Il Governo Conte, tra ruolo e sfogo. Troppi ostacoli alla navigazione del Presidente del Consiglio   

K metro 0 – Roma – A 3 mesi, ormai, dalla nascita del governo “giallo-verde”, emergono obbiettivamente limiti e difetti di quest’esecutivo. La cui articolazione interna, con un premier che sin dall’ inizio ha rinunciato alla doverosa qualifica di leader politico, proclamando invece la sua vocazione di tecnico, al massimo di mediatore (aspirante, però, come dichiarò

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K metro 0 – Roma – A 3 mesi, ormai, dalla nascita del governo “giallo-verde”, emergono obbiettivamente limiti e difetti di quest’esecutivo. La cui articolazione interna, con un premier che sin dall’ inizio ha rinunciato alla doverosa qualifica di leader politico, proclamando invece la sua vocazione di tecnico, al massimo di mediatore (aspirante, però, come dichiarò in principio, ad essere “l’avvocato degli italiani”), e due Vicepremier apparentemente in sintonia, ma in realtà in dissenso su molti temi (e, soprattutto, aspiranti ambedue ad essere il vero Premier), non poteva sin dall’inizio non preludere a gravi difficoltà.

Negli ultimi comunicati di varie agenzie stampa, infatti, il Premier Conte ha lasciato trasparire tutto il suo malumore. “Questa gara io non la reggo. O si cambia, o è impossibile andare avanti”, è stato – secondo quanto riferito da importanti agenzie e quotidiani – lo sfogo di un Premier vicino ad una crisi di nervi: svoltosi soprattutto col Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgietti. “Insostenibile”, avrebbe definito Conte il continuo braccio di ferro Lega -M5S: che, soprattutto, “scredita il Presidente del Consiglio”.

I motivi di contrasto nel Governo

Troppi, infatti, i fattori di divisione nella maggioranza e nello stesso esecutivo. Anzitutto le divergenze tra Lega e M5S: ambedue partiti “Antisistema”, ma il primo con visioni liberiste (care agli imprenditori del Nord), l’altro piu’ stataliste e interventiste, da “Prima Repubblica” (vedi la polemica Salvini-Di Maio sui possibili tagli alle pensioni dai 4.000 euro netti in su). Il primo, noto per forti polemiche e campagne anti-immigrazione e anti Islam (vedi, in ultimo, l’incontro Salvini-Orban a Milano, svoltosi addirittura nella Prefettura, non in una sede del partito). L’altro per un approccio più moderato agli stessi temi: da qui le bacchettate a Salvini da Di Maio, precipitatosi a sottolineare che il vertice di Milano aveva un carattere solo politico, e non governativo; e l’incontro “bilanciatore” del 1° settembre di Beppe Grillo, sempre a Milano, con un leader agli antipodi di Orban, l’ex-Presidente uruguayano José Pepe Mujica, dal 2010 al 2015 spesosi per una politica a favore dei poveri e per la solidarietà internazionale.

“In mezzo”, appunto Giuseppe  Conte: che intanto, il 1° settembre ha rassicurato i mercati internazionali sul risanamento del debito pubblico italiano, e ha annunciato il rinvio all’autunno – dopo la predisposizione, da parte del governo, del DPEF, il Documento di Politica Economica e Finanziaria collegato alla legge di bilancio – del giudizio sull’Italia da parte dell’ agenzia di rating “Moody’s” e dell’altra importante agenzia “Ficht” (che a fine agosto aveva modificato l’ “Outlook” Italia da “stabile” in “negativo”). “Non cerchiamo alibi, lavoriamo con determinazione… al raggiungimento dei nostri obiettivi politici. Il debito pubblico è sostenibile e in ogni caso si può risanare con gradualità, ponendo attenzione alle ragioni della crescita”, ha detto il Premier: con l’intento, specialmente, di allentare il pressing internazionale sui titoli di Stato italiani e il conseguente spread rispetto a quelli tedeschi. Aggiungendo, per frenare alcuni ministri sul superamento dei vincoli finanziari imposti dalla UE: “Andremo per gradi. La prima cosa è far capire all’ Europa il significato e la portata delle nostre riforme”. Tutto questo, però, mentre, pochi giorni fa, lo stesso sottosegretario leghista a Palazzo Chigi, Giorgietti – che pure tiene a presentarsi come mediatore tra Lega e M5S – era arrivato a ipotizzare disinvoltamente uno sfondamento del tetto del 3% del deficit nazionale, per finanziare il Piano infrastrutture frettolosamente potenziato dal governo dopo la tragedia di Genova.

