Juncker all’Europarlamento: ‘no’ al nazionalismo malsano, sì al patriottismo illuminato

Juncker all’Europarlamento: ‘no’ al nazionalismo malsano, sì al patriottismo illuminato

K metro 0 – Bruxelles – Oggi, Jean Claude Juncker, Presidente uscente della Commissione, europea, ha pronunciato, nell’aula di Strasburgo, il suo ultimo discorso sullo “Stato dell’Unione”. Eletto Presidente dell’esecutivo UE nel 2014, dopo esser stato Premier lussemburghese, Juncker ha operato in anni che la storia ricorderà tra i più difficili, ma anche trai più densi

K metro 0 – Bruxelles – Oggi, Jean Claude Juncker, Presidente uscente della Commissione, europea, ha pronunciato, nell’aula di Strasburgo, il suo ultimo discorso sullo “Stato dell’Unione”. Eletto Presidente dell’esecutivo UE nel 2014, dopo esser stato Premier lussemburghese, Juncker ha operato in anni che la storia ricorderà tra i più difficili, ma anche trai più densi di opportunità, dell’Unione Europea. Anni di scelte, di decisioni, di priorità non più rinviabili.

Dal 2014 ad oggi, settembre 2018 a dieci anni, poi, da quel crack della finanziaria USA Lehman Brothers che avviò quella che è stata la più grave crisi economica mondiale dopo il 1929), l’economia dell’Unione Europea è migliorata, pur nel persistere di forti differenze tra i vari Paesi. La situazione politica, invece, è preoccupante, con l’ondata delle forze sovraniste, populiste, o apertamente contrarie all’ integrazione europea. «Rispettiamo meglio l’UE, non sporchiamo la sua immagine…, diciamo sì al patriottismo, no al nazionalismo esagerato che detesta gli altri e cerca di distruggerli», ha detto invece, con forza, Juncker all’ Europarlamento (dopo aver precisato che non intende correre, nel 2019, per un nuovo mandato alla Commissione.

La politica estera e per l’immigrazione

Il Presidente uscente ha voluto sottolineare la diversità europea rispetto alle altre potenze, e in particolare agli USA di Trump (con cui, pure, Juncker ha concluso recentemente accordi nella sua visita a Washington, essenzialmente per bloccare la “guerra dei dazi”): Il multilateralismo, ha spiegato, resta la filosofia di base della UE: che “non sarà mai una fortezza, non volterà la schiena al mondo e in particolare al mondo che soffre, sarà aperta e tollerante».

Entrando nei dettagli, Juncker ha sottolineato gli sforzi per definire – insieme al commissario Federica Mogherini – una vera politica estera europea, e per una politica di sicurezza e dell’emigrazione unica. «Le sfide esterne si moltiplicano”, ma, proprio ora, “non possiamo mollare la presa per costruire un’Europa più unita e più forte. Gli allargamenti per me restano successo, abbiamo conciliato geografia e storia”, ha aggiunto il Presidente riferendosi anche al lavoro in vista della prossima entrata in UE dei 6 Paesi balcanici: “ma restano sforzi da fare». L’ Europa, ha chiosato Juncker, “è troppo piccola per dividersi”.

«I nostri sforzi per gestire l’immigrazione – ha proseguito – hanno portato a dei frutti, gli arrivi sono stati drasticamente ridotti del 97% nel Mediterraneo orientale e dell’80% in quello centrale, e le operazioni UE di salvataggio hanno permesso di salvare oltre 690 mila persone in mare dal 2015. Tuttavia, gli Stati membri non hanno ancora trovato un rapporto giusto fra la responsabilità dei singoli Paesi e la necessaria solidarietà, che deve essere dimostrata se vogliono mantenere lo spazio Schengen senza confini”. «Oggi -ha precisato il Presidente – propongo un rafforzamento della guardia costiera e di frontiera europea fino a 10 mila unità da qui al 2020 (è lo sviluppo del programma e del dispositivo “Frontex”, da tempo annunciato, N.d.R.), e la creazione d un’Agenzia europea per l’asilo».

