici come un esempio di quanto il nazionalismo stia diventando centrale in Europa.

Il Segretario dell’ONU Antonio Gutierres ha subito chiesto, in modo convinto, a tutte le forze politiche del Paese di dare seguito al referendum, poiché: “L’ONU resta disponibile a fornire tutto il sostegno necessario alla soluzione di questo dossier”.Il Commissario europeo per l’allargamento Johannes Hahn, commentando su Twitter l’esito del referendum, lancia un segnale alle opposizioni di Zaev, in vista del prossimo passaggio parlamentare: “Mi congratulo con coloro che hanno votato e hanno usato le loro libertà democratiche. Con la percentuale significativa a favore del sì, c’è un ampio sostegno all’accordo di Prespa e al futuro euro-atlantico del Paese. Mi aspetto che tutti i leader politici rispettino questa decisione e la applichino con grande responsabilità e unità nel migliore interesse del Paese”.

Una storia lunga vent’anni quella tra Grecia e Macedonia, due nazioni confinanti che non hanno mai intrattenuto buoni rapporti. Quando la Macedonia faceva parte dell’Unione Sovietica si chiamava “Repubblica di Macedonia”. Per questo motivo i greci hanno sempre incolpato i “macedoni del nord” di essersi appropriati di un nome che nella realtà si riferiva al mondo greco. Quando la nazione è entrata nelle Nazioni Unite nel 1993 fu costretta a scegliere il nome Former Yugoslav Republic of Macedonia. Un nome che, ora più che mai, sembra anacronistico. Così, tra mille proteste, il governo di Alexis Tsipras ha concordato con il governo macedone di cambiare il nome dello Stato, permettendo così a Skopje di proporre le candidature per entrare nell’UE e nella NATO, senza opporre veto.

La grande astensione del popolo macedone può essere anche interpretata come una vittoria di Mosca. La Russia, infatti, aveva fortemente contrastato la vittoria del “Si”. A Skopje, l’ambasciatore di Mosca aveva criticato le ambizioni della “Nord Macedonia” di aderire alla NATO, affermando pubblicamente che, a quel punto, lo stato balcanico sarebbe potuto diventare un “obiettivo legittimo”, qualora le relazioni tra NATO e Russia fossero peggiorate.

Anche la Turchia sperava in un esito positivo del referendum. Nei primi anni ’90, essa fu uno dei primi paesi a riconoscere la Macedonia con il suo attuale nome costituzionale, in aperta polemica e in contrasto con la Grecia. Da allora, la Turchia è diventata uno dei più importanti partner politici ed economici della Macedonia, oltre a sostenere fortemente l’ingresso di Skopje nella NATO. Esponenti di rilievo del governo di Ankara hanno ribadito fortemente l’amicizia tra i due paesi, non appena si è palesato, attraverso i sondaggi, il possibile esito del referendum. Tuttavia, non viene vista di buon occhio l’adesione della Macedonia all’UE, poiché potrebbe allontanare Skopje dall’orbita di Ankara.

Per la Macedonia ore e giorni “infuocati”: sarà difficile mantenere la dialettica e il confronto sui binari di una pacifica contrapposizione democratica.

di Giuseppe Morabito

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