Immigrazione: i vertici e Paesi “propulsori” della UE per una risposta sovranazionale europea: in attesa del Consiglio Europeo di fine giugno

Immigrazione: i vertici e Paesi “propulsori” della UE per una risposta sovranazionale europea: in attesa del Consiglio Europeo di fine giugno

K metro 0 – Roma – Dopo essersi confrontato col presidente francese Macron, il premier Conte ha incontrato lunedì 18 giugno la cancelliera tedesca Merkel, proseguendo a illustrare le ragioni che spingono l’Italia a battersi per una profonda revisione del Regolamento di Dublino sulla gestione dell’immigrazione. L’ Italia, ha ribadito Conte, non può essere lasciata

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K metro 0 – Roma – Dopo essersi confrontato col presidente francese Macron, il premier Conte ha incontrato lunedì 18 giugno la cancelliera tedesca Merkel, proseguendo a illustrare le ragioni che spingono l’Italia a battersi per una profonda revisione del Regolamento di Dublino sulla gestione dell’immigrazione.

L’ Italia, ha ribadito Conte, non può essere lasciata sola di fronte al problema immigrazione; e “Servono soluzioni europee, senza innescare dinamiche bilaterali che rischiano di costituire la fine di Schengen”, ha ribadito il Presidente del Consiglio nella conferenza stampa tenuta insieme alla collega tedesca: con chiara allusione al possibile  “asse della volontà” Berlino-Vienna-Roma ideato, nei giorni scorsi, dal ministro dell’Interno tedesco Seehofer, (fortemente contrario alla linea “possibilista” sull’emigrazione della Merkel)  e caldeggiato dal premier austriaco Kurz e dal vicepremier  italiano Salvini. “Le nostre frontiere sono quelle europee”, ha ribadito Conte: passando, poi, al tema lavoro e cittadinanza, che egli ha voluto spostare sul “piatto della bilancia” europeo preannunciando la richiesta italiana – in vista soprattutto del prossimo Consiglio Europeo di fine giugno – di orientare i fondi europei verso misure di sostegno ai singoli Paesi, volte all’inclusione sociale”. “Vogliamo venire incontro alla richiesta da parte italiana di maggiore solidarietà sociale”, ha assicurato Angela Merkel; prendendo poi solo un vago impegno a collaborare con l’Italia per affrontare il problema della disoccupazione giovanile.

E’ seguìto, martedì 19 giugno, il vertice franco-tedesco di Meseberg: in cui Angela Merkel ed Emmanuel  Macron, in una dichiarazione comune, hanno mandato un chiaro messaggio all’ “Asse” Seehofer-Kurz-Salvini ribadendo – in evidente accoglimento dellel tesi esposte giorni prima da Conte – che “azioni unilaterali e non coordinate rischiano di spaccare l’ Europa, dividere i suoi popoli e mettere a rischio Schengen” ; e che se alcuni Stati dell’ UE “agiscono in modo uniaterale”,  ciò non serve a risolvere il problema migranti, ma anzi “rischia di far aumentare l’ immigrazione in tutta Europa”.

È presto per dirlo in modo sicuro, ma si sta delineando una possibile intesa tedesco-franco-italiana per promuovere una riforma del Regolamento di Dublino volta a rafforzare un approccio sovranazionale, il più possibile europeo, al problema immigrazione. In questo senso va, infatti, l’affermazione della Merkel – nella conferenza stampa tenuta poi il 20 giugno a Sintra in Portogallo, col presidente francese, per presentare le proposte di riforma dell’ Eurozona – di voler sostenere le “proposte della Commissione UE (lontane dall’ intenzione del ministro dell’ Interno tedesco di approntare “centri di detenzione  ed espulsione” degli immigrati che non risultino in regola, e persino dei nuovi bussanti alle frontiere tedesche) ed elaborare un “sistema comune del diritto d’asilo”. Il tutto unito al rafforzamento del sistema “Frontex”, creando anche guardie costiere per pattugliare regolarmente i confini della UE.  La Merkel punta, poi, a speciali intese bilaterali con i Paesi che per primi accolgono migranti. come anzitutto Italia e Grecia. Mentre  Macron, pur tornando sulla tesi –  contestata dall’ Italia – che per  un migrante, già presentatosi a chiedere  asilo  a un Paese UE e poi rivoltosi anche ad un altro, sia possibile respingerlo nel primo ancor prima che questo si sia pronunciato sulla richiesta, ha lanciato un appello “alla solidarietà, fuori e dentro i confini” europei; e ha convenuto -in sintonia con le recenti dichiarazioni del Presidente della Commissione UE, Juncker – che all’ immigrazione va data “una risposta europea” , e non varie risposte nazionali. Nelle bozze preparatorie, già circolanti, del prossimo Consiglio Europeo di fine giugno, però, quegli “hotspot” di cui la UE parla sin dal settembre 2015, intesi come rete di nuovi Centri di smistamento dei migranti (destinati a sostituire i vecchi CIE), sono concepiti come centri ONU e UE, “piattaforme regionali”, da dislocare lontano dalle frontiere esterne dell’Unione Europea, nel Nordafrica.  Proposta, quest’ultima,  che è stata  maggiormente chiarita, nel corso della sua visita al cancelliere austriaco Kurz, prossimo presidente dell’ unione,  dal Presidente del’ Europarlamento Antonio Tajani: che ha parlato di possibili “hotspot” in Libia, sotto l’egida UE e UNCHR ( la principale organizzazione ONU per i migranti), se necessario “protetti dai caschi blu dell’ ONU” in accordo con le autorità libiche, ma comunque intesi come “luoghi in cui siano garantiti rispetto dei diritti umani e adeguate condizioni sanitarie”. Serviranno poi – ha precisato ancora Tajani, – precisi “accordi di rimpatrio con i Paesi di origine per i migranti economici, e il ricollocamento in Europa dei richiedenti asilo”.

La linea cui i vertici e i Paesi storicamente “propulsori” dell’Unione Europea si stanno indirizzando, insomma, sembra quella d’un’ equilibrata “terza via” tra l’accoglienza indiscriminata e irresponsabile di tutti i migranti e la chiusura rigida, con toni vetero-  nazionalisti, delle vecchie frontiere nazionali. Intanto, proprio contemporaneamente al vertice di Sintra sulla riforma dell’ Eurozona, l’ Ungheria ha annunziato invece di voler chiudere a breve totalmente ai migranti  la propria frontiera; mentre a Vienna sono attese le deliberazioni del “Gruppo di Visegrad” (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia), riunito – sotto la presidenza del cancelliere austriaco Kurz – ufficialmente per discutere proprio sul potenziamento del sistema Frontex e sui maggiori controlli contro l’immigrazione illegale, specialmente dall’Albania.

Tornando alle posizioni dell’Italia, comunque, Dimitris Avramopoulos, commissario europeo agli Affari interni, parlando a Bruxelles del lavoro che la Commissione sta facendo per rivedere gli schemi regionali degli sbarchi, ha riconosciuto che l’Italia ha fatto, in passato, un enorme sforzo per affrontare il fenomeno migratorio, e che ha “ragione a chiedere un cambiamento” di un diritto internazionale “che non è chiaro”, e per il quale “ci si biasima gli uni con gli altri”. “Cinque milioni di profughi sono stati accolti in Germania in questo periodo”, ha detto infine Angela Merkel dopo il vertice di Sintra. “La migrazione e l’integrazione sono sfide del nostro tempo e noi abbiamo bisogno di una risposta costruttiva, umana ed europea, bloccando al tempo stesso gli scafisti e il traffico di esseri umani”.

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