Svezia alle urne domenica. L’ultradestra anti-migranti e anti-Ue minaccia il modello socialdemocratico, che la governa da quasi un secolo

Svezia alle urne domenica. L’ultradestra anti-migranti e anti-Ue minaccia il modello socialdemocratico, che la governa da quasi un secolo

K metro 0 – Stoccolma – Integrazione, imposte, welfare: in Svezia per i leader dei partiti che hanno trascorso gli ultimi due giorni a cercare di conquistare gli indecisi, domenica sarà il giorno della verità, con il voto che misurerà l’effettiva portata dell’avanzata dell’estrema destra e la tenuta del modello di socialdemocrazia che governa il Paese scandinavo

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K metro 0 – Stoccolma – Integrazione, imposte, welfare: in Svezia per i leader dei partiti che hanno trascorso gli ultimi due giorni a cercare di conquistare gli indecisi, domenica sarà il giorno della verità, con il voto che misurerà l’effettiva portata dell’avanzata dell’estrema destra e la tenuta del modello di socialdemocrazia che governa il Paese scandinavo da quasi un secolo. I candidati degli otto partiti si sono dati da fare sino all’ultimo per cercare di attirare le preferenze di circa un quarto dei 7,5 milioni di elettori che si sono dichiarati sino all’ultimo indecisi. Né il blocco “rosso-verde” del premier socialdemocratico uscente Stefan Löfven né quello “borghese” guidato dal conservatore Ulf Kristersson sembrano però poter aspirare alla maggioranza assoluta al Riksdag e secondo tutti i sondaggi dovranno trovare alleanze fuori dal proprio campo. La media dei sondaggi promette alla destra nazionalista dei Democratici svedesi (SD) guidati dal 39enne Jimmie Akesson un 20 per cento di voti. Secondo alcuni analisti può fare anche meglio, secondo altri resteranno sotto la soglia del 20%. Il divario tra i vari rilevamenti è forte e consiglia cautela, dato che tra il meno favorevole (16,3%) e il più favorevole (24,8%) ci sono quasi nove punti percentuali. Tutti in ogni caso concordano che l’estrema destra crescerà, grazie alle sue posizioni anti-migranti e anti-Ue, anche se non andrà comunque al governo: gli altri principali partiti, a cominciare dai socialdemocratici, hanno escluso qualsiasi coalizione con loro. Ma l’avanzata praticamente certa li metterà in una posizione di forza, anche rispetto alle istituzioni, con la prospettiva di prendere il comando di alcune commissioni parlamentari.

Lo slogan è una versione del trumpismo: “Gli svedesi prima di tutto”. Salvini e Orban col leader di estrema destra Akesson

La formula assomiglia molto a quella che ha fatto montare l’onda sovranista in mezza Europa, dall’Ungheria di Viktor Orban all’Italia del governo giallo-verde, dove il vicepremier Matteo Salvini si è schierato con Akesson: gli svedesi vengono prima, promettono i Democratici svedesi, “il vero welfare si deve occupare degli svedesi”, martella il leader del partito, non degli immigrati. Fondato nel 1988 da ex membri del movimento neonazista, DS alle legislative del 2010 aveva ottenuto il 5,9% di preferenze, poi era salito al 12,9% nel 2014. Lo spartiacque che ha reso apparentemente inarrestabile la sua ascesa elettorale arriva nel 2015, quando Stoccolma accoglie 250.000 migranti come quota dell’ondata migratoria che stava investendo l’Ue, stabilendo un primato mondiale di accoglienza data la popolazione complessiva di 10 milioni. L’arrivo massiccio di migranti ha alimentato le paure degli svedesi, che si sono concentrate su periferie sempre meno sicure e su crescenti problemi di integrazione. Così Löfven si ritrova a lanciare un appello agli svedesi affinché votino per un “governo stabile, in grado di dirigere la Svezia in questi tempi incerti”. E venerdì sera durante un dibattito sul canale privato TV4, ha dovuto difendere il suo bilancio, aspramente criticato proprio per l’apertura delle frontiere ai richiedenti asilo nel 2014-2015, prima di chiudere di nuovo le porte. “L’integrazione è la questione vitale della nostra epoca”, ha detto durante il confronto Ulf Kristersson, mentre Akesson ha accusato il governo di lassismo nella lotta alla criminalità, invitando “coloro che non si adattano a tornare a vivere in un altro Paese”. Il premier se l’è a sua volta presa con i partiti dell’Alleanza per la Svezia (conservatori, liberali, centristi e cristiano-democratici), che “promettono allo stesso tempo di abbassare le imposte e di difendere lo Stato-provvidenza”.

Scenari futuri e incognite: governo di minoranza o alleanza dei socialdemocartici coi centristi

Destra e sinistra sono accreditate rispettivamente del 37% e del 40% dei suffragi. In sostanza, come riassume Ulf Bjereld, politologo all’Università di Göteborg, “è difficile identificare lo scenario più probabile”. Gran parte degli analisti prevedono tuttavia un nuovo governo minoritario formato da Löfven, con una minoranza ancora più debole dell’attuale. Il premier uscente si è dichiarato aperto ad una cooperazione con il Partito di centro e i Liberali. Mentre il capo di SD si dice pronto a lavorare sia con la sinistra che con la destra: a condizione di poter ridisegnare la politica migratoria del Paese. Ulf Kristersson, primo avversario di Löfven ha escluso di poter tendere la mano all’estrema destra, cosa che lascia sul piatto, probabilmente, un compromesso con i socialdemocratici sulle grandi questioni da affrontare, dalla riforma fiscale all’integrazione all’istruzione e la sanità, prospettiva comunque non facile date le distanze su ogni singolo dossier.

Pino Salerno

Redazione JobsNews

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