“Migrazione”; Juncker e la Merkel appoggiano le richieste italiane di una gestione sovranazionale dell’immigrazione

“Migrazione”; Juncker e la Merkel appoggiano le richieste italiane di una gestione sovranazionale dell’immigrazione

K metro 0 – Roma – Dopo le roventi polemiche tra Francia e Italia dei giorni scorsi, nate a proposito del “Caso Aquarius” la nave, carica di migranti, definitivamente respinta dall’ Italia dopo il reiterato rifiuto di farsene carico espresso dal Governo di Malta ( “cinica e irresponsabile, poi addirittura “vomitevole”, era stata definita dai francesi

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K metro 0 – Roma – Dopo le roventi polemiche tra Francia e Italia dei giorni scorsi, nate a proposito del “Caso Aquarius” la nave, carica di migranti, definitivamente respinta dall’ Italia dopo il reiterato rifiuto di farsene carico espresso dal Governo di Malta ( “cinica e irresponsabile, poi addirittura “vomitevole”, era stata definita dai francesi la politica del Governo Conte sull’ accoglienza), i rapporti col Paese transalpino sono migliorati dopo una lunga telefonata tra I presidenti Conte e Macron ( la notte tra mercoledì 13 e giovedì 14 giugno), e l’ arrivo, dal ministero degli Esteri francese, di una nota di poche righe, ricordante che Parigi è “impegnata nel dialogo e nella cooperazione con Roma”  sull’ immigrazione, ed è “perfettamente consapevole del peso della pressione migratoria sull’ Italia e degli sforzi del Paese”. È seguita poi una nota ufficiale dell’Eliseo, in cui il Presidente sottolinea “di non aver mai fatto alcuna dichiarazione con l’obbiettivo di offendere l’Italia e il popolo italiano”, e ricorda il comune impegno di Francia e Italia a prestare i soccorsi nel “quadro delle regole di protezione umanitaria delle persone in pericolo”.

E’ stata così spianata la strada al viaggio di Giuseppe Conte a Parigi, nei giorni scorsi messo in forse dai Vicepremier Salvini e Di Maio: che avevano ricordato che sul piano della solidarietà “l’Italia non accetta lezioni da nessuno, né dalla Francia né dalla Spagna” (il Paese dettosi poi disponibile ad accogliere “l’Aquarius”, che domenica 17 giugno dovrebbe approdare a Valencia), e avevano subordinato il viaggio stesso alla presentazione di scuse ufficiali da parte francese. A Parigi, venerdì 15 giugno Conte e Macron hanno proposto anzitutto  la creazione di “Hotspot” nei Paesi africani d’origine – non solo la Libia, ma anche quelli sahariani, come il Niger – per chiudere la rotta verso il Mediterraneo tutelando, al tempo stesso, le vite dei migranti (“Hotspot”, ricordiamo, sono i nuovi centri per lo smistamento e l’identificazione dei migranti, più moderni e funzionali,  destinati a mandare in pensione i vecchi CIE, di cui l’ Unione Europea, sin dal settembre 2015, ha chiesto l’ allestimento in quei Paesi – cioè Grecia e Italia – dove maggiore è l’arrivo di profughi, richiedenti asilo o semplici migranti economici).Il tutto, in vista di una riforma del Regolamento di Dublino che l’ Italia, com’ è noto, vorrebbe fortemente innovativa, volta  a non scaricare più il peso dei flussi migratori su singoli Paesi più esposti all’arrivo.

Un appoggio in diretto alle posizioni italiane è venuto, il 14 giugno, dal Presidente della commissione Europea, Juncker, intervenuto in visita al Parlamento del Land della Baviera a Monaco,” L’Europa è un grande continente ma non possiamo accogliere tutti i migranti economici del mondo”, ha detto Juncker; “Mi piacerebbe avere le stesse regole di asilo ovunque nell’ UE, non può essere che alcuni Paesi portino il peso” della gestione della crisi dei migranti “mentre altri osservano”.  “Sull’immigrazione”, quindi, “sono per soluzioni europee e non nazionali”. Proprio il ministro dell’Interno tedesco, Seehofer, leader della bavarese CSU, da sempre molto critico nei confronti della politica per l’immigrazione della cancelliera Merkel, è per una linea dura verso gli immigrati, col progetto di’ aprire, in autunno, una rete di nuovi centri “di detenzione ed espulsione” per i richiedenti asilo, gestiti dalla polizia federale. In questi stessi giorni, il cancelliere austriaco Kurtz, in visita a Berlino, ha parlato anzi d’ un “asse della volontà” tra i ministri dell’Interno di Austria, Germania, Italia e altri Paesi UE (come la Danimarca) per creare “centri comuni” destinati ai migranti che non possano pretendere l’asilo dalla UE, da ubicare fuori dei confini dell’Unione (soluzione da cui la Commissione UE ha già iniziato a prender le distanze). Ma la posizione ufficiale dell’Italia- appoggiata da Angela Merkel, tornata ad invocare, il 13 giugno, una “soluzione europea comune” e che il 18 giugno incontrerà Giuseppe Conte – è appunto quella di una riforma del regolamento di Dublino, condivisa da quanti più Paesi UE sarà possibile: volta a creare un vero meccanismo europeo di governo dell’immigrazione, secondo princìpi di maggior rigore nei controlli, ma anche di condivisione tra gli Stati della solidarietà coi migranti. E a Bruxelles si è raggiunto un accordo – le autorità di un Paese dell’Ue potranno ritirare il diritto alla protezione internazionale ad un profugo, se è coinvolto in episodi di terrorismo o crimini gravi. E’ uno dei punti dell’accordo raggiunto tra Eurocamera e Consiglio Ue, sulle condizioni che regolano il rilascio della protezione internazionale e i diritti dei beneficiari, dossier che fa capo al pacchetto della revisione del Sistema comune d’asilo. Secondo questa norma inoltre, i profughi che ottengono protezione avranno diritto ad un permesso di residenza di tre anni minimo, mentre quelli che beneficiano di protezione sussidiaria, di un anno, rinnovabile per due. L’intesa verrà ora sottoposta al voto nella commissione europarlamentare competente (Libe) e passerà alla plenaria solo quando ci saranno reali progressi per un accordo sulla revisione del regolamento di Dublino.

 

di fabrizio Federici

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