Italia al voto: Amministrative 2018: una mappa

Italia al voto: Amministrative 2018:  una mappa

K metro 0 – Roma – Italiani di nuovo alle urne, per la prima volta dopo le politiche del 4 marzo e 80 giorni di crisi fino alla formazione del governo Conte, chiamati domenica 10 giugno a votare per l’elezione diretta dei sindaci e dei consigli di 760 comuni (585 delle regioni a statuto ordinario,

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K metro 0 – Roma – Italiani di nuovo alle urne, per la prima volta dopo le politiche del 4 marzo e 80 giorni di crisi fino alla formazione del governo Conte, chiamati domenica 10 giugno a votare per l’elezione diretta dei sindaci e dei consigli di 760 comuni (585 delle regioni a statuto ordinario, 137 in Sicilia e 38 in Sardegna) e due circoscrizioni (iii e viii municipio di Roma) per un totale di 6.744.087 elettori. Venti i capoluoghi di provincia, di cui uno di regione (Ancona); due i comuni commissariati dopo lo scioglimento per fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso, uno in Campania (Trentola Ducenta, Caserta) e l’altro in Emilia Romagna (Brescello, Reggio Emilia). Il comune con il corpo elettorale più numeroso è Catania (265.165), che detiene anche il primato del più alto numero di diciottenni che hanno votato per la prima volta (dati Dossier elezioni amministrative 2018, ministero dell’interno).

Sebbene la volontà popolare si esprima, nelle comunali, a un livello fortemente locale dove dominano i cosiddetti “voti di prossimità” (lo dimostra la presenza di molte liste civiche), i risultati di queste consultazioni sono di particolare rilevanza perché rispecchiano l’“indice di gradimento” rispetto alle scelte del nuovo esecutivo e delle due forze politiche di governo, Lega e Movimento 5 stelle: il centrodestra avanza trainato da un forte consenso verso il Carroccio e il suo leader Matteo Salvini, neoministro dell’interno, il M5s perde qualche punto e va al ballottaggio in soli tre comuni; ancora fumata nera per il centrosinistra che tuttavia difende alcune basi importanti. I dati che seguono riguardano i risultati del primo turno, si escludono quelli del ballottaggio del 24 giugno che si svolgono nei comuni sopra i 15mila abitanti dove nessun candidato abbia raggiunto la maggioranza relativa.

Affluenza in calo rispetto alla precedente tornata: su una media nazionale del 61,19% alle 23 di domenica 10 marzo, la “maglia nera” della partecipazione va alla Lombardia (55,17), seguita da Basilicata (56,76) e Veneto (56,78), contro il 66,17% in Campania, il 66,05% in Puglia e il 65,02% in Abruzzo. Ancora molto da fare anche sul fronte della parità di genere, nonostante le “quote rosa”: in Sicilia, tra i 137 candidati capolista solo 7 degli eletti sono donne, di cui una al ballottaggio; va un po’ meglio in Lombardia, dove degli 87 sindaci eletti al primo turno il numero delle donne sale a 15. Nel Lazio, su 47 comuni, 5 le sindache elette.

Nei capoluoghi di provincia, 15 tra le 20 giunte uscenti erano di centrosinistra. Il Pd tiene ad Ancona e Brescia, perde Barletta, dove vince una lista civica, e Imperia, al ballottaggio lista civica-centrodestra; Catania va al centrodestra, a Pisa e a Siena il Pd va al ballottaggio con la Lega; ad Avellino il ballottaggio è Pd-M5S, come a Imola (Bologna). A Siracusa vince il candidato forzista, a Sondrio il ballottaggio è Lega-Pd con uno stacco di oltre 10 punti percentuali a sfavore di quest’ultimo; Terni, una delle “roccaforti rosse” del Centro Italia, è tra le sconfitte più clamorose del centrosinistra: il ballottaggio è tra Lega, oltre il 49% di voti alla coalizione, e 5 Stelle, che seguono a distanza con poco più di 25 punti percentuali. A Treviso il sindaco eletto è della Lega, a Vicenza vince una lista civica appoggiata dalla coalizione di centrodestra, a Viterbo si contendono il secondo turno il candidato di Forza Italia e una lista civica. Tra le città con giunta uscente di centrodestra, Teramo va al ballottaggio Fi-Pd, con uno stacco di 13 punti, a Trapani conquista una netta vittoria, quasi un plebiscito (circa il 70%), il candidato Pd, a Ragusa, con giunta uscente pentastellata, il Movimento va al ballottaggio in un testa a testa con il candidato di centrodestra. A Brindisi, infine, con una giunta uscente appartenente a lista civica, il ballottaggio è tra il candidato del Pri, Partito repubblicano italiano, legato alla coalizione di centrodestra, e il Pd, ma anche in questo caso i punti che li separano sono oltre dieci.

Tra i casi che meritano attenzione: ad Anagni (Frosinone) vanno al ballottaggio l’estrema destra di Casapound e il candidato di Fratelli d’Italia. Pomezia, in provincia di Roma, è il banco di prova dei 5 stelle: per anni, dal suo insediamento nel 2013, indicata come virtuoso esempio di amministrazione grillina, all’approssimarsi del voto la giunta si era dimessa in opposizione al sindaco “dissidente” Fabio Fucci che, contro le regole del Movimento, voleva correre per un terzo mandato. Si presenterà da solo, con una lista civica, e non arriverà al ballottaggio, sebbene le percentuali dei primi tre oscillino di pochi punti tra il 20 e il 28%. Una curiosità: a Sutri (Viterbo, popolazione sotto i 7mila abitanti) è eletto sindaco il critico d’arte Vittorio Sgarbi con la lista Rinascimento, che sfiora il 59% contro l’unico avversario.

Nella città metropolitana di Roma si è votato in due municipi storici, il iii a Roma nord (Montesacro, ex iv) e l’viii, a sud (Garbatella, ex xi), entrambi con una giunta uscente a 5 stelle caduta per contrasti interni ed entrambi hanno registrato un’affluenza bassissima (27% in media). Nel primo, la candidata minisindaca 5 stelle ottiene meno del 20% ed è fuori dal ballottaggio; nel secondo, al primo turno il centrosinistra strappa l’incarico ai 5 stelle uscenti, con 54 a 13% (dati Roma Capitale).

di Anna Maria Baiamonte

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