UE e circolazione stradale: prossimo via libera a un bollo europeo per tutti gli autoveicoli?

UE e circolazione stradale: prossimo via libera a un bollo europeo per tutti gli autoveicoli?

K metro 0 – Bruxelles – Pur nel rispetto del principio di sussidiarietà, cardine essenziale della costruzione comunitaria (prevedente che gli organismi UE non devono assumersi funzioni che, per la loro stessa natura, sono più adatte ad essere svolte dalle amministrazioni nazionali, regionali e locali), i prossimi anni vedranno un crescente attivismo dell’Unione Europea anche sul

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K metro 0 – Bruxelles – Pur nel rispetto del principio di sussidiarietà, cardine essenziale della costruzione comunitaria (prevedente che gli organismi UE non devono assumersi funzioni che, per la loro stessa natura, sono più adatte ad essere svolte dalle amministrazioni nazionali, regionali e locali), i prossimi anni vedranno un crescente attivismo dell’Unione Europea anche sul terreno dei trasporti privati e della circolazione stradale. La quale – in una prospettiva, però, abbastanza lontana – dovrebbe essere regolata da un unico Codice stradale europeo, di cui si parla già da anni.

Nel IV Piano europeo per la sicurezza stradale 2011-2020 si parla, così, anche di macchine e fiscalità. Più esattamente, la Commissione Trasporti dell’Europarlamento sta pensando d’ introdurre nella UE un unico bollo auto, inteso proprio come imposta comunitaria. Questa proposta – volta ad abolire la vecchia tassa di circolazione e le tante imposte simili pagate nei vari Paesi europei – prevede d’ introdurre in tutta la UE, dai primi del 2021, un modello unico di bollo europeo: che l’automobilista pagherà in base sia ai chilometri percorsi annualmente (diversamente, quindi, dall’ attuale bollo auto italiano, che va pagato anche qualora l’automezzo non venga usato) che all’inquinamento provocato. Un sistema, quindi, che tende a responsabilizzare gli automobilisti, che potranno pagare di meno di fronte a un tasso d’ inquinamento prodotto più contenuto: e in prospettiva, saranno portati a scegliere autoveicoli meno inquinanti ( il “Dieselgate” ha lasciato i suoi segni: dal 2020, infatti, per decisione dell’ Europarlamento sarà l’ UE, e non più gli organismi nazionali, a seguire l’omologazione dei vari modelli di auto, controllando i  software di gestione del veicolo , effettuando anche controlli a campione e multando fortemente, se necessario, le case produttrici) .

Questo sistema di bollo europeo necessita l’installazione, a bordo di ogni automobile, d’ una sofisticata scatola nera, in grado di monitorare ambedue i parametri seguendo passo il cammino del veicolo, senza possibilità di manomissioni da parte del conducente (come invece possibile, attualmente, coi contachilometri). Già oggi, l’automobilista che vuole risparmiare sull’ assicurazione per la Rc auto, secondo la recente riforma delle assicurazioni sceglie spontaneamente di far installare la scatola nera; firmando varie autorizzazioni (indispensabili per mettere un dispositivo come la black box, che di per sè tocca il delicato tema della privacy). Se il bollo europeo diventasse realtà, la scatola nera, – presupposto indispensabile per il pagamento dell’imposta –  automaticamente diverrebbe obbligatoria. Questa proposta dell’Europarlamento deve essere discussa dal Consiglio Europeo (forse già in quello di fine giugno), e, successivamente, ridiscussa nell’aula di Strasburgo: ogni Paese UE dovrà poi recepire la novità. Indicativamente, si parla di bollo europeo per i TIR dal 2023, e per le autovetture dal 2026. Ostacolo principale a questa riforma, non solo in Italia, sono le varie Regioni, per le quali il gettito del bollo auto attuale rappresenta un’importante voce di bilancio. Una volta che gli importi della tassa venissero direttamente riscossi dalla UE, cosa farebbero le Regioni (dalle quali, a livello europeo, si aspetta di conoscere il parere sulla riforma attraverso il giudizio del COR, il Comitato Europeo delle Regioni e degli Enti locali istituito dal Trattato di Maastricht)? Chiederanno direttamente aiuto allo Stato, o, almeno in Italia, istituiranno una sorta di sovrattassa, o di superbollo, per recuperare gli introiti persi?

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