UE: Mini Vertice Migrazione e asilo, Bruxelles 24 giugno 2018 – Flash

UE: Mini Vertice Migrazione e asilo, Bruxelles 24 giugno 2018 – Flash

K metro 0 – Bruxelles – Al mini-vertice informale hanno partecipato 16 dei 25 leader dell’Unione per cercare soluzioni condivise in vista dell’imminente Consiglio europeo del 28-29 giugno, assente il gruppo di Viségrad. Tutti d’accordo sulla priorità di arginare il traffico dei migranti nel Mediterraneo lavorando su tre fronti: maggiore cooperazione con i paesi africani,

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K metro 0 – Bruxelles – Al mini-vertice informale hanno partecipato 16 dei 25 leader dell’Unione per cercare soluzioni condivise in vista dell’imminente Consiglio europeo del 28-29 giugno, assente il gruppo di Viségrad. Tutti d’accordo sulla priorità di arginare il traffico dei migranti nel Mediterraneo lavorando su tre fronti: maggiore cooperazione con i paesi africani, consolidamento delle frontiere esterne e nuove regole sulla redistribuzione delle quote.

L’Italia presenta un piano di dieci punti in cui invita a una maggiore condivisione degli oneri, proponendo l’istituzione di centri di protezione in diversi paesi Ue. Non firmerà alcun accordo che preveda di limitare i flussi “secondari” all’interno degli stati membri, la priorità deve essere il blocco dei migranti nei paesi di origine: chiede infatti più aiuti per i paesi africani impegnati contro la tratta di esseri umani.

Da parte della Spagna, il primo ministro Pedro Sanchez ha sollecitato i partner europei a una maggiore solidarietà verso i paesi di primo ingresso e ha espresso posizione favorevole alla creazione di centri di accoglienza o hotspot finanziati dall’Ue su territorio europeo dove valutare le richieste d’asilo. Sulla redistribuzione dei rifugiati in tutta l’Unione si concentra anche la proposta francese: Parigi, come Madrid, chiede la costituzione con mezzi europei di “piattaforme di sbarco chiuse” nei porti più sicuri e vicini, e procedure più veloci per identificare i richiedenti asilo dai migranti economici.

Il capo del governo greco Alexis Tsipras ha espresso invece gravi riserve sulla compatibilità con il diritto internazionale dei “centri di sbarco” previsti dalla proposta franco-spagnola. Ha chiesto inoltre maggiore collaborazione con i paesi di origine e un’equa ripartizione degli oneri. Scettico anche il primo ministro olandese Mark Rutte, per il quale la discussione sugli hotspot è prematura. Favorevoli invece Danimarca e Austria: il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha inoltre dichiarato che non accetterà alcuna regola che costringa il suo paese a ricevere rifugiati da altri stati membri.

Protezione delle frontiere esterne, lotta all’immigrazione illegale e un ripensamento equilibrato del sistema Shengen (zona senza passaporto) secondo accordi bi-trilaterali sono le questioni al centro della proposta tedesca; servono inoltre regole condivise per stabilire quali paesi dovranno accogliere i richiedenti asilo. Sulla stessa linea il leader belga Charles Michel: sì a soluzioni partecipate per garantire controlli rigorosi alle frontiere europee, arrivare presto a un’intesa sugli hotspot e riformare il Regolamento di Dublino secondo principi di solidarietà e responsabilità. Un “rapido accordo” su questi temi è auspicata anche dal primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel.

Per il premier maltese Joseph Muscat è necessaria una soluzione “multiforme” alla crisi migratoria. Contraria a costruire “muri in alto mare”, la posizione di Malta resta, in linea con le leggi internazionali, che i migranti salvati al largo delle coste libiche siano condotti al porto più vicino e sicuro (Pozzallo, Lampedusa).

La Svezia, dove il governo a guida socialdemocratica ha promesso ulteriori restrizioni per ridurre il numero di ingressi, è contraria a una redistribuzione delle quote che superino i 14-15mila individui, a fronte dei 27mila che il paese ha accolto nel 2017. Non è chiara la posizione sugli hotspot; il premier Stefan Löfven ha comunque confermato il supporto alla Germania. Anche il primo ministro finlandese Juha Sipila si è dichiarato pronto a sostenere la strategia tedesca sul controllo dei flussi interni; chiede inoltre di rivedere il sistema delle quote, maggiore sorveglianza alle frontiere esterne e la costituzione di centri di accoglienza, da valutare se dentro o fuori i confini europei.

Priorità della Bulgaria è rafforzare le frontiere: il primo ministro Boyko Borissov ha dichiarato che il suo paese non riprenderà indietro i migranti che già una volta hanno attraversato il confine. Come portavoce del presidente turco Erdogan, ha inoltre chiesto all’Ue di erogare la seconda quota di 3 miliardi di euro, nell’ambito dell’accordo di migrazione Ue-Turchia del 16 marzo 2016. Più controlli e collaborazione con i paesi di origine e transizione sono i temi espressi dal primo ministro sloveno Miro Cerar.

La Croazia, dove nell’ultimo anno sono arrivati dai Balcani oltre 60mila migranti diretti a nord-ovest, chiede che gli hotspot siano disposti fuori dai confini Ue, nella piena tutela dei diritti umani, e auspica più severe restrizioni alle attività delle Ong.

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