25 aprile: Festa della Liberazione

25 aprile: Festa della Liberazione

K metro 0 – Lo scorso anno nella ricorrenza della festa della Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo, il presiedente Mattarella volle significativamente ricordare l’inscindibile legame esistente tra la Resistenza, il nuovo carattere dell’Italia democratica e l’ordinamento repubblicano, al cui fine si erano levate le “coscienze limpide” del Paese, di ogni ceto ed appartenenza, unite per l’affermazione

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K metro 0 – Lo scorso anno nella ricorrenza della festa della Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo, il presiedente Mattarella volle significativamente ricordare l’inscindibile legame esistente tra la Resistenza, il nuovo carattere dell’Italia democratica e l’ordinamento repubblicano, al cui fine si erano levate le “coscienze limpide” del Paese, di ogni ceto ed appartenenza, unite per l’affermazione di una condizione di cittadinanza come forma di integrazione civica e democratica, nel passaggio dalla condizione di  “sudditi” a quella di “cittadini”.

Da quella temperie morale, si sarebbe giunti alla Costituzione, con i suoi valori personalistici e solidaristici, nell’ambito di un diffuso desiderio di pace e di libertà, che portava all’anelito di una nuova Italia la quale, lasciando alle spalle le atrocità vissute, guardava ad un futuro ricco di speranza e di progresso. Nella nuova ricorrenza del 25 aprile, ci sia consentito attualizzare la consapevolezza che il bene prezioso della Libertà ricevuto in eredità dai Martiri che per essa si batterono, va alimentata e rinnovata perennemente presso le giovani generazioni, e non solo.

Libertà dal bisogno, da ogni forma di corruzione, da una visione mercantilistica che tutto riduce ad algidi parametri economici, disancorati dalla morale; libertà dall’egoismo refrattario al soccorso di coloro che non hanno più lacrime per piangere.

Libertà di recuperare il senso autentico della politica, come servizio da rendersi alla polis, cioè alla collettività e non come fonte di autopromozione personale: questo è il senso più profondo del 25 aprile, come perenne tensione morale e civile, in un processo di crescita che si è avviato nel momento fondante dell’Italia libera e democratica; ma che in atto appare regressivo in un’inquietante divaricazione tra Paese legale e Paese reale, tra elettori ed eletti.

Libertà di continuare ad appartenere ad un’Europa, che non è certo quella dei mercati, bensì dei valori evocati nel mezzo del secondo conflitto mondiale da Benedetto Croce, il quale auspicò come fattore di equilibrio internazionale per garantire stabilmente la pace fra le Nazioni, la costituzione dell’Europa, da realizzarsi con abundantiacordis. Ciò significava uscire dagli egoismi e dall’indifferenza all’altrui povertà: «La moralità –spiegava il filosofo -si attua solo con gli uomini tutti, combattendo o collaborando con essi per la comune umanità. E solo per questa via della ognora crescente civiltà, la pace si manterrà a lungo e sempre si ristabilirà più profonda e forte».

La Liberazione, pertanto, non deve ridursi ad una sterile esornazione priva di concretezza nel vissuto quotidiano, bensì ci impone di aprire la mente ed il cuore alle vicissitudini di coloro che sbarcano disperati sulle nostre coste, consapevoli che il valore della solidarietà è richiamato anche nella Costituzione dell’Unione Europea coerentemente con i suoi principi ispiratori, onde l’Unione medesima è definita «spazio privilegiato della speranza umana».

Liberazione –last butnotleast- dalla paura della diversità religiosa, la quale diversità lungi dal costituire un elemento divisivo, può costituire un mutuo arricchimento nel confronto interculturale, vieppiù significativo in un Paese come l’Italia, che da secoli è ovunque riconosciuto quale “culla della civiltà”, intendendosi tale termine senza caratteri di esclusività, bensì di accoglienza di nuovi apporti, come quelli che vennero significativamente mutuati nel periodo medioevale dal mondo arabo.

La solennità civile che gli italiani di ogni appartenenza si sono trovati a celebrare, non si risolve allora nello struggente ricordo del periodo aureo delle ritrovate libertà, bensì, in un nuovo e galvanizzante impegno ad allargare le basi della democrazia, di cui sono partecipi attivi cittadini di più recente acquisizione. Essi sono consapevoli di un libero atto di amore, hanno scelto l’Italia – con le sue leggi- come nuova Patria, non così rinnegando quella pregressa, ma proiettandosi in una nuova dimensione cosmopolitica, nella quale ci si ritrova affratellati nell’appartenenza a quella grande e meravigliosa famiglia che è il genere umano.

di Nizar Ramadan

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