Le polemiche Roma-Bruxelles

Non aiutano certo i rapporti Roma-Bruxelles le ricorrenti polemiche tra Di Maio e il Commissario europeo al Bilancio, Oettinger: tornato, il 29 agosto, ad avvisare il governo italiano (“Sanzioni se non versate i contributi”). Immediata, la replica di Di Maio: “Considerazioni… ancora più ipocrite perché non li avevamo sentiti su tutta la questione della “Diciotti”, e adesso si fanno sentire solo perché hanno capito che non gli diamo più un euro”. Già prima, Oettinger aveva parlato addirittura di “farsa” a proposito delle parole di Di Maio sui “20 miliardi di contributi” italiani all’ Unione europea, sostenendo che si tratterebbe al massimo di 16 miliardi, e che il nostro Paese, coi fondi della stessa UE, ne recupererebbe almeno una decina. Intanto, in un’intervista, lo stesso Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha previsto: “Il governo durerà poco. Salvini mollerà Di Maio, anche perché il malcontento delle piccole e medie imprese e dell’Italia del Nord sta crescendo… seguire i 5 stelle gli fa perdere i consensi”. Secondo Tajani, l’intesa Lega-M5S sarebbe ormai al capolinea. “Sulla Tav Salvini e il sottosegretario leghista ai Trasporti Siri hanno fatto capire che vanno nella direzione del centrodestra: cioè sì alla Tav. Chi è a favore della Tav – spiega Tajani – ha la maggioranza parlamentare. Forza Italia, Lega e FdI sul tema sono uniti”.

Le inchieste giudiziarie su Salvini e la Lega

Insomma, troppi ostacoli rendono difficile la navigazione al Presidente del Consiglio. Sul Governo, infine, s’addensano preoccupanti nubi giudiziarie: dall’ indagine penale avviata contro Matteo Salvini per il caso della “Diciotti” agli sviluppi dell’altra inchiesta sulle presunte violazioni, da parte della Lega, delle norme sui finanziamenti pubblici ai partiti (ci sarà, mercoledì 5 settembre, altra importante udienza in tribunale; probabilmente, però, con rinvio della causa all’ autunno inoltrato). Per attenuare lo scontro tra le diverse “anime” del Governo, partirà al più presto – ricordano fonti di Palazzo Chigi – la soluzione della “Cabina di regia”: sorta di “Gabinetto” di stampo britannico, comprendente solo i ministri-chiave (Premier, Interni, Esteri, Difesa, Giustizia, ecc..), costretti a lavorare gomito a gomito, in atmosfera più concentrata, sui “dossier” scottanti. Si partirà martedì 4 settembre con un vertice sull’ immigrazione: dove un sollievo verrà al Governo dalle ultime notizie ufficiali diffuse, il 1° settembre, dall’OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che ha definito il numero complessivo di migranti giunti in agosto in Italia, attraverso la classica rotta del Mediterraneo centrale, senz’altro il più basso degli ultimi 5 anni.

I nodi della ricostruzione a Genova e dell’ILVA a Taranto

Altro tema urgente su cui il Governo deve decidere è il ricordato Piano infrastrutture: con la necessità di valutare anche se procedere – alla luce del fallimentare bilancio della Società Autostrade, caduta sulla tragedia di Genova – a possibili nazionalizzazioni. Sempre il sottosegretario Giorgietti, parlando ultimamente alla Berghem Fest di Alzano Lombardo (Bergamo), non le ha escluse, ma ha evidenziato al tempo stesso i rischi di altre tensioni con Bruxelles (sempre per i possibili sforamenti dei parametri di spesa pubblica posti dalla UE), e che le nazionalizzazioni si possano rivelare controproducenti, se attuate con fretta e superficialità.

Mentre  il ministro per le Infrastrutture, Toninelli, ha annunciato l’intenzione dell’ esecutivo di affidare la ricostruzione del ponte “Morandi” non alla società Autostrade (che dovrebbe limitarsi a risarcire tutti i danni),  ma a Fincantieri con alle spalle la Cassa depositi e Prestiti, sulla base d’un preciso controllo dello Stato, il segretario del PD, Maurizio Martina, ha accusato, in sostanza, il governo di fare solo sciacallaggio  (“Toninelli non è entrato in nessun dettaglio, non ha dato nessuna tempistica sulle procedure”). Anche Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia, attacca il ministro: “Dietro la proposta del M5S c’è malafede.  Insistono su nazionalizzare Autostrade, dichiarando che saranno Fincantieri e Cdp a ricostruire il ponte”, mentre “la legge attuale prevede che sia Autostrade a ricostruire”. Un ulteriore rischio, quello di imitare male, e frettolosamente, il leader inglese Corbyn – che, dopo la parentesi ultra liberale di Tony Blair, nel Labour sta riparlando fortemente di nazionalizzazioni – che il governo Conte non può permettersi, se vuole essere governo di legislatura e mantenere un minimo di credibilità sul piano internazionale. Per la grave emergenza dell’ILVA, infine, mercoledì 5 settembre i sindacati attendono parole chiare e rassicuranti da Di Maio nell’incontro già programmato al ministero dello Sviluppo Economico. Altrimenti, dall’ 11 partiranno scioperi in tutti gli stabilimenti ILVA, col presidio sotto la sede del dicastero.

Le prossime scadenze dell’esecutivo

Intanto, mentre il Premier Conte nell’immediato ha in agenda la visita ai Comuni terremotati di Ischia (6 settembre), e, domenica 8, l’inaugurazione, a Bari, della Fiera del Levante, il suo prossimo appuntamento internazionale di rilievo sarà, il 19 e 20 settembre, la riunione informale dei Capi di Stato e/o di Governo della UE in Austria. Obbiettivi di ampio respiro  dell’ esecutivo da qui alla fine dell’ anno, poi, oltre alla realizzazione del reddito di cittadinanza e della flat tax ( mentre nulla ancora si sa su un possibile nuovo condono Equitalia per milioni di cittadini nei guai), sono anche la riforma del Codice degli Appalti pubblici ( da anni programmata), la chiarificazione totale della normativa sui vaccini (con le scuole ora in imminente riapertura) e il varo di campagne di informazione di massa sulla sicurezza stradale, il programma di incentivi alle imprese per interventi in tema di salute e sicurezza sul lavoro e  il reinserimento occupazionale di persone con disabilità da lavoro.

Come può un governo così diviso, incerto, dove ognuno gioca una sua partita, affrontare le sfide che attendono l’Italia nel contesto europeo e mondiale? A maggior ragione mentre domina la scena europea a nuova intesa franco-tedesca, con sguardo verso la Russia (anche sui temi della difesa europea, fortemente caldeggiati da Macron, e della politica commerciale ed energetica)? E mentre, sul piano mondiale, la UE sta cercando – grazie alle intese avviate con Cina e Giappone – di compensare le rivalità commerciali con gli USA (anche qui, il Premier Conte, nella sua recente visita a Trump, non ha saputo cogliere l’occasione storica che gli si presentava, quella di mediare appunto tra UE e USA)? Per il Governo italiano, insomma, su più fronti, si prepara un “autunno caldo”.

di Fabrizio Federici

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