L’ Unione europea per l’Africa

A pochi giorni da quel “Forum on China – Africa Cooperation” del 4-5 settembre a Pechino, in cui una Cina che guarda proprio alla UE come possibile alleato almeno commerciale ha promesso ai Paesi africani – peraltro dopo più di 50 anni di penetrazione finanziaria e geopolitica – aiuti per 60 miliardi di dollari, anche la UE guarda al “Continente nero”. Secondo Juncker, bisogna fondare un nuovo patto tra Europa e Africa, fondato più sulla cooperazione che sulla beneficenza: una sorta, diremmo, di nuovo “Piano Marshall”, che rappresenterebbe una forma di riparazione storica, da parte d’ un’Europa dal passato colonialista (e dove, anzi, alcuni Paesi di primo piano tuttora proseguono con politiche neocolonialiste nei confronti delle ex-colone).

«Secondo le nostre previsioni», ha spiegato il numero uno della Commissione, «questa alleanza contribuirebbe a creare sino a 10 milioni di posti di lavoro in Africa solo nei prossimi 5 anni». Inoltre, occorre «trasformare i tanti accordi commerciali bilaterali tra l’UE e l’Africa (moltiplicatisi dopo la storica Convenzione di Lomè del 1975, N. d.R.) in un accordo intercontinentale di libero scambio», sul modello, migliorato, di NAFTA e CETA.  La UE prevede una forma di partenariato strategico, con la partecipazione di studenti e docenti universitari grazie ad Erasmus+, entro il 2027; e una formazione professionale per 750mila lavoratori, entro il 2020. Inoltre – sempre secondo le previsioni di Juncker – 30 milioni di persone ed imprese, sempre in Africa, potrebbero beneficiare dell’accesso all’energia elettrica, grazie a investimenti UE nelle energie rinnovabili.

Vigilanza contro la propaganda terroristica sul Web

Senza dimenticare tutta la tematica di massmedia, privacy e copyright, Juncker ha anche annunciato una stretta operativa contro la propaganda terroristica: «La Commissione europea propone oggi nuove norme per eliminare la propaganda terroristica dal web entro un’ora, ossia entro il lasso di tempo decisivo in cui possono essere prodotti i danni più gravi», ha detto. Queste forme di propaganda dovranno essere eliminate dopo segnalazione da parte delle autorità nazionali competenti (cosa che, ovviamente, richiede il potenziamento, in ogni singolo Paese, delle forze di polizia postale); ci dovranno essere punti di contatto sempre disponibili per cooperare con Europol e Stati membri, e, per le imprese che non si adegueranno, sanzioni sino al 4% del fatturato. Ogni piattaforma internet, da YouTube a Facebook, sarà quindi soggetta a regole chiare, per impedire che i suoi servizi siano utilizzati per diffondere contenuti terroristici; e allo stesso tempo ci saranno misure per proteggere la libertà di espressione, e garantire che siano colpiti solo i contenuti a carattere terroristico (e non, ad esempio, le semplici “fake news”, che pure la UE già combattendo).

Nuove norme sul rimborso delle spese elettorali ai partiti

Altra proposta di Juncker riguarda, invece, la tutela delle elezioni «libere e regolari», attraverso la modifica di quello che è attualmente il regolamento sul finanziamento dei partiti; o, meglio, sul rimborso delle loro spese elettorali. La riforma proposta (con un occhio, probabilmente, sia al “Russiagate” americano che alle gravi irregolarità commesse in Italia, su questo terreno, dalla Lega Nord) prevede sanzioni pecuniarie per le violazioni della privacy commesse allo scopo di influenzare deliberatamente l’esito delle elezioni europee. Le sanzioni, pari al 5% del bilancio annuale del partito o fondazione politica europei in questione, saranno attuate dall’Autorità competente, e gli autori delle violazioni non potranno chiedere finanziamenti UE.

Le riforme istituzionali dell’Unione

Il Presidente, infine, ha toccato anche l’essenziale tema delle riforme istituzionali dell’Unione, affrontando quello che da 60 anni rappresenta per la UE. – come per l’ONU – uno dei principali fattori d’ inceppamento e rallentamento: il voto all’ unanimità. Proponendo di passare al voto a maggioranza qualificata specialmente nelle relazioni internazionali, o, meglio, in alcuni «ambiti specifici della politica estera». «Il Trattato del Consiglio europeo», ha detto, «lo permette, e i tempi sono maturi per spianare la strada ad una maggioranza qualificata”.

«Vorrei che si dicesse ‘no’ al nazionalismo malsano, sì al patriottismo illuminato… Il patriottismo è una virtù, il nazionalismo incontrollato è un veleno che schiaccia”, ha ribadito, in conclusione, il n. uno dell’esecutivo UE. “Io amo l’Europa, e continuerò a farlo».

 

di Fabrizio Federici

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