Intervista ad Antonino Galloni sull’Europa dell’Euro

Intervista ad Antonino Galloni sull’Europa dell’Euro

Intervista a cura di Alessandro Di Liberto  K metro 0 – Roma – Per comprendere la realtà europea nel suo insieme e quella dei suoi stati membri è utile considerarli sia singolarmente, che compararli con l’intero corpo. Alessandro DL – ricercatore geo-politico – ha intervistato per K metro 0 il professor Antonino Galloni, economista internazionale,

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Intervista a cura di Alessandro Di Liberto 

K metro 0RomaPer comprendere la realtà europea nel suo insieme e quella dei suoi stati membri è utile considerarli sia singolarmente, che compararli con l’intero corpo. Alessandro DL – ricercatore geo-politico – ha intervistato per K metro 0 il professor Antonino Galloni, economista internazionale, docente universitario, che ha occupato una serie di posizioni di rilievo nazionale e internazionale, per una breve analisi dei fenomeni sul piano macro-economico. Parleremo dell’Euro, moneta e simbolo dell’Unione Europea.

A.D: Prof. Galloni, iniziamo parlando di Euro: è una moneta che a suo avviso ci ha veramente unito?

A.G: Vede Dr. Di Liberto, in realtà l’Euro ci ha diviso, perché da una parte come mezzo di pagamento è rimasto diviso tra i diversi paesi, infatti esiste il sistema Target 2 per le compensazioni, mentre se ci fosse stato un solo mezzo di pagamento, le compensazioni non sarebbero state necessarie. Inoltre, con l’introduzione della moneta unica, viene impedito all’Italia di svalutare la propria moneta, ma nello stesso tempo, non si è pensato a controbilanciare questa misura, dando la possibilità a ciascun paese di effettuare un disavanzo pubblico in funzione della propria disoccupazione e dei piani d’investimento. Ciò ha relegato i paesi ad avere lo stesso disavanzo, a prescindere dalle proprie condizioni. Il risultato è che adesso c’è una guerra di tutti contro tutti, basti guardare anche il problema dell’immigrazione, quindi il bilancio non è tanto positivo.

A.D: Il sistema dell’Euro e gli equilibri europei muteranno o rimarranno tali?

A.G: Io mi auguro che si possa andare su altri percorsi, perché è chiaro che la nascita dell’Euro si è basata sull’accordo tra il cancelliere Kohl e il presidente Mitterand per riunificare la Germania e rinunciare al Marco, ma questo stesso accordo si è basato su una deindustrializzazione dell’Italia. Quindi capisce che l’Euro nasce male, non solo dal punto di vista dei nostri interessi, ma anche nei confronti della logica dell’economia, che vuole essere solidaristica e popolare. Mancano questi elementi di solidarietà e popolarità. D’altra parte, in questi ultimi anni se non ci fosse stato il Quantitative Easing di Mario Draghi, l’Euro sarebbe saltato. Quindi merito o colpa di Draghi che sia, adesso vedremo cosa succederà con la prossima gestione della BCE.

A.D: Quindi con l’Euro l’Italia ha perso o guadagnato?

A.G: L’Italia ci ha prevalentemente perso, in modo notevole come capacità di acquisto e come capacità di fare dei disavanzi funzionali all’assorbimento della disoccupazione e alla valorizzazione delle sue enormi risorse. Quindi è chiaro che nel futuro, dobbiamo pensare di introdurre una moneta nazionale non a debito e parallela. Anche nella misura del 3% del PIL essa può servire a rilanciare l’economia mantenendo l’Euro.

A.D: Quale potrebbe essere quindi l’alternativa, una nuova moneta o ridiscutere l’Euro?

A.G: La proposta di una moneta alternativa è una proposta politica degna di rispetto, però non è quella che suggerisco io. Personalmente propongo una cosa più soft, mantenere l’Euro come unità di misura e al limite come mezzo di scambio, pur con i suoi difetti e introdurre una moneta parallela, nazionale, sovrana e non a debito, che ci consenta di compensare le differenze che ci sono dentro ogni paese e convergere verso quella parità tra i vari paesi membri. Parità che dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica economica europea.

A.D: Guardando invece all’Eurasia, Russia e Cina sono un’opportunità economica per l’Italia?

A.G: Sono opportunità, ma anche necessità. Non si può oggi pensare alla politica economica, allo sviluppo, alla cultura, all’arte, all’economia, senza fare riferimento a queste grandi realtà. Noi con loro dobbiamo dialogare, riprendere il dialogo dove interrotto, non possiamo essere unicamente rivolti a Occidente e a Nord. Dobbiamo rivolgerci a Oriente e a Sud. Questa è la posizione dell’Italia, che, nel Mediterraneo, ad Est guarda ai Balcani e al mondo ortodosso e, più lontano, al Vicino Oriente e alla Cina.

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