“Ponte Morandi, riflessioni intorno ad un crollo” FACCIAMOCI UN’IDEA

“Ponte Morandi, riflessioni intorno ad un crollo” FACCIAMOCI UN’IDEA

Professore Enzo Siviero è un ingegnere, architetto HC e docente italiano. Ha dedicato gran parte della sua carriera nella progettazione di ponti e nell’insegnamento delle strutture nella facoltà di architettura dell’Università di Venezia. Ora è Rettore dell’Università telematica eCAMPUS. Nel dicembre 2016 ha presentato a Tunisi TUNeIT, un ponte di 140 km che collegherebbe la

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Professore Enzo Siviero è un ingegnere, architetto HC e docente italiano. Ha dedicato gran parte della sua carriera nella progettazione di ponti e nell’insegnamento delle strutture nella facoltà di architettura dell’Università di Venezia. Ora è Rettore dell’Università telematica eCAMPUS.
Nel dicembre 2016 ha presentato a Tunisi TUNeIT, un ponte di 140 km che collegherebbe la penisola tunisina di Cap Bon a Mazara del Vallo poi completato con GRALBeIT che collegherebbe la Puglia (Otranto) con l’Albania (Valona). In tal modo si raccorderebbero i corridoi africani con la Via della Seta attraverso l’Italia del SUD. Nel gennaio 2017, in una lettera inviata a Sua Santità Papa Francesco, ha invocato la Sua benedizione apostolica per questa idea di “ingegneria visionaria”, volta a trasformare il “muro liquido” in un luogo di amicizia e di pace, unendo, non più in modo solo ideale, Africa ed Europa in un dialogo tra luoghi, popoli, culture e credi. Tale lettera ha ricevuto risposta il 12 gennaio 2017.
Il Consiglio Direttivo del Premio Europeo Capo Circeo ha inoltre attribuito al prof. Siviero il proprio prestigioso riconoscimento per la XXXVI Edizione il 20 ottobre 2017, con la seguente motivazione: “Ha manifestato nel corso della sua lunga attività di assoluto prestigio internazionale un’ampia coincidenza di vedute con le finalità del PECC in qualità di progettista di ponti e di teorico della grandi infrastrutture atte a promuovere la vicinanza e comunanza sociale, economica e culturale dei popoli eumediterranei… e propone le più avanzate soluzioni infrastrutturali per affrancare, con opere titaniche consimili, il contesto mediterraneo dai persistenti condizionamenti geopolitici e economici che i popoli dell’UE, dell’Europa tutta e del Mediterraneo continuano a dovere subire”.

K metro 0 – Intervista di Diva Ricevuto

Professore Siviero, parliamo della tragedia di un ponte crollato improvvisamente. Aver curato oltre 750 tesi di ponti allo IUAV, le ha dato modo di tramandare l’arte di edificare ponti e acquedotti, che i romani appresero dagli etruschi.

Quello era il pontifex maximus io sarei piuttosto minimum..un ingegnere che pensa a ponti visionari!

La penisola italiana è ponte nel mediterraneo.

Vorrei fare una premessa. Il Polcévera è un ponte unico al mondo, forse il più famoso d’Italia, vincolato dalla Soprintendenza per i Beni Culturali. Aveva dei problemi ma, senza dubbio, era sotto controllo, non dava segni di pericolo alcuno. Una tragedia certamente non annunciata. Non lo amavo per motivi paesaggistici, ma sono uno dei pochi che lo ha sempre detto. Resta comunque un’opera fondamentale nell’ingegneria mondiale

Il calcestruzzo pare duri circa cinquant’anni. Il ponte di Genova dava preoccupazioni?

Negli anni ’50 si costruiva più in fretta, il calcestruzzo era meno controllato. Talune scelte d’allora potrebbero sembrare oggi forse azzardate. Senza un azzardo “consapevole”, però, non vi è innovazione! Il calcestruzzo va sorvegliato, protetto e “curato” come un bambino, ma lo usiamo con ottimi risultati sin da fine 800.

Esistono ponti in calcestruzzo più longevi?

Ponte del Risorgimento a Roma dei primi del secolo, coi 100 metri di “luce”. Quelli di Robert Maillart, svizzero, che cento anni fa ha costruito con risultati eccezionali forse i più bei ponti del ‘900. Dopo un secolo, sono ancora lì, vivi e vegeti! E.… bellissimi. Ma anche in Italia abbiamo fior di esempi di assoluto livello

Abbiamo avuto grandi progettisti italiani?

