Intervista al presidente della camera di commercio Italia-Spagna, Marco Pizzi

Intervista al presidente della camera di commercio Italia-Spagna, Marco Pizzi

K metro 0 – Madrid – Semplificazione e convergenza sono l’autostrada per una vera crescita dell’Europa. Ne è quanto mai convinto il Presidente della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna Marco Pizzi, che dal suo osservatorio di interscambi e relazioni transnazionali vede scevro da retoriche quale sia il valore dell’euro e dell’Europa

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K metro 0 – MadridSemplificazione e convergenza sono l’autostrada per una vera crescita dell’Europa. Ne è quanto mai convinto il Presidente della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna Marco Pizzi, che dal suo osservatorio di interscambi e relazioni transnazionali vede scevro da retoriche quale sia il valore dell’euro e dell’Europa Unita. E cosa potenzialmente potrebbe essere, a vantaggio di tutti. Molti risultati ottenuti fino ad oggi sono stati realizzati dall’attivismo delle aziende, che hanno saputo cogliere i vantaggi di talune semplificazioni e convergenze normative. “Con l’euro abbiamo compiuto la prima rivoluzione e sarebbe folle rinunciarvi o non costruire ulteriormente”, dice Pizzi, senza contare che “chi non ha realizzato una convergenza come quella europea sta peggio di noi”. Ma molto resta ancora da fare, e serve il coraggio di una politica che combatta le incertezze e punti sulla armonizzazione fiscale. “Se vogliamo davvero che tutti possano operare in Europa con le stesse regole, dovremmo ambire anche a una legge elettorale unica. In attesa di questi passi stanno accadendo migliaia di cose che a imprenditori, commercianti, studenti e professionisti fanno toccare con mano il grande vantaggio dell’Unione Europea”.

 

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO ITALIA-SPAGNA, MARCO PIZZI

Intervista di Margherita Tedesco e Daniela Paoletti

Non ci sono dubbi: l’Europa Unita ha realizzato “vantaggi insostituibili e crescita per le aziende”, una svolta positiva che oggi “si tocca con mano” e che deve conoscere solo la direzione di “un’ulteriore evoluzione verso la convergenza di fiscalità, norme e politiche comuni”. Ha le idee chiare e sull’Europa non ammette arretramenti Marco Pizzi, presidente della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna, basata a Madrid, rispondendo alle domande di Kmetro0. Dal suo osservatorio ha visto da tempo, con occhi pragmatici e una visione a 360 gradi, gli effetti della rivoluzione dell’euro sul business delle imprese italiane e spagnole, ma non solo.

“L’Europa unita ha favorito in modo determinante l’interscambio e l’export, fino al punto che nel blocco geografico centrale dell’Europa che comprende Spagna, Italia, Francia, Germania e Benelux, possiamo oggi dire che il termine “export” ha un valore diverso, quasi improprio” esordisce Pizzi. “Un significato reso in assoluto positivo e accelerato esponenzialmente dalla semplificazione dei processi introdotti con l’UE e dall’impulso dato dal poter vivere quest’area come una piazza commerciale unica da parte delle aziende.”

In questo senso quali sono i risultati che registra l’economia, ad esempio tra Italia e Spagna, grazie a tale meccanismo che realizza “de facto” l’Europa unita?

“I numeri dell’interscambio tra Italia e Spagna sono un esempio lampante dei vantaggi dell’Euro e delle azioni conseguenti sulle imprese: l’export delle imprese italiane verso la Spagna rappresenta, secondo gli ultimi dati annuali disponibili (2017), il 5% del totale delle esportazioni nazionali, viceversa quello della Spagna verso l’Italia è dell’8% sul loro dato nazionale. La Spagna è il quinto “cliente” delle merci italiane nel mercato mondiale, mentre l’Italia è il terzo acquirente di merci spagnole per la loro mappa internazionale. Sono numeri che sono cresciuti costantemente e con vantaggi che non si appoggiano più alla mera applicazione di svalutazioni sui cambi, ma anzi sulla maggiore agilità nelle transazioni commerciali e nel riconoscimento di una piattaforma comune nelle regole di scambio”.

Secondo lei ci possiamo fermare qui con l’Europa e puntare solo al valore aggiunto portato dalla moneta unica nel commercio e con le sue ricadute sul PIL?

“Assolutamente no e sarebbe da irresponsabili. Se l’adozione dell’euro è stata la prima rivoluzione, con risultati largamente positivi di cui forse non si riesce ancora oggi a prendere pienamente coscienza, la seconda rivoluzione deve venire dall’adozione, anche graduale, di una fiscalità unica. E se vogliamo davvero che tutti possano operare in Europa con le stesse regole, dovremmo ambire anche a una legge elettorale unica o perlomeno convergente.

In attesa di questi passi stanno accadendo migliaia di cose che a imprenditori, commercianti, studenti e professionisti fanno toccare con mano il grande vantaggio dei processi di convergenza avviati nell’Europa unita. Tale processo non deve deviare. Forse ancora oggi non è abbastanza chiaro che chi non ha questo tipo di convergenza sta molto peggio, anche negli stessi Stati Uniti, dove la sperequazione sociale ed economica è fortemente cresciuta. Con l’euro e il progetto Europa abbiamo fatto un passo importante e sarebbe folle rinunciarvi o non costruire ulteriormente sulla base di un sistema tutto sommato piuttosto equo e basato sulla redistribuzione sociale come quello della tradizione dei vari paesi europei.

Quali sono ad oggi le iniziative Europee di maggior successo?

Tante e diverse. Sicuramente l’euro ha eliminato rischi di cambio generando un nuovo movimento di merci e rendendo “visibile” l’Europa unita. Il resto lo hanno in gran parte fatto le aziende muovendosi sul solco di ogni minima semplificazione. Come il saper sfruttare al meglio la contrattualistica europea, cosa che alcuni paesi sono più abili di altri a fare, ad esempio attraverso i tribunali arbitrali bilaterali O i progressi nell’uniformità del riconoscimento dei titoli universitari. O ancora l’aver semplificato e dato comuni regole di accesso per le merci destinate a fiere e incontri commerciali, snodi sempre più affollati che generano “sinapsi” tra operatori e accelerano le opportunità di crescita. E infine basta vedere come per i giovani e i giovanissimi l’Europa sia un dato di fatto. In questo senso, il caso di Spagna e Italia è emblematico, dato che sono l’uno per l’altro il 1° paese di destinazione per le scelte Erasmus; senza contare il fatto che dopo l’Erasmus molti laureati spagnoli si fermano in Italia e viceversa. Non esiste oggi azienda spagnola che non abbia dipendenti italiani e viceversa azienda italiana che non abbia dipendenti spagnoli. I meccanismi europei di studio senza frontiere sono già oggi un patrimonio comune che si riverserà nel business dei vari paesi. Ed è un fatto che oggi molti politici spagnoli parlino molto bene italiano.”

Che cosa dovrebbe fare l’Europa per aumentare tale consapevolezza tra i cittadini ed essere il partner ideale in grado di attrarre investimenti internazionali?

“Innanzitutto, come dicevo, procedere decisa verso una fiscalità armonizzata tra i suoi paesi. Oggi abbiamo aree d’Europa che si fanno concorrenza tra loro su base fiscale, ed è una remissione per tutti che genera una “doppia concorrenza”, interna ed esterna, che fa sprecare preziose energie. In secondo luogo, dovrebbe avere una classe politica più responsabile nei suoi programmi e promesse, e con una veduta di più ampio respiro che il singolo tornaconto nazionale nel breve periodo. Terzo, ma non ultimo, dare maggior valore alle best practices che possono essere individuate nei vari paesi, per farne un modello comune e attrattivo”.

L’Europa sembra soffrire più di altre aree del calo dell’occupazione, che frena la crescita. Come può agire per dare priorità al lavoro in modo efficace e strutturale?

“Non voglio essere ripetitivo, ma tutto ciò che può creare convergenza può creare direttamente e indirettamente valore, crescita e quindi spinta su occupazione e lavoro. Regole via via più omogenee e semplici tra i paesi in termini di fiscalità, salari, pensioni, sanità, istruzione, circolazione delle merci e contratti. E ancora di più, evitare tutto ciò che crea incertezza o stallo nelle iniziative degli imprenditori. Come la Brexit, in definitiva un grande spreco di energie e di tempo.”

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