Straordinari progettisti Arturo Danusso, Giulio Krall, Alessandro Peretti (ingegnere comunale di Padova) un po’ architetto un po’ ingegnere che ha fatto ponti bellissimi e opere architettoniche significative. L’impresa Porcheddu -licenziataria sistema Hennebique- operava prima della Grande Guerra. Costruivano cose di grandissimo livello. Lo stesso ponte Risorgimento di Roma sopra citato, molti altri. Ma mi lasci dire di Eugenio Miozzi (ingegnere comunale a Venezia) è suo il Ponte Vittoria a Belluno, Ponte degli Scalzi e dell’Accademia a Venezia. Il secondo Ponte Translagunare tra Mestre e Venezia lungo 4 km realizzato in soli in 21 mesi. Tecnica costruttiva perfetta -ogni sette arcate, un “sostegno” forte, la cosiddetta pila-spalla-. Usò sette barche o temporaneamente, ciascuna portava una centinai, sopra si costruiva l’arco. poi si spostavano in avanti.

Che relazione vi era tra Stato-committente, e tecnologia?

Il Giornale del Genio Civile, rivista fondamentale dal 1863, riportava leggi e avanzamenti della tecnica corredata da progetti e studi. Vi scrivevano ingegneri dello Stato di grandi capacità operative, a dimostrazione che la competenza si vede nelle opere realizzate. Questa rivista ormai chiusa, ha lasciato memoria del patrimonio tecnico ingegneristico su un ampio spettro di opere quali ponti, impianti idroelettrici, dighe, etc. Nel frattempo le esigenze sono cresciute moltissimo e oggi realizzare infrastrutture mobilita forti capacità finanziarie, e competenze di cui uno Stato non sempre dispone non ostante che la legislazione giuro imponga.

Il cittadino chiede sicurezza, però.

Diciamocelo francamente, non esiste un allarme ponti. Ne sono crollati oggettivamente pochissimi e più per errori di montaggio, e scarsa manutenzione, non certo se non raramente, progettuali o esecutivi! Il ponte Morandi è stato mantenuto in efficienza, si sono investite cifre molto consistenti per la manutenzione. Ma è successo qualcosa di incredibile e non ancora compreso. Queste morti innocenti devono servire a dare un assetto operativo anche etico durevole nel tempo! Lo Stato deve, invece, gestire controllo, visione d’insieme e cultura tecnica.

Cosa si poteva fare?

La costruzione di vie alternative non si è voluta percorrere quando era il momento. Al contrario si sono fatti investimenti esorbitanti ad esempio inondando di barriere anti rumore e di guard-rail l’Italia. Ma il sistema delle concessioni ha indiscutibilmente consentito di fare quello che lo Stato non avrebbe proprio potuto fare. La visione politica, tuttavia viene solo dalle istituzioni. Così come i controlli “istituzionali”

Cosa si può fare?

Da anni mi batto per far inserire la componente tecnica nella Scuola della Pubblica Amministrazione e contemporaneamente valorizzare le professionalità negli organismi di stato. Assieme a giuristi ed economisti a sembra necessario dare spazio anche ai “tecnici”: ingegneri, architetti, geologi, agronomi, etc. Alle componenti tecniche dello Stato andrebbe imposto un aggiornamento veloce e sistematico anche on line, per la rivitalizzazione delle professionalità già disponibili. In attesa dell’inserimento di nuove forze più giovani.

I cittadini temono inquinamento e degrado.

Della triade di Vitruvio “firmitas, utilitas, venustas” abbiamo tralasciato proprio la bellezza pensando unicamente a efficienza e utilità. Abbellire le opere infrastrutturali mentre si fa manutenzione valorizza il territorio. A Pescara dopo aver seguito qualche anno fa come collaudatore il Ponte del Mare, ho realizzato di recente Il Ponte Ennio Flaiano. Si tratta di due opere di alto valore architettonico e paesaggistico. Ciò ha riqualifica i luoghi e paradossalmente è anche aumentato il valore immobiliare. Tutti cercano il bello!

Genova vuole sapere cosa l’aspetta.

Mantenere l’esistente. Ricostruire il terzo di ponte con criteri nuovi integrando vecchio e nuovo in un bel progetto. Evitare di demolire salverebbe le case e allungherebbe la vita a un pezzo di ingegneria di valenza mondiale. Il ponte Morandi è un’icona facciamone un fulgido esempio anche di ulteriore progresso. È una questione di civiltà.

